venerdì, Settembre 17, 2021
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Dune, recensione del film di Denis Villeneuve

La recensione di Dune, il nuovo adattamento del romanzo di Frank Herbert ad opera di Denis Villeneuve. Dal 16 settembre al cinema.

Dune è il nuovo film di Denis Villeneuve presentato fuori concorso alla 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Adattamento dell’omonimo romanzo di Frank Herbert del 1965, l’ultima fatica del regista canadese si presenta al suo pubblico già forte di altrui fallimenti (il primo tentativo di trasposizione di David Lynch risale al lontano 1984) e di un apparato produttivo studiato ad arte per non dover fallire. Riuscendo complessivamente – va detto – a centrare lo scopo.

La storia è quella del duca Leto Atreides (Oscar Isaac), che insieme al proprio figlio Paul (Timothée Chalamet) e ai suoi più intimi e leali collaboratori accetta di partire alla volta del pianeta Arrakis per tentare di estrarre “la spezia”, una preziosissima sostanza dalle proprietà quasi taumaturgiche. Nonostante gli infausti presagi, gli enormi vermi sotterranei e i temibilissimi abitanti dei deserti, i Fremen, il giovane Paul decide di intraprendere una missione rischiosa ma epocale, senza farsi intimorire da quella che man mano assume i connotati di una sordida trappola interplanetaria.

Dune è sbarcato al Lido di Venezia circondato da un’attesa e da un’aura quasi messianiche. In tempi creativamente grami, dove le majors preferiscono l’“usato” (o sarebbe meglio dire il “girato”) sicuro dall’altrettanto sicuro riscontro al botteghino, puntare sul restauro di un universo cinematografico come quello di Dune è emblematico. Lo è ancor di più la scelta, ineccepibile, di uno dei maggiori estri visionari del panorama hollywoodiano. Dal punto di vista meramente teorico e tecnico, quindi, l’operazione parrebbe non contemplare il fallimento.

Reduce da Blade Runner 2049, Villeneuve calca ancor di più la mano e intontisce a colpi di CGI: al pubblico non è richiesto altro sforzo eccetto quello di lasciarsi trasportare nel turbine degli avvenimenti e delle esplosioni visive. Il dramma e il sentimento non latitano. Non mancano nemmeno le strizzate d’occhio al contemporaneo, alle questioni ambientalistiche, consumistiche e climatiche, spesso soggetti delle trattazioni villeneuviane (consigliamo il corto Next Floor del 2008, una vera perla nella filmografia del regista).

Ma ogni accenno sembra e rimane esattamente ciò che è, nella complessiva economia del film: a Villeneuve interessa altro, e potersi appoggiare su un soggetto che prende le mosse da un manicheismo nemmeno troppo dissimulato è un ottimo viatico per il trionfo della percezione sensoriale. Ecco allora il sovraccarico di immagini e suoni, così magniloquenti da far tremare (in senso letterale) i polsi. Ecco la scelta del cast, la cui formazione ha un sapore quasi epico: si spazia dalla patente di autorialità di Timothée Chalamet, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård e Javier Bardem alle tonalità pop e teen, declinate sia nell’immancabile versione muscolare del duo Dave Bautista-Jason Momoa, sia in quella femminil-fatale di Zendaya.

Contrariamente a ogni aspettativa, guerre e combattimenti hanno un peso narrativo tutto sommato ridotto, sebbene di indiscutibile effetto. E ciò che continua ad aumentare a ogni singola inquadratura è un perenne “stato di posticipazione”. Un po’ come se con questo Dune Villeneuve si fosse preoccupato di imbandire una tavola sontuosa e di servire solo gli antipasti. Il giudizio finale non può quindi che dipendere da questa peculiare tipologia di sospensione, necessaria soprattutto rispetto all’operazione commerciale imbastita.

Certo, il risultato di quest’opera rimane tecnicamente superbo e di spettacolare resa visiva sul grande schermo. Ma ciò non toglie che essa sia destinata ad acuire l’annosa contrapposizione tra gli amanti del genere (di questo genere), e coloro che a torto o a ragione amano definirsi difensori di un cinema più pacato, meno costruito e roboante. Forse né gli uni né gli altri, col Dune di Villeneuve, saranno disposti a rivedere le proprie posizioni. Di sicuro, l’aggiornamento della galassia fantascientifica creata da Herbert ha (ri)tirato in ballo l’apparente, eterno paradosso: quello del genere d’autore. Ai posteri l’ardua sentenza.

Guarda il trailer ufficiale di Dune

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Reduce da Blade Runner 2049, Villeneuve calca ancor di più la mano e intontisce a colpi di CGI: al pubblico non è richiesto altro sforzo eccetto quello di lasciarsi trasportare nel turbine degli avvenimenti e delle esplosioni visive.

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