Che i Marvel Studios abbiano rivoluzionato la narrazione al cinema e segnato gli ultimi dieci anni della cultura pop è un dato di fatto. Al di là dell’interesse e dell’apprezzamento che ogni singolo spettatore può nutrire o meno nei confronti dell’universo cinematografico messo in piedi da Kevin Feige e la sua squadra, è innegabile che il modo in cui lo studio è riuscito a tessere trame e a intrecciare personaggi abbia inevitabilmente segnato gli ultimi anni di storia del blockbuster, rendendo di fatto gli universi condivisi una possibilità reale, il cui valore ha avuto enormi ripercussioni sul linguaggio del cinema mainstream.
Dopo l’uscita di Avengers: Endgame e la conclusione della Saga dell’Infinito, i Marvel Studios si sono trovati a dover affrontare una nuova sfida, quella di ridefinire i contorni di un universo ormai consolidato e amatissimo, ampliando ulteriormente i propri orizzonti narrativi e dare il via ad una nuova era del MCU, fatta sì di nuove storie, ma anche di nuovi personaggi, lontani dall’iconografia dei più classici e idolatrati Iron Man e Captain America. Con tutti i rischi che una scelta del genere comporta, si potrebbe affermare che la Fase 4 rappresenta un sorta di anello di congiunzione tra vecchio e nuovo, tra passato e presente, ed è proprio lì, nel mezzo, che probabilmente si colloca Eternals, film di chiusura della 16esima Festa del Cinema di Roma (nelle sale italiane dal 3 novembre), pronto a ribaltare le sorti di un franchise cinematografico che, d’ora in avanti, non sarà più quello che avevamo imparato a conoscere negli ultimi dieci anni.
A Chloé Zhao, Premio Oscar per Nomadland, è stato affidato l’arduo compito di cimentarsi con un progetto estremamente ambizioso sotto molti punti di vista: in primo luogo, si tratta a tutti gli effetti del primo grande blockbuster affidato alla regista cinese (naturalizzata statunitense), che fino ad oggi aveva operato esclusivamente all’interno del circuito indipendente; in secondo luogo, stiamo parlando del primo grande ensemble dei Marvel Studios focalizzato su un gruppo di supereroi assolutamente sconosciuto al pubblico generalista. È la prima volta, quindi, che Feige & co. affidano uno dei loro progetti ad un nome così altisonante come quello di Zhao (che con i supereroi sembra davvero non avere nulla a che fare), ma anche la prima volta in cui lo studio decide di affidare un film corale ad un gruppo di misconosciuti. L’operazione può dirsi veramente riuscita? In parte sì, in parte no. E di seguito proviamo a spiegarvi perché.
La storia di Eternals copre un arco temporale lungo secoli, a partire dall’antica Babilonia per arrivare ai giorni nostri (dopo gli eventi narrati in Avengers: Endgame, più o meno in contemporanea a quelli di Spider-Man: Far From Home). Gli Eterni – ideati da Jack Kirby – sono un gruppo di esseri straordinariamente potenti, ramo dei Celestiali creati da un antico dio di nome Arishem. Il loro compito è quello di proteggere la Terra dai Devianti, avversari intenzionati a distruggere ogni forma di vita. Per oltre 7.000 anni, grazie alla loro forma umana, gli Eterni hanno convissuto con il resto del mondo, contribuendo allo sviluppo della razza umana. Tuttavia, quando un Deviante fa la sua comparsa a Londra, mostrando abilità mai possedute prima, l’amante dell’umanità Sersi, insieme all’eternamente giovane Sprite e all’onnipotente Ikaris, saranno costretti ad uscire dall’ombra e a riformare di nuovo il gruppo di eroi per combattere il nemico più antico dell’umanità e assecondare la volontà non solo di Arishem ma anche del loro leader, Ajak.
Ci sono tantissimi aspetti di Eternals che meritano un elogio sincero, a cominciare dall’attenzione che viene rivolta ai personaggi. Il compito forse più difficile di un’operazione come questa era proprio quello di riuscire a presentare un gruppo di eroi totalmente nuovo e, al tempo stesso, far sì che il pubblico riuscisse ad affezionarsi a loro in breve tempo. Da questo punto di vista, l’obiettivo può dirsi centrato appieno. La cosa che più colpisce di Eternals, infatti, è proprio l’incredibile capacità della sceneggiatura di riuscire a puntare un faro su ognuno di questi supereroi: nel film probabilmente ci sono personaggi che sono più centrali di altri, ma di certo non esistono personaggi meno funzionali di altri, di serie A e di serie B, per così dire. In questo senso, Eternals riesce a mettere questi supereroi sullo stesso piano, come forse non era mai accaduto prima all’interno di un film corale targato Marvel.

Si tratta di personaggi estremamente complessi, sorretti da performance incredibilmente degne di nota (su tutte quelle di Gemma Chan, Kumail Nanjiani, Brian Tyree Henry e Angelina Jolie) e che la sceneggiatura riesce a delineare con estrema attenzione e che si fanno portavoce di qualità e messaggi che in passato non erano mai stati al centro della scena, ampliando in maniera significativa lo spettro delle possibili rappresentazioni sul grande schermo, che di fatto possono essere infinite. Eternals rifiuta lo stereotipo, il canone, regalando un parterre di personaggi/eroi che sono a tutti gli effetti l’emblema della diversità e, soprattutto, della ricchezza e della bellezza che si cela in essa. Personaggi/eroi che rifiutano qualsiasi tipologia di incasellamento, e che, al di là della patina supereroistica, dei costumi sfavillanti, dei poteri incredibili, delle abilità uniche, covano una profonda umanità che vorrebbero custodire e proteggere a qualsiasi costo.
Un altro aspetto del film che merita sinceramente di essere celebrato è sicuramente la regia di Chloé Zhao, che si dimostra estremamente calibrata anche durante le sequenze più concitate, quelle degli scontri tra gli Eterni e i Devianti, coreografate nel dettaglio e capaci di restituire un profondo senso di nettezza e armonia. Dove però Zhao riversa tutto il suo sguardo più autoriale è sicuramente nella costruzione delle scene emotivamente più coinvolgenti, in cui è in grado di emergere una delicatezza e una raffinatezza che forse non abbiamo mai visto in un film di supereroi e che, di conseguenza, innalzano la componente drammatica dell’intera storia ad un livelli quasi eccelsi.
Tuttavia, se la sceneggiatura compie una sorta di piccolo “miracolo” in merito ai personaggi, alle loro caratterizzazioni e anche alle loro evoluzioni, lo stesso non si può dire, purtroppo, della struttura drammaturgica del film, ed è qui che si annida il più grande difetto di Eternals, che nel suo volere introdurre così tanti nuovi concetti e nuovi pattern narrativi, mette di fatto troppa carne al fuoco. Chi sperava che il film potesse rappresentare una sorta di “evoluzione” in termini di ossatura narrativa, resterà fortemente deluso: Eternals si affida ad una struttura che spesso appare ripetitiva, in cui ancora una volta la drammaticità delle circostanze e degli eventi viene spezzata dal tipico umorismo che caratterizza ormai il tono dell’interno progetto MCU (anche se in maniera forse non così eccessiva – e diciamocelo, fastidiosa! – come era avvenuto in passato).
Il risultato è un film estremamente denso di avvenimenti, situazioni, “nozioni” e – ovviamente – di personaggi, che avrebbe meritato una maggiore coesione interna, nonostante la grande avventura dal forte impianto mitologico e divino che Chloé Zhao è riuscita a mettere in piedi e che alla fine – nel bene e nel male – dimostra comunque di avere tutte le carte in regola per intrattenere. Tuttavia, quello che rimane allo spettatore alla fine della visione è la consapevolezza che anche la più grande voce fuori dal coro non può fare altro che “soccombere” ad uno schematismo che – giusto o sbagliato che sia – non sembra per nulla intenzionato a voler sovvertire le sue stesse regole.


