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The Mandalorian, recensione della serie tv live action di Star Wars

La recensione di The Mandalorian, la serie tv live action ambientata nell'universo di Star Wars. Dal 24 marzo disponibile su Disney +.

La forza continua la sua corsa, nonostante la saga di Star Wars si sia conclusa, almeno al cinema. E lo fa attraverso una serie tv che intelligentemente si discosta dalla narrazione “ufficiale” per percorrere altre strade e introdurre nuovi personaggi: The Mandalorian, creata da Jon Favreau (regista di Iron Man e de Il Re Leone), di cui abbiamo visto i primi due episodi in anteprima.

Disponibile dal 24 marzo su Disney +, la serie si preannuncia come una delle più interessanti produzioni esclusive che la major di Burbank ha ideato per la sua nuova piattaforma streaming. Realizzata sulle ali dell’entusiasmo per il revival dell’universo cinematografico creato da George Lucas alla fine degli anni ’70, The Mandalorian ha il pregio innanzitutto di presentarsi come un’opera autonoma rispetto a quelle che l’hanno preceduta, diversamente dagli spin-off Rogue One Solo.

La vicenda si svolge successivamente alla caduta dell’Impero (quindi, da un punto di vista cronologico, la serie si colloca dopo Il ritorno dello Jedi). Un misterioso bounty-killer (Pedro Pascal) riceve l’incarico da parte di un altrettanto misterioso figuro (interpretato dal grande regista tedesco Werner Herzog) di rintracciare un soggetto, da consegnare rigorosamente vivo. Per trovarlo il “mandolariano” si reca su un pianeta deserto, dove scopre che l’obiettivo della sua ricerca è un cucciolo alieno (appartenente alla stessa specie del maestro Jedi, Yoda), all’apparenza tenero ed innocuo ma, in realtà, dotato di un’enorme potere.

L’aspetto che immediatamente balza agli occhi, già dalla prima puntata, è che The Mandalorian recupera quel piacere dell’avventura che era uno dei tratti distintivi della prima trilogia di Lucas. La serie ideata da Favreau predilige infatti l’azione (nell’accezione più nobile del termine), scegliendo oltretutto un format agile contraddistinto da puntate della durata di 30 minuti (o poco più).

Le affinità con la prima di trilogia però non finiscono qui, come testimonia il debito della serie nei confronti del western (rintracciabile anche nei primi tre film scritti da Lucas). In The Mandalorian, infatti, si ritrovano tutti i cliché tipici del genere: dal protagonista, pistolero solitario e taciturno, all’ambientazione polverosa, tra paesaggi spaziali che somigliano un po’ alla Monument Valley tanto cara a John Ford e saloon non dissimili rispetto a quelli bazzicati dai personaggi interpretati da Clint Eastwood, Henry Fonda e John Wayne.

Dal western deriva anche quell’incedere epico che contraddistingue la narrazione, mentre la presenza costante di elementi ironici rientra pienamente nella tradizione di Star Wars. Rispetto a quest’ultimo aspetto però, se in precedenza all’interno della saga i cosiddetti “momenti di alleggerimento” erano (quasi) sempre appannaggio di determinati personaggi “di supporto” – si pensi, ad esempio, alle continue schermaglie tra i droidi C3PO e R2D2 -, nel caso della nuova serie questi sono riservati principalmente al protagonista: antieroe tutto d’un pezzo, cinico, spietato, talvolta pure disilluso (e chissà cos’altro si nasconde sotto quella scintillante armatura), ma spesso hitchcockianamente al cospetto di situazioni molto più grandi di lui, dalle quali viene sovente travolto, e da cui riesce a uscirne anche con un pizzico di fortuna… o magari con l’aiuto di qualcuno molto potente (sì, stiamo parlando di “Baby Yoda”, naturalmente).

Insomma, nel complesso The Mandalorian è una serie sorprendente e coinvolgente che suggerisce un allargamento dell’universo narrativo di partenza – nuovi personaggi, nuovi mondi, nuove creature mostruose e spaziali, ecc. -, proponendo allo spettatore di vivere una godibile avventura in quella “galassia lontana lontana” che continua a riservare piacevoli sorprese.

Guarda il trailer ufficiale di The Mandalorian

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Mandalorian è una serie sorprendente e coinvolgente che suggerisce un allargamento dell’universo narrativo di partenza – nuovi personaggi, nuovi mondi, nuove creature mostruose e spaziali, ecc. -, proponendo allo spettatore di vivere una godibile avventura in quella “galassia lontana lontana” che continua a riservare piacevoli sorprese.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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