domenica, Ottobre 24, 2021
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What If…?: la Marvel nel segno di Isaac Asimov

La nuova serie Marvel What If...?, disponibile su Disney+, ci offre un assaggio di quello che potremmo vedere in futuro, sul grande schermo, in merito al MCU.

Non possiamo evitare, in concomitanza con l’uscita su Apple TV+ della serie Fondazione, di sottolineare quanto – oggi come ieri – la letteratura fantascientifica di Isaac Asimov funga da ispirazione per film e serie tv. Una constatazione confermata anche dalla nuova serie animata Marvel What If…?, disponibile nella sua interezza su Disney+. E se…, infatti, è il titolo di un celebre racconto dello scrittore sovietico che ormai diversi anni fa ispirò un ciclo di fumetti che ha avuto un notevole successo tra gli appassionati, e che oggi è stato adattato per il piccolo schermo da A.C. Bradley.

Un progetto ambizioso, quello della serie Marvel, che se da una parte tende a ramificare il franchising in un’epoca in cui si è persa ogni certezza – a seguito della conclusione della Fase 3 con Avengers: Endgame e del naturale tentativo di non disperdere il potere di engagement che il Marvel Cinematic Universe ha coltivato nel corso di 15 anni -, dall’altra sembra preparare il terreno – quantomeno concettualmente – a quello che dovrebbe venire dopo. In una parola: il famigerato Multiverso. Annunciato goliardicamente in Spider-Man: Far From Home, e poi affrontato direttamente con la recente serie Loki, il Multiverso è stato il “Nexus” (tanto per rimanere in tema) prescelto da Marvel e Disney per alimentare le future produzioni; chissà, forse persino determinando scelte narrative estreme.

Dopo tutto, un assaggio delle infinite possibilità che l’escamotage narrativo può garantire ce lo ha offerto proprio la serie What If…?, accompagnando lo spettatore – grazie a un Virgilio d’eccezione, il misterioso “Osservatore” (ne parleremo meglio a tempo debito) – in un caleidoscopio di situazioni ai confini della realtà (quella del MCU, ovvio). Così, ci viene mostrato un universo dove Steve Rodgers non è mai diventato Captain America, un altro dove un’epidemia zombi mette KO persino i portentosi Avengers, e scopriamo persino che – sempre in una realtà alternativa – T’Challa anziché diventare Black Panther ha vestito i panni di Star Lord. E queste sono solo alcune delle fantasticherie in cui lo spettatore si imbatte lungo il corso delle nove puntate che contraddistinguono la prima stagione.

La domanda a questo punto sorge spontanea: What If…? è un divertissement fine a sé stesso, oppure contiene una serie di indizi per aiutarci a prendere coscienza di quanto effettivamente vedremo nei prossimi film e nelle prossime serie targate Marvel? Una domanda a cui è difficile dare una risposta e che la stessa serie d’animazione sembra volutamente alimentare, alternando puntate più convenzionali (ed auto-conclusive) ad altre che invece sembrerebbero presagire a possibili sviluppi futuri. Veramente il Multiverso deflagrerà anche al cinema – come suggerito, dopo tutto, anche dal trailer di Spider-Man: No Way Home -, oppure dovremmo accontentarci di una sua manifestazione esclusivamente nelle opere seriali? E ancora (e questa forse è la questione più spinosa), serialità “televisiva” e cinematografica si condizioneranno davvero a vicenda, intersecandosi, oppure viaggeranno parallele?

Quesiti che la serie What If…? come intuito non scioglie, e forse anche per questo genera nello spettatore un fascino particolare. Lo dicevamo prima: non tutte le puntate sono allo stesso livello; eppure, è difficile trovarne una che – a suo modo – non funzioni. Alternando come di consueto elementi ironici e drammatici, la “creatura” di Bradley appare, da una parte, come una scheggia aliena all’interno del MCU (come già Loki, dopo tutto), dall’altra profondamente radicata in un progetto che – per forza di cose – dalla sconfitta di Thanos e dalla morte di Tony “Iron Man” Stark non poteva più essere lo stessa; anche per ovvie ragioni di sopravvivenza.

Attenzione, da qui in avanti seguono SPOILER!

L’Osservatore ci guarda

Come già anticipato, What If…? è una serie caratterizzata da un narratore/accompagnatore d’eccezione. Una figura misteriosa, che acquisisce sempre più corporeità durante il corso del racconto: indistinta silhouette fino – più o meno – a metà stagione, “The Watcher”, come si fa chiamare nella versione originale, vede tutto ma, per evitare di sconvolgere i molteplici universi su cui veglia, non può intervenire per nessun motivo al mondo (un patto che però sarà costretto a un certo punto a rompere per evitare il peggio). Ebbene, chi è questa guida che – addirittura fin dalla sigla – sembra prendere per mano lo spettatore per accompagnarlo in altri mondi, in altri tempi, al cospetto di personaggi tanto familiari quanto lontani anni luce da quelli che siamo sempre stati soliti vedere in film e serie?

Nella serie su Disney+ la sua identità rimane un mistero fino alla fine. Una scelta drastica che differenzia il personaggio dal “gemello” protagonista invece dei fumetti. Che ci crediate o meno, benché riesumato per il ciclo dedicato al Multiverso, l’Osservatore fece la sua prima apparizione nei fumetti Marvel nel lontano 1966, negli albi dei Fantastici Quattro. A crearlo, manco a dirlo, furono Stan Lee e Jack Kirby, che gli diedero anche un nome – Uatu – e una storia. Tutti elementi che nella serie vengono a mancare per lasciare il posto a una figura enigmatica che ci induce a riflettere sulla domanda: se gli eroi con cui abbiamo condiviso tredici anni di disavventure cinematografiche ci apparissero diversi, quale sarebbe la nostra reazione?

In What If…? troviamo almeno due tipologie di storie: quelle dove troviamo eroi nuovi, speculari rispetto a quelli conosciuti; altre in cui il normale flusso degli eventi è alterato da un accadimento esterno capace di alterare il normale flusso della storia. Nel primo caso i personaggi di cui abbiamo apprezzato per anni pregi e difetti ci vengono mostrati sotto un’altra luce o addirittura un’altra identità (abbiamo già accennato a T’Challa/Star Lord); nell’altro, invece, gli Avengers vengono minacciati da drammatici episodi (persino un’epidemia zombie!).

Nuovi (alternativi) eroi

C’è un primo aspetto che balza all’occhio fin dal primo episodio: What If…? si prefigge l’obiettivo di creare una nuova mitologia rispetto a quella canonica del MCU. E se… il Capitano Carter fosse stata il primo vendicatore? rappresenta una dichiarazione d’intenti. Per anni abbiamo fatto il tifo per Steve Rodgers/Captain America, il super uomo creato per sconfiggere l’Hydra. Ma se casualmente Steve non fosse riuscito a farsi iniettare il portentoso siero capace di tramutarlo da un signor nessuno a un supereroe, chi avrebbe mai potuto prendere il suo posto?

Sappiamo che, nell’Universo 616 (come definito nei fumetti), a prendere il posto di Steve sarà Falcon, come ci ha mostrato nei mesi scorsi il finale della serie The Falcon and the Winter Soldier. Mentre, nel primo episodio di What If…? il suo posto viene idealmente preso da un’affascinante fanciulla: Peggy Carter. Versione femminile del Cap originale – con qualche vago richiamo alla figura di Wonder Woman -, il Capitano Carter di fatto prende – in una realtà alternativa – il posto che avrebbe dovuto essere di Steve, il quale si accontenterà di essere il “guidatore” di un Hydra Stomper! Divenendo una sottospecie di Iron Man ante litteram.

Sliding Doors, direbbe qualcuno. Le stesse che si palesano di fronte al giovane T’Challa, erede al trono di Wakanda destinato ad ereditare dal padre la maschera di Black Panther, e invece rapito per errore al posto di Peter Quill nel secondo episodio della serie: E se… T’Challa fosse diventato Star Lord? Una storia a lieto fine, dove il giovane eroe (doppiato da Chadwick Boseman, alla sua ultima, commovente, interpretazione), alla fine dopo mille peripezie nello spazio si ricongiunge con la famiglia.

Un destino curioso quello di T’Challa, così come quello che contraddistingue la figura del suo acerrimo nemico Killmonger. Ricordate lo scontro senza esclusione di colpi in Black Panther e i tentativi (per fortuna falliti) di Killmonger di salire al trono di Wakanda? Be’, in un altro universo le cose sono andate un po’ diversamente, come ci racconta l’episodio E se… Killmonger avesse ucciso Tony Stark?, e il comportamento dell’antagonista di T’Challa ha avuto un’influenza notevole anche su altri Avengers, a cominciare da Tony Stark. Tutti noi rammentiamo il momento esatto in cui Tony nel primo Iron Man è costretto a cambiare vita: l’attacco a un convoglio militare nel deserto, un missile delle Stark Industries che piomba proprio vicino al nostro futuro eroe, un’esplosione e lì, nel frastuono assordante di decibel e detriti, nasce (anche se ancora Tony non lo sa) il leader dei Vendicatori.

Ma se tutto questo non fosse mai successo; se poco prima dello scoppio della granata, un misterioso figuro – dalle sembianze di un eroe (ma non fatevi ingannare, è tutto il contrario) – si fosse presentato davanti a Tony salvandolo: ebbene che cosa sarebbe accaduto ad Iron Man? Semplicemente, non sarebbe mai esistito. È quanto fa proprio Killmonger, divenendo il protetto di Tony (con buona pace di Peter Parker), riuscendo ad avere la meglio su T’Challa/Black Panther, ed arrivando persino ad uccidere il proprio Mentore!

Che razza di eroi, direte voi. Già… e non avete ancora visto Thor. Se averlo visto imbolsito (eufemismo) in Avengers: Endgame ci aveva suscitato un certo effetto, vederlo adesso ritratto come un figlio unico viziato e tendente alla stupidità è quasi scioccante. Eppure è quanto avviene in E se… Thor fosse stato figlio unico?, dove il dio del tuono più che preoccuparsi di salvare la galassia dal cattivo di turno, sembra maggiormente interessato ad organizzare feste in giro per l’universo (e non può mancare ovviamente Las Vegas). Tutto “merito” di Odino, che anziché adottare Loki, sceglie di riconsegnarlo al suo popolo.

Un episodio divertente ma, in generale, non memorabile quello dedicato alla versione alternativa – e più goliardica – del figlio di Odino, ma che ha il pregio di introdurre un elemento importante che fino a quel momento non era stato mai evidenziato dalla serie: la connessione tra le varie storie, il filo conduttore capace di indirizzare la narrazione verso i due episodi finali (un vero e proprio dittico), che trasformano What If…? in una serie più complessa rispetto alle apparenze, dove gli episodi, all’apparenza auto-conclusivi, in realtà compongono un puzzle non decifrabile nell’immediato, ma che acquista forma con il passare degli episodi. Ma di questo avremo modo di parlare a tempo debito.

Da eroe a villain, il passo è breve

Eppure c’è anche chi, tra i nostri supereroi prediletti, veste i panni del cattivo in What If…? E se… Doctor Strange avesse perso il cuore anziché le mani è forse l’episodio più bello di tutta la serie Marvel e lo stregone futuro protagonista di Doctor Strange in The Multiverse Of Madness viene ritratto in modo anomalo rispetto all’originale. Chirurgo in carriera, nell’episodio che lo vede protagonista, Strange intraprende una relazione con Christine Palmer. Un brutale incidente mette fine all’idillio: lui sopravvive, lei muore. I sensi di colpa consumano il nostro eroe, il quale decide – una volta completato l’addestramento e divenuto stregone – di tentare l’impossibile: riportare in vita l’amata.

Un loop infinito di tentativi che si scontrano contro un’unica, drammatica, verità: qualunque cosa faccia Strange, Christine è destinata a morire. Il quarto episodio di What If…? è probabilmente quello più doloroso, più seducente, e persino più oscuro. Perché mette in evidenza il lato oscuro del personaggio, riconsegnandocelo in una chiave più ambigua e indecifrabile. I molteplici tentativi di Strange lo tramutano in qualcosa d’altro rispetto all’eroe coraggioso e senza macchie che conosciamo: una sottospecie di demone dai mille volti capace di divorare ogni “spirito multiversale” (creature potenti che celano in loro poteri inimmaginabili).

Ma la sete d’amore di Strange è destinata – come anticipavamo – a non trovare pace. E se… Doctor Strange avesse perso il cuore anziché le mani è un classico esempio d’amour fou, il racconto di un’ossessione di felicità capace di fagocitare colui che la desidera ardentemente e che è disposto a tutto pur di ottenerla. Ed è ciò che la nuova versione di Strange – a questo punto potremmo anche definire malvagia – fa, arrivando, tentativo dopo tentativo, a creare un’infinità di paradossi temporali capaci di squarciare lo spazio-tempo distruggendo tutto, cancellando l’universo senza naturalmente riuscire a riportare in vita l’amata Christine.

Vecchi eroi, nuove (strambe) avventure

Se spesso, in What If…?, sono i personaggi a mutare, talvolta è anche la realtà che li circonda ad essere modificata da accidentali accadimenti che frantumano ogni certezza. In E se… il mondo avesse perso i suoi eroi più potenti? troviamo Nick Fury alle prese con un fastidiosissimo problema. Per anni impegnato ad allestire una squadra di supereroi, il capo dello S.H.I.E.L.D. sembra doversi arrendere di fronte a un misterioso killer seriale che uccide tutti i nostri eroi prediletti. Veloce, silenzioso e apparentemente invisibile, chi mai potrebbe essere la mente criminale dietro a questi atroci delitti? Sembrerebbe un comportamento in linea con il dio dell’inganno Loki, e invece il colpevole è l’insospettabile Hank Pym (l’Ant Man originale), deciso a vendicarsi di Fury successivamente alla drammatica scomparsa della figlia Hope (protagonista di Ant Man and the Wasp), che in una realtà alternativa è divenuta un’agente dello S.H.I.E.L.D.

Ma Hank sembra non accontentarsi di creare problemi in un mondo (che si ritrova quasi senza eroi: rimangono solo i due Captain, America e Marvel), finendo per destabilizzarne anche un secondo (questa volta non volendo). Ma, partiamo dal principio. Ricordate in Avengers: Infinity War, quando, a seguito dell’attacco di Thanos alla nave asgardiana su cui viaggiano Thor, Loki e Hulk, Heimdall riusciva a “spedire” Bruce “Hulk” Banner sulla Terra per avvisare i suoi colleghi supereroi dell’imminente arrivo del malvagio Titano? Ebbene, che cosa succederebbe successo se, giunto sulla Terra, Bruce non avesse nessuno di loro, o meglio, si fosse imbattuto in un mondo afflitto da un’epidemia?

E se… zombie!? ci riconsegna l’immagine di un universo devastato dai non morti. Persino alcuni dei nostri amati eroi è stato contagiato: Captain America e Iron Man, ad esempio. Ma, come è stato possibile? Qual è stato il motivo scatenante di tale pandemia? Ed ecco che qui torna in auge il nostro caro Hank. Impegnato a recuperare l’amata Janet, dispersa nel regno quantico, l’uomo riesce effettivamente a trovarla, ma lei è profondamente… mutata. Colpita da una misteriosa malattia, Janet si è tramutata in uno zombie. Ma non è finita qui. Riesce infatti malauguratamente a trasportarsi fuori dal regno quantico, nella realtà, ed inizia a contagiare – persona dopo persona, eroe dopo eroe – tutta l’umanità.

Rimangono, certo, dei sopravvissuti: Spider-Man, Black Panther, Bucky, lo stesso Ant Man. Ma sopravvivere non sarà per nulla facile, specie se a mettere il bastone tra le ruote ai nostri eroi è persino Visione, il cui amore per Wanda lo porterà a compiere un gesto estremo nel tentativo di salvare la sua amata. Ma anche quando le cose sembrano volgere al meglio, una minaccia estrema minaccia nuovamente l’umanità (o quello che rimane di essa): un Thanos zombie con gemme dell’infinito al seguito. Peggio di così…

Il dittico finale nel segno di Ultron

Eppure, dice il saggio affezionato alla legge di Murphy: non c’è mai fine al peggio. E What If…? sembra prendere questa considerazione alla lettera. Fino ad ora abbiamo affrontato sei dei nove episodi che contraddistinguono la serie. Non abbiamo volutamente fatto riferimento agli ultimi due, accennando solo alla loro natura di dittico, per certi versi anticipato nel settimo episodio: E se… Thor fosse figlio unico? 

I due frammenti in questione, che insieme agli altri sette compone quel vetro rotto che è la serie di Bradley sono dedicati ad Ultron. Villain sfortunato, da un punto di vista cinematografico, protagonista forse di uno dei film meno riusciti del MCU, Avengers: Age of Ultron (che ha il merito però di introdurre i futuri protagonisti di WandaVision), Ultron fa la sua prima apparizione nella nuova serie animata Marvel in conclusione proprio dell’episodio incentrato su Thor. Un suo esercito, infatti, rompe l’idillio tra il dio del tuono e Jane Foster, sorprendendo persino l’Osservatore, anticipando quanto lo spettatore vedrà negli episodi precedenti.

E se… Ultron avesse vinto ed E se… l’Osservatore avesse infranto il proprio giuramento sono il climax della serie e certificano il fatto che le diverse linee narrative parallele in cui ci siamo imbattuti dalla prima alla settimana puntata sono destinate a convergere. Nell’ottavo episodio troviamo una Terra devastata che molto assomiglia a quella mostrata da James Cameron in Terminator, dove gli unici sopravvissuti sono gli Avengers Natasha Romanoff (su Disney+ è disponibile Black Widow) e Occhio di Falco (a novembre uscirà anche la serie a lui dedicata).

Il riferimento al film di Cameron non è naturalmente casuale, perché la desolazione che ci viene mostrata è stata determinata da Ultron e dai suoi cyborg. Sconfitto al cinema, Ultron in What If…? vince la battaglia contro i Vendicatori, riuscendo a trasmigrare all’interno del corpo di un Visione che, a questo punto, assume la connotazione di cattivo. Mosso dal desiderio di generare una pace mortifera, annientando ogni creatura dell’universo, Ultron non si limita a distruggere la Terra. imbattutosi in Thanos, sconfigge il Titano entrando in possesso di tutte le gemme dell’infinito e inizia un viaggio ai confini dell’universo conosciuto distruggendo ogni cosa si palesi sul proprio cammino.

Annientata ogni pianeta e ogni forma di vita, Ultron sembra condannato alla pensione forzata, se non che succede qualcosa di anomalo e inatteso. Durante il corso della serie ci era stato detto che l’Osservatore, la nostra guida, si trovava in una posizione privilegiata rispetto ai soggetti da lui osservati. Invisibile agli occhi dei più – anche se Strange a un certo punto lo nota e lo evoca -, in E se… Ultron avesse vinto improvvisamente la barriera invisibile che lo separa da tutto il resto sembra frangersi. Nella glaciale oscurità dello spazio, infatti, mentre è intento ad osservare e commentare la solitudine di Ultron, le parti si invertono.

Il villain percepisce una presenza. Si volta, guarda negli occhi l’Osservatore e pronuncia due semplici parole: «Ti vedo». È il punto di non ritorno. Minacciato da Ultron, l’Osservatore non può che prendere una decisione drastica: intervenire nel corso degli eventi per evitare di rimetterci la pelle e che il cattivo possa trovare la strada per acceder anche ad altri universi. Ma come fare? Ecco qui ritornano in auge i nuovi eroi (o la loro nuova versione) che abbiamo imparato a conoscere nelle puntate precedenti. Per fermare un super cattivo c’è bisogno di una super quadra di eroi “sacrificabili”.

E se… l’Osservatore avesse infranto il proprio giuramento racconta proprio questo. Dimenticatevi i canonici Avengers, al loro posto ecco comparire i nuovi vendicatori: Captain Carter, T’Challa/Star Lord, Killmonger, Vedova Nera, Thor (nella sua versione goliardica), Gamora (che in un universo alternativo ha ucciso Thanos e fatto squadra con Tony Stark) e la versione mefistofelica di Doctor Strange. Lo scontro, senza esclusione di colpi, vede i nostri sconfiggere Ultron (anche grazie al sorprendente aiuto dell’Hydra).

Una conclusione che però non è definitiva, ma che fa presagire a nuovi scenari futuri per What If…?. Infatti, l’ultimo episodio si conclude con una scena post credit in cui Captain Carter torna nel proprio universo con Natasha e le due si trovano al cospetto di un di un Hydra Stomper al cui interno c’è una figura umana… che sia Steve? To be continued…

E ora, che succederà?

Al di là del suo proseguo in una seconda stagione (che appare inevitabile), What If…? avrà in qualche modo un impatto anche sulla futura produzione Marvel? Una domanda a cui ora è impossibile rispondere, ma certamente pertinente. Alzi la mano chi, dopo aver visto l’episodio incentrato su Doctor Strange non ha pensato immediatamente alla figura dello Stregone descritta nel trailer di Spider-Man: No Way Home. Che sia davvero la sua versione malvagia quella che sembra voler aiutare Peter Parker nella riconquista dell’anonimato?

E che dire, invece, degli altri personaggi che abbiamo imparato a conoscere durante il corso delle nove puntate? Rimarranno relegate alla serie di riferimento, oppure saranno introdotte anche in altre opere seriali o cinematografiche? Una cosa è certa: bisogna fare i complimenti a Disney e Marvel per essere riusciti in un’impresa per nulla scontata, ovvero continuare a portare avanti una narrazione che dopo gli ultimi due Avengers sembrava destinata a rattrappirsi e che invece è stata rivitalizzata proprio dalle infinite possibilità che il Multiverso chiama in causa. E mentre al cinema continua ad essere in programmazione Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, e a breve uscirà l’atteso Eternals, che sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma, gli universi Marvel sembrano continuare ad espandersi ed intrecciarsi tra di loro. Insomma, il viaggio continua e l’entusiasmo degli spettatori appare per il momento immutato.

Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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