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I peccatori, recensione del film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan

Quinta collaborazione tra il regista Ryan Coogler e Michael B. Jordan, I peccatori è al cinema dal 17 aprile distribuito da Warner Bros.

Dopo Creed, dopo Black Panther, dopo l’opera prima Prossima fermata Fruitvale Station, la coppia formata dal regista Ryan Coogler e dall’attore Michael B. Jordan torna sul grande schermo e si mette in gioco per la quinta volta, con nuove premesse e nuovi propositi, per un film che mescola elementi classici del gangster movie con l’horror e il soprannaturale.

I peccatori vede Jordan nel doppio ruolo dei gemelli Smoke e Stack, accompagnato dalla giovane ma già navigata Hailee Steinfeld (candidata all’Oscar nel 2010 per Il Grinta), da Jack O’Connell (Back to Black, Ferrari), Tenaj L. Jackson (Nessuno ti salverà), Delroy Lindo (The Harder They Fall), Li Jun Li (Babylon) e dall’esordiente Miles Caton, meglio noto per le sue doti da musicista.

Squadra che vince non si cambia

A partire dal 17 aprile, Warner Bros. presenta un produzione Proximity Media (fondata dallo stesso autore dell’opera) che ancora una volta vede lo zampino produttivo dei collaboratori di lunga data di Coogler, Sev Ohanian e Zinzi Coogler. Il regista, che ha curato anche la sceneggiatura, ha dimostrato di non poter fare a meno delle sue certezze e ha infatti confermato per I peccatori i membri del team che ha dato i natali a Black Panther, con Autumn David Arkapaw come direttore della fotografia, Hannah Beachler alla scenografia, Ruth R. Carter ai costumi, Michael P. Shawver al montaggio e il compositore premio Oscar Ludwig Göransson a dirigere la colonna sonora.

Il ritorno dei gemelli Smoke e Stack

Nella Mississippi degli anni ’30, i gemelli Smoke e Stack (Michael B. Jordan) rientrano nella loro città natale dopo aver vissuto e aver trovato fortuna a Chicago, da veterani della Prima Guerra Mondiale, tramite traffici e affari tutt’altro che leciti. Arrivati a Clarksdale dall’Illinois, con le tasche piene di soldi e il furgone carico di beni introvabili in quelle zone, i due fratelli seguono il buon proposito di dar vita ad un juke joint (tipico locale per comunità afroamericane nel periodo della segregazione), acquistando il terreno da un uomo bianco sospettato di aver fatto parte del Ku Klux Klan, a suo dire scioltosi e rimasto ormai solamente un ricordo.

Ad accompagnare i due gemelli c’è Sammie Moore (Miles Caton), il giovane cugino figlio di un pastore con l’ardente passione per la musica e un talento cristallino. Nonostante i rimproveri e gli avvertimenti del padre Jedidiah (Saul Williams), Sammie segue i cugini con ammirazione, vendendo in loro la possibilità di dar sfogo ai suoi piaceri ed entrando tramite loro in contatto con alcuni dei migliori musicisti blues in circolazione, come Delta Slim (Delroy Lindo) e la giovane e bellissima Pearline (Jayme Lawson).

Tutta le seconda parte del film si concentra sulla serata inaugurale del locale, la quale dopo un’inizio molto promettente si trasforma presto in una surreale e metaforica carneficina, avulsa dalla realtà, che pesca dalla tradizione cinematografica vampiresca e trasforma l’opera, ponendo le pratiche action da gangster movie all’interno di un contesto horror inaspettato.

La musica del diavolo

Continua a ballare con il diavolo… un giorno ti seguirà fino a casa“. Con questa frase Jedidiah ammonisce il figlio Sammie sperando di trattenerlo dal seguire le tortuose strade tracciate dai propri cugini e da quella musica a cui lui tanto ambisce e che il padre vede invece come peccatrice, portatrice di dolore, portatrice di sofferenza. La musica assume un ruolo centrale ne I peccatori, fondamentale e metaforico al pari della vampirica e cannibale natura di alcuni personaggi. La musica è ciò che anima la classicità di quest’opera e che tenta di stravolgerne i connotati, portando i suoni, le ritmiche e i colori di un genere musicale, il blues, che in quegli anni si è potuto dire salvifico per moltissimi degli afroamericani perseguitati, schiavizzati, violentati ed uccisi.

Miles Caton, da pochi anni presentatosi al mondo come cantante R&B dalle notevoli doti canore, si fa quindi portabandiera di questo movimento che vede nel film la partecipazione di alcuni volti illustri della musica nera contemporanea: da Raphael Saadie a Eric Gales e Christone Kingfish Ingram, da Lars Ulrich a Iarla Ó Lionáird e Rhiannon Giddens. La ciliegina sulla torta è il compositore Ludwig Göransson, vincitore dell’Oscar per la miglior colonna sonora sia con Oppenheimer, che con il già citato Black Panther.

I peccati de I Peccatori

Con I peccatori, Ryan Coogler sfida sé stesso, rischiando di peccare di tracotanza per un’azzardata – e in parte controproducente – ricerca dell’originalitá che poteva essere trattata in maniera differente. Il regista porta avanti quella sua poetica difensiva di tutta la comunitá afroamericana di cui egli stesso è parte ed ispirazione, ma lo fa creando uno stacco con il passato. Se prima, in particolare con Creed e Black Panther, l’autore aveva difeso i suoi principi andando “sul sicuro” e toccando generi piú affini alle tematiche affrontate, qui esagera nello spostare il focus su tonalitá – a tratti horror, a tratti grottesche – che non rendono sufficientemente giustizia ai propositi sociali del racconto.

Il male che viene narrato è tale da divenire surreale, ma bisogna chiedersi se questo giochi o meno a suo favore. Seppur l’intento metaforico dimostri una certa unicità della pellicola e seppur questa vanti una tecnica ai limiti della perfezione (garantita dalle eccelse maestranze che affiancano il regista), I peccatori è vittima di un’ambizione che, coniugando il grottesco con il sociale, involontariamente rende gli intenti iniziali mal supportati, in parte fini a sé stessi.

Guarda il trailer ufficiale de I peccatori

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Seppur l'intento metaforico dimostri una certa unicità e seppur questa vanti una tecnica ai limiti perfezione (garantita dalle eccelse maestranze che affiancano il regista Ryan Coogler), I peccatori è vittima di un'ambizione che coniugando il grottesco con il sociale, involontariamente rende gli intenti iniziali mal supportati, più fini a sé stessi.

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Seppur l'intento metaforico dimostri una certa unicità e seppur questa vanti una tecnica ai limiti perfezione (garantita dalle eccelse maestranze che affiancano il regista Ryan Coogler), I peccatori è vittima di un'ambizione che coniugando il grottesco con il sociale, involontariamente rende gli intenti iniziali mal supportati, più fini a sé stessi. I peccatori, recensione del film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan