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Come ti ammazzo il bodyguard 2, recensione del sequel con Ryan Reynolds

La recensione di Come ti ammazzo il bodyguard 2, recensione del sequel con Ryan Reynolds e Samuel L. Jackson. Dal 2 febbraio su Prime Video.

Come ti ammazzo il bodyguard 2 è il sequel dell’omonima commedia che aveva già visto protagonisti Ryan Reynolds (Free Guy, Red Notice) e Samuel L. Jackson (Pulp Fiction, Captain Marvel) nei panni di un’inedita coppia sul grande schermo. Insieme a loro, troviamo anche Morgan Freeman, Frank Grillo, Salma Hayek (vista di recente nel cinecomic Marvel Eternals) e Antonio Banderas, due attori feticcio del cinema di Robert Rodriguez (The Mandalorian) – già protagonisti di un cult come Desperado – pronti a ricongiungersi solo su Amazon Prime Video dal 2 febbraio.

Il film, diretto da Patrick Hughes, è ambientato tre anni dopo gli eventi visti nel capitolo precedente: la guardia del corpo tripla A Michael Bryce (Reynolds), dopo essere riuscito a riabilitare il suo nome tra gli agenti della security e dopo aver eliminato insieme al suo testimone – il sicario Darius Kincaid (Jackson) – il malvagio dittatore Dukhovich, si vede revocata la sua licenza da bodyguard: pronto a ripartire inaugurando una nuova fase della sua esistenza, viene però ingaggiato dalla moglie di Kincaid, Sonia (Hayek) per aiutarla a liberare suo marito, sventando nuove inquietanti minacce.

Come ti ammazzo il bodyguard era la classica commedia ironica, capace di rovesciare una serie di cliché e topoi di genere congeniali al cinema action (destrutturando le onnipresenti figure di assassini e bodyguard coinvolti di solito in intrighi politici), facendosi anche beffe di questi luoghi comuni con una gustosa forma di umorismo; purtroppo, però, questo sequel non riesce ad eguagliare l’originale, conformandosi al modello di una copia conforme scialba e gigiona, un prodotto destinato proprio allo streaming (di massa) più che alla sala. Ed ecco quindi che il film cerca di ricalcare percorsi e sentieri già battuti, inerpicandosi lungo l’aspro crinale del metacinema, dell’abbattimento coatto della quarta parete, del desiderio viscerale di inanellare una serie di gag una dietro l’altra, creando una scrittura discontinua e fragile quanto a tratti invisibile.

La drammaturgia sembra infatti al servizio dei protagonisti, dei loro intermezzi comici diluiti e stanchi che finiscono per somigliare a meri riempitivi, inficiando l’impatto qualitativo delle scene d’azione. Avere nel cast una serie di A-List Actors di qualità non è sempre una garanzia, soprattutto se vengono relegati agli “angoli del ring”, costretti a interpretare delle macchiette vuote, sagome di cartone di un teatro delle ombre pronto ad evocare intrighi internazionali, esplosioni, fughe rocambolesche e combattimenti corpo a corpo.

Ryan Reynolds continua a interpretare lo stesso personaggio di sempre, un’emanazione dei tanti Deadpool sboccati o dei Free Guy ingenui e dal cuore d’oro, mescolando azione e commedia; Samuel L. Jackson, da sempre una garanzia anche in contesti atipici e vicini alla serie B, si trasforma in un joker delle carte da poker, ridanciano sicario poco funzionale allo sviluppo della storia. Salma Hayek, anche lei una vera fuoriclasse, non diventa il motore immobile della finzione – come suggerisce il titolo originale, Hitman’s Wife’s Bodyguard – ma una figurina grottesca che ha più spazio rispetto al precedente capitolo, destinata però a non crescere mai e a giocare con cliché triti e anacronistici per i tempi moderni.

È solo nei risvolti più action che Come ti ammazzo il bodyguard 2 riesce a trovare una propria cifra stilistica divertente e capace di intrattenere lo spettattore, con evocative sequenze che ricordano il divertissement visivo ed estetico della saga di Kingsman diretta da Matthew Vaughn. Solo che, in questo sequel, manca quella capacità di scrittura solida a sostenere la macchina filmica: ed ecco quindi che il risultato finale è più autocompiaciuto che metacinematografico, vicino ad un target mainstream sancito da standard Marvel che è però ormai impossibile replicare all’infinito, come cloni di un mercato alla ricerca di una formula facile – e sicura – da applicare ad ogni produzione.

Come ti ammazzo il bodyguard 2 non riesce quindi a bissare la formula del primo capitolo, inserendosi pigramente nel solco di successi già tracciati da blockbuster più recenti, strizzando l’occhio ad un pubblico smaliziato che sembra ormai incapace di sospendere la propria incredulità, iniziato com’è ai trucchi nascosti (e svelati) dietro il grande gioco di prestigio del cinema.

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GIUDIZIO COMPLESSIVO

Come ti ammazzo il bodyguard 2 non riesce quindi a bissare la formula del primo capitolo, inserendosi pigramente nel solco di successi già tracciati da blockbuster più recenti, strizzando l'occhio ad un pubblico smaliziato che sembra ormai incapace di sospendere la propria incredulità, iniziato com'è ai trucchi nascosti (e svelati) dietro il grande gioco di prestigio del cinema. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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