giovedì, Luglio 29, 2021
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Dieci, cento, mille Loki: pronti per il Multiverso?

Si è conclusa la prima stagione di Loki, la serie Disney+ con protagonista Tom Hiddleston che ha introdotto ufficialmente il Multiverso.

Prima ancora che il finale di stagione catalizzasse l’interesse di critica e spettatori, Loki, la terza serie appartenente al Marvel Cinematic Universe – disponibile nella sua interezza su Disney+ – aveva testimoniato un importante cambio di rotta rispetto alle opere seriali che l’avevano preceduta. Sia WandaVision che The Falcon and the Winter Soldier, infatti, fungevano da continuazione (quasi da anello di congiunzione) tra la fase 4 e la fase 5 del MCU, contribuendo all’estensione orizzontale della narrazione. Al contrario, Loki aveva evidenziato la volontà della Marvel di incamminarsi lungo una strada diversa, più affasciante e tortuosa, costantemente accarezzata ma mai davvero affrontata ufficialmente: il celeberrimo Multiverso.

Da questo punto di vista, la serie creata da Michael Waldron ha aperto uno squarcio verticale all’interno del MCU, scegliendo di alimentare l’universo di riferimento (o forse, arrivati a questo punto, sarebbe meglio dire i molteplici universi) prendendo le mosse però da un avvenimento passato. Caduto per mano di Thanos in Avengers: Endgame, nella serie Loki ritroviamo il dio dell’inganno nella New York devastata del 2012 (ricordate il primo The Avengers). Catturato dai prodi vendicatori, Loki (Tom Hiddleston) entra accidentalmente in possesso del Tesseract (contenente la gemma dello spazio), riuscendo a fuggire tra le pieghe dello spazio-tempo. Sarà la classica caduta dalla padella alla brace, che aprirà a Loki le porte verso altre dimensioni e nuove avventure.

Un passaggio necessario che lega indissolubilmente le serie fin dall’inizio alle prossime produzione cinematografiche Marvel: Spider-Man: No Way Home Doctor Strange in the Multiverse of Madness (quest’ultimo già anticipato da WandaVision). Ed è ancora una volta proprio questo sforzo di creare ponti tra i film/serie che compongono il MCU a rappresentare l’elemento più affascinante di un’operazione – stiamo parlando di Loki, ovviamente – ambivalente, all’interno della quale si intravede un potenziale enorme, disperso però talvolta in scelte di format (più che drammaturgiche) quantomeno discutibili. La sensazione è che il “fattore tempo” abbia inciso, e non poco, sulla produzione seriale targata Marvel, almeno in questa prima fase. La necessità di mettere in cantiere il più velocemente possibile nuovi contenuti, in modo tale da mantenere alto l’hype nei confronti del franchise, ha indotto probabilmente la Disney a bruciare le tappe.

Una sensazione che già si era percepita sul finale di WandaVision, serie a cui probabilmente avrebbe giovato una puntata in più (ammettiamolo, la conclusione è fin troppo sbrigativa), confermata una prima volta da The Falcon and the Winter Soldier (dopo le prime due puntate introspettive, la narrazione prende un’accelerata forse eccessiva, buttando nella mischia troppi personaggi), e che fa capolino anche durante la visione di Loki (non a caso, la Disney ha annunciato una seconda stagione). In particolare, l’ultima serie sembra mancare – a tratti – di respiro; come se le 6 puntante che la contraddistinguono non fossero necessarie per racchiudere la moltitudine di suggestioni da essa generate (senza contare la durata eccessiva di qualche episodio). Eppure, limiti a parte (ci sono e sono evidenti), la serie coinvolge e soprattutto contribuisce a nutrire un MCU che nei prossimi anni probabilmente ci apparirà molto diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino ad ora.

Attenzione, da qui in avanti seguono SPOILER!

A spasso nello spazio-tempo

Ripercorrendo a ritroso tutti i film del MCU, possiamo dire di aver visto (quasi) di tutto: viaggi intergalattici, invasioni aliene, dei mitologici che piombano nella realtà di tutti i giorni e tanto altro. Però, nessuno aveva fatto ancora menzionato il Multiverso. Sul fatto che il concetto fosse destinato a incrociare la strada del MCU non vi sono mai stati dubbi. Ma l’ufficialità dell’accadimento è stata comunicata solo attraverso l’annuncio del secondo capitolo dedicato al Doctor Strange. Fino a quel momento, a parte nei fumetti, il Multiverso era stato protagonista solo di un (bellissimo) film d’animazione dedicato a Spider-Man (prodotto però da Sony): Spider-Man: Un nuovo universo.

La notizia dell’entrata in scena di Kang nel prossimo Ant-Man and the Wasp: Quantumania non ha fatto altro che confermare il ruolo centrale che il Multiverso avrà nella quinta fase del MCU. Soprannominato “il conquistatore”, Kang è uno dei villain più iconici della Marvel, e il suo tratto distintivo è la capacità di viaggiare proprio nel tempo ed interferire con esso (torneremo a parlare di lui più avanti). Mai però ci saremmo aspettati che Loki avrebbe avuto un ruolo così decisivo per il nuovo corso del MCU. Arrestato nella prima puntata dai “tempoliziotti” della TVA (Time Variance Authority), organo di polizia creato dai misteriosi “Custodi del tempo”, il nostro scopre di essere una “variante”, ovvero un soggetto capace di viaggiare nel tempo modificandolo proprio a causa dei suoi continui spostamenti. Diverrà il braccio destro dell’agente Mobious B. Mobious (uno strepitoso Owen Wilson), e sarà incaricato di collaborare alla cattura di un’altra variante che – colpo di scena – altri non è che il Loki di un’altra dimensione.

Basterebbero le poche informazioni date allo spettatore nella prima puntata a generare una certa confusione. Ma, in verità, non sono nulla rispetto agli sconvolgimenti introdotti nelle successive puntate, che conducono al vero e proprio colpo di scena finale: uno scombussolamento dello spazio-tempo tale da rivoluzionare (potenzialmente almeno) tutto il MCU e portarci al cospetto di una compenetrazione tra realtà differenti che la Marvel oltretutto già sperimenterà nella prossima serie animata (ufficialmente non legata ai film live action) What if…? Di fatto, Loki ci offre un primo assaggio di quello che potrebbe essere e come anticipazione non è per niente male. Davvero siamo in procinto di fare i conti con altre versioni dei nostri supereroi preferiti? Ancora dobbiamo riprenderci dal passaggio di testimone tra Steve Rodgers e Falcon (senza dimenticare l’intramezzo John Walker), e pensare che saltino fuori – ad esempio – nuovi Thor sarebbe francamente insostenibile a livello emotivo. Eppure, se accadesse davvero?

Loki: uno, nessuno e centomila

Come già anticipato, a conclusione della prima puntata, Loki viene informato da Mobious che il TVA è alla ricerca di una variante impazzita che sta alternando lo spazio-tempo, uccidendo anche i “tempoliziotti” che le stanno dando la caccia. Il nemico, però, non è un nuovo villain (in quanti hanno pensato subito a Mephisto, complice anche il riferimento a “un diavolo” nei primi episodi?). No, il nemico contro cui Loki dovrà vedersela – collaborando con la TVA (di cui diviene una sorta di agente) – è molto più vicino a lui di quanto egli creda, anzi potremmo dire che è proprio lui, o meglio una sua versione alternativa.

L’introduzione della nuova versione di Loki avviene nel terzo episodio. Finalmente stanata dal protagonista, la variante impazzita altri non è che una versione femminile del nostro antieroe: Sylvie (Sophia Di Martino). Ma le sorprese non finiscono qui. Perché Sylvie non è certamente l’unico Loki alternativo in scena. Per vedere gli altri (o almeno una parte) bisogna però attendere la fine quarto episodio quando Loki, dopo aver scoperto, assieme a Sylvie, che i Custodi del Tempo altro non sono che androidi-burattini i cui fili sono sostenuti da altre (perfide) mani, viene spedito in una sorta di terra di nessuno che corrisponde alla fine dei tempi (e del tempo).

In questo luogo desolato, dove si aggira un nebuloso (nel vero senso della parola) guardiano di nome Alioth, Loki non è però solo. Appena giunto, infatti, si imbatte in quattro strani figuri che altri non sono se non sue versioni alternative: una di colore, una anziana, una molto giovane (che si può vantare, però, dell’omicidio di Thor) e una che ha addirittura le sembianze di un coccodrillo. Nel corso del quinto episodio, poi, il numero di Loki sale considerevolmente. Decine, forse centinaia di varianti del dio della menzogna entrano in scena, rivelando ciascuna una peculiarità. Ma il nostro rimane inevitabilmente unico e inimitabile, con quel suo affascinante cinismo. Eppure, dietro alla coltre di approfittatore seriale sembra smuoversi qualcosa. Il Loki che conoscevamo sembra iniziare a compiere un mutamento. Il personaggio si evolve, si addolcisce. Che sia per merito di Sylvie?

La potenza dell’amore

Nel pistolotto introduttivo che Loki si deve sorbire una volta catturato dal TVA, un simpatico cartoon racconta l’origine della “tempolizia” e descrive cosa accade quando si crea una variazione spazio-temporale, sottolineando che l’evento indesiderato atto a sconvolgere la linea temporale primigenia è denominato nexus. Ma, in soldoni, quali sono gli eventi che lo possono causare? Cataclismi, eventi estremi, ad esempio, ma forse persino sentimenti così totalizzanti e potenti da alterare lo spazio-tempo. È quanto suggerisce il quarto episodio della serie. Ma, facciamo un passo indietro. Nella terza puntata, Loki scopre l’identità della variante impazzita e la segue sul pianeta Lamentis, in procinto di essere distrutto da una pioggia di detriti.

Distrutto accidentalmente il dispositivo di teletrasporto capace di dirottarli in un altro mondo e in un altro tempo, Loki e Sylvie tentano di prendere l’unica astronave destinata ad abbandonare il pianeta, fallendo. Ormai impossibilitati a fuggire, i due assistono come spettatori alla distruzione del pianeta, salvo essere salvati dalla “tempolizia”. Prima del salvataggio, però, accade qualcosa. Loki e Sylvie (che, lo ricordiamo, sono, di fatto, la stessa persona) si sentono attratti l’uno dall’altra; in un cortocircuito un po’ morboso (ma certamente in linea con il narcisismo del personaggio), le due varianti poste l’una di fronte all’altra generano una forza capace di sconvolgere lo spazio-tempo.

Il legame tra i due diviene, a partire da quel momento, uno degli aspetti principali della narrazione. E contribuisce anche a donare al personaggio di Loki (il nostro, s’intende) una dimensione inaspettata. Fin dalla sua prima apparizione nel primo Thor, Loki si era dimostrato un freddo calcolatore incapace di avere a cuore persino i suoi genitori (che poi si scoprirà essere putativi e non biologici). Eppure, il personaggio protagonista di Loki sembra essere totalmente un’altra persona, o meglio progressivamente lo diventa. Dapprima carogna manipolatrice e truffaldina, si trasforma in un amante disposto a tutto pur di non abbandonare la sua amata (è quanto accade, ad esempio, nel finale di stagione, sul quale torneremo).

Una rivoluzione certamente importante per un personaggio che avevamo già imparato a conoscere redento al cinema, ma che ora ritroviamo in “televisione” maggiormente disposto ad avvicinarsi agli altri (non solo a Sylvie, ma anche all’amico Mobious). Una svolta decisamente inaspettata che apre anch’essa a scenari suggestivi nel prossimo futuro; perché se è vero che (ufficialmente) Loki non farà più parte del MCU cinematografico, il personaggio avrà comunque una nuova serie dedicata in streaming. Insomma, se tanto ci dà tanto, ne vedremo delle belle.

Colui che rimane

La quinta puntata di Loki rivela finalmente la presenza del burattinaio che regge i fili del tempo. Scoperto che i Custodi altro non erano che droidi e che, in verità, tutti i componenti del TVA sono varianti “addomesticate” (a loro insaputa), l’unico dubbio rimasto a personaggi e spettatore è il seguente: ma allora chi c’è dietro tutto questo? Dopo aver eluso Alioth grazie anche all’intervento di una sua variante, Classic Loki (Richard E. Grant), il nostro e Sylvie si trovano al cospetto di una tetra magione. Nell’ultimo episodio vi entrano e vi trovano “Colui che rimane”, un nome che non ha lasciato indifferenti i fan della Marvel, ma che nella serie appare molto diverso rispetto a quello presente nei fumetti.

Il personaggio in questione, infatti, fece la sua prima apparizione negli albi Marvel nel 1976, aiutando Thor a salvare il mondo da esseri intenti a cambiare il passato. In Loki, il personaggio viene reinterpretato, invece, come una variante nientepopodimeno di (rullo di tamburi) Kang il conquistatore! Una rivelazione a dire il vero già anticipata dalla presenza, nella serie, del personaggio di Ravonna Renslayer (Gugu Mbatha-Raw), che nei fumetti ha più di un legame con il villain. Del fatto, comunque, che Kang sia davvero Kang non vi sono dubbi fin dalla sua prima apparizione, all’interno di un ascensore, quando lo spettatore riconosce i lineamenti dell’attore Jonathan Majors, che sappiamo interpreterà il personaggio anche in Ant-Man and the Wasp: Quantumania. Ecco allora svelato l’arcano. Ma ora? Loki e Sylvie sono entrati nella magione convinti di dover combattere contro un tiranno temporale, ma si trovano invece al cospetto di un regnante che alla spada preferisce la lingua.

Kang racconta ai due il suo sforzo di mantenere univoca la linea del tempo; sostiene che non vi sia altra soluzione possibile per evitare il caos e il proliferare delle sue varianti (alcune delle quali, per sua stessa ammissione, malvagie e perciò pericolose). Propone ai suoi ospiti di governare il tempo al suo posto o, in alternativa, di ucciderlo ma ponendoli di fronte alle drammatiche conseguenze. Tolto di mezzo lui, il tempo si ramificherà in una miriade di Multiversi e sarebbe la fine di tutto. Ma, sta mentendo oppure no? Se Loki vacilla, Sylvie, che vuole vendicarsi di un’esistenza condizionata dalla TVA, è convita che Kang (attenzione, il nome non viene mai nominato!) li stia manipolando. Per la prima volta i due Loki sembrano essere in disaccordo. Ne nasce una discussione che ben presto deflagra in uno scontro all’arma bianca (condito da un po’ di magia).

La conclusione è prevedibile. Loki si dimostra più debole di Sylvie. Non vuole portare il combattimento oltre un certo limite e così facendo viene sconfitto dalla sua variante. Rispedito alla TVA, non può evitare che Sylvie compia la sua missione: uccidere colui che ha sempre ritenuto l’artefice delle sue disgrazie. Ma, come anticipato dallo stesso Kang, la sua morte non potrà che avere delle drammatiche conseguenze. Ad accorgersene molto presto è il nostro Loki. Catapultato negli uffici della TVA, il nostro cerca l’amico Mobious per farsi aiutare, ma quando lo trova Mobious non lo riconosce. È un segno: lo spazio-tempo ha già cominciato a cambiare. Loki è stato spedito in un’universo alternativo dove a capeggiare fuori dagli uffici della polizia temporale non sono più le tre stature dei Custodi, bensì quella di Kang, in un esplicito richiamo a Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner.

Per tutti i tempi, sempre

Lo dicevamo anche all’inizio di questo articolo, il pregio principale di Loki è quello che contraddistingue tutte le opere del MCU: la capacità di creare ponti e alimentare, di conseguenza, l’universo narrativo di riferimento. Da questo punto di vista, la nuova serie Marvel sembra destinata a sconvolgere letteralmente la narrazione “lineare” fin qui proposta dai film e dalle due serie prodotte, lasciandoci con una solo domanda in testa: e ora che succederà? Difficile prevederlo, anche perché da sempre i film MCU hanno giocato con le aspettative dello spettatore, depistandolo volutamente. Quel che è certo, è che Loki rappresenta una chiave di volta verso lo sviluppo della quinta fase, legandosi quantomeno a due film che usciranno prossimamente: i già citati Doctor Strange in the Multiverse of Madness e Ant-Man and the Wasp: Quantumania.

Di fatto, la serie dedicata al dio dell’inganno apre a scenari inaspettati che rilanciano un franchise che non era facile ricaricare dopo la sua “naturale” conclusione cinematografica. Da questo punto di vista chapeau alla Disney, che obiettivamente sta facendo di tutto per non far disaffezionare gli spettatori, sia lato serialità televisiva, sia lato cinema (è in questi giorni in sala l’atteso Black Widow), portando alle estreme conseguenze la scelta primigenia di Marvel di connettere ogni film con quello che sarebbe uscito dopo, complice anche la proliferazione dei personaggi. E, a questo punto, non ci rimane che attendere i prossimi sviluppi consci del fatto che dopo la visione di Loki sarà ormai impossibile tornare indietro. Il MCU sta cambiando, si sta evolvendo, si sta ramificando. Quello che ci aspetta da adesso in poi è un turbinoso viaggio tra le pieghe dello spazio-tempo. Siete pronti?

Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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