domenica, Ottobre 24, 2021
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Fondazione, recensione della serie tratta dai romanzi di Isaac Asimov

La recensione di Fondazione, serie tratta dal "Ciclo delle Fondazioni" di Isaac Asimov. Disponibile su Apple TV+ dal 24 settembre.

Il mondo produttivo, cinematografico e televisivo, è sempre più affamato di immaginari noti da fagocitare e sfruttare, sia provenienti dai fumetti (MCU e affini) che dal proprio passato (remake, reboot o sequel fuori tempo massimo). Meglio ancora se questi offrono la possibilità di lanciare un grosso franchise, con tutta una serie di seguiti e spin-off, tra cinema e tv, ambientati in quello stesso universo narrativo. Questa fame, di sicuro, non ha trascurato alcuni classici della letteratura fantastica e di fantascienza, con il ritorno di una nuova versione di Dune nelle sale e una serie basata sulla saga tolkeniana de Il signore degli anelli, in uscita l’anno prossimo.

Le opere di Isaac Asimov, uno dei più importanti e seminali autori di fantascienza, sembravano finora non avere destato grande interesse nei produttori (il film del 2004 Io, robot prendeva in prestito alcune delle sue idee sulla robotica, per poi inserirle in una storia originale), probabilmente per la complessità dei suoi lavori (Asimov è uno dei padri della cosiddetta “hard science fiction”, una fantascienza più pensata e volta all’accuratezza scientifica). Tendenza che sembrerebbe essere cambiata, vista l’uscita su Apple TV+ di Fondazione. I primi due episodi della serie, basata sui romanzi del “Ciclo delle Fondazioni”, saranno disponibili sulla piattaforma dal 24 settembre (i restanti otto usciranno a scadenza settimanale).

Un’operazione non facile quella di adattare un mondo plasmato in una corposa serie di sette libri; un corpus narrativo iniziato negli anni ’50, con la prima trilogia, e poi arricchito, tra gli anni ’80 e i primi ’90, con due sequel e due prequel. Un universo profondo e ricchissimo, in cui convivono altre due importanti saghe di racconti e romanzi, sempre scritti da Asimov, come il Ciclo dell’Impero e il Ciclo dei Robot. Un’impresa non da poco per i due showrunner Josh Friedman (la serie di Snowpiercer) e David S. Goyer; autore, quest’ultimo, che non partorisce qualcosa di valido sin dalla trilogia dedicata a Batman diretta da Christopher Nolan (Goyer ha contribuito alla scrittura dei tre film).

La premessa di Fondazione non si discosta molto dal primo romanzo del ’51: in un futuro remoto il prof. Hari Seldon (Jared Harris) ha ideato la psicostoria: un metodo che permette scientificamente, attraverso calcoli complessi, basati su dati relativi al passato e al presente, di prevedere con precisione l’evoluzione della società umana. Le sue profezie di sventura riguardanti il futuro dell’Impero Galattico non fanno piacere al reggente: bollato come fanatico sobillatore dall’imperatore Cleon (Lee Pace), lo scienziato verrà arrestato e processato insieme alla sua neo allieva Gaal Dornick (Lou Llobell).

Una premessa, come dicevamo, familiare per i lettori asimoviani, che prende presto alcune direzioni inedite. Oltre agli aggiornamenti dovuti alla sensibilità contemporanea (come una maggiore centralità data ai personaggi femminili, anche attraverso genderswap importanti), Friedman e Goyer prendono il materiale di partenza rivoluzionandolo, adattandolo agli stilemi di certa serialità moderna, senza però tradire le tematiche di base care al romanziere. Un’operazione che riesce nell’intento di trasmettere lo spirito di speranza nelle capacità umane dell’opera originale, senza rinunciare a quel pizzico di mistero (Lost) e di intrighi politici (Il Trono di Spade), tanto da intrigare e non annoiare il pubblico televisivo.

Fondazione ci trasporta in un mondo futuribile affascinante, popolato da pianeti molto differenti tra loro, sia per cultura che per paesaggi offerti (c’è di tutto: dalla megalopoli a livelli di Trantor, alle infinite distese d’acqua con villaggi palafitticoli di Synnax). Tutto questo grazie anche a valori produttivi quasi sempre all’altezza, che prestano il fianco solo in poche occasioni (alcune delle rare scene d’azione presenti negli ultimi episodi). Degne di nota anche le interpretazioni di Harris e Pace; il primo in un ruolo simile al determinato Valery Legasov di Chernobyl, l’altro intento ad approfondire l’austero e solenne Thranduil della trilogia de Lo Hobbit.

Fondazione si dimostra un buon compromesso tra la profondità della fantascienza di Asimov e la narrazione seriale odierna; la cosa probabilmente più vicina ad un “Trono di Spade” nello spazio attualmente disponibile. I puristi potrebbero storcere il naso per alcune spettacolarizzazioni di troppo, mentre gli altri non potranno che immergersi totalmente e godersi questa avventura piena di mistero, intrighi e nuovi mondi da scoprire.

Guarda il trailer ufficiale di Fondazione

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Fondazione è un compromesso riuscito tra la complessità dell'opera di Isaac Asimov e gli stilemi della serialità moderna. Un “Trono di Spade” nello spazio che riesce a trasportarci in mondi alieni affascinanti, grazie anche a ottimi valori produttivi. I puristi storceranno probabilmente il naso per alcune spettacolarizzazioni di troppo, ma gli altri non potranno che apprezzare una produzione di questo livello.
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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