Accanto a titoli quali Squid Game e Mercoledì, Stranger Things rappresenta sicuramente uno dei più grandi successi prodotti dalla piattaforma che più di tutte è sinonimo di streaming, ovvero Netflix. Un vero e proprio fenomeno pop, fra citazioni cinefile (i film di Steven Spielberg, horror come Nightmare – Dal profondo della notte) e nostalgia a profusione per gli anni ’80, che ha generato inevitabilmente tutta una serie di prodotti collaterali, come alcune storie a fumetti e addirittura una pièce teatrale (dopo aver calcato i palchi di Broadway e del West End, Stranger Things: The First Shadow approderà prossimamente anche sui nostri schermi).
Torna Stranger Things con uno spin-off animato
Dopo la fine della quinta e ultima stagione, conclusasi all’inizio di quest’anno, Netflix non poteva permettersi di abbandonare uno dei suoi franchise attualmente più popolari e amati. Come dice un famoso detto, “bisogna battere il ferro finché è caldo”. Esigenza che ha portato alla nascita di Stranger Things: Storie dal 1985, disponibile dal 23 aprile. Uno spin-off animato che arricchisce l’universo narrativo creato dai Fratelli Duffer mettendo in scena un’avventura inedita dei suoi giovani protagonisti. Produzione curata dallo showrunner Eric Robles, figura con una lunga esperienza nel campo dell’animazione (Fanboy & Chum Chum, Glitch Techs).
Stranger Things: Storie dal 1985 è essenzialmente un midquel ambientato fra la seconda e la terza stagione dello show. Una storia che ci riporta nella cittadina di Hawkins durante l’inverno del 1985, quando i nostri eroi pensavano di aver fermato definitivamente la minaccia del Mind Flayer e dei mostri del Sottosopra dopo la chiusura del portale sotto il laboratorio. Ma nuove strane creature, apparentemente di natura vegetale, iniziano a infestare i boschi circostanti. Questa volta i ragazzi potranno contare anche sull’aiuto dell’inventiva Nikki (doppiata in originale da Odessa A’zion, recentemente vista accanto a Timothée Chalamet in Marty Supreme), patita di punk rock appena trasferitasi in città.

Una serie non dissimile dalle primissime annate
Con una veste grafica tridimensionale ma dal piacevole stile pittorico, simile a quanto visto sia nella bellissima serie Arcane che nel lungometraggio Predator: Killer of Killers, Stranger Things: Storie dal 1985 racconta una vicenda non troppo diversa da quelle delle primissime annate del popolare show (alcuni momenti ricordano da vicino la seconda stagione, soprattutto quando vengono citati apertamente cult come Aliens – Scontro finale e Ghostbusters – Acchiappafantasmi).
In questo caso, ci si concentra quasi esclusivamente sui piccoli protagonisti del mondo di Stranger Things, relegando i personaggi più adulti al ruolo di comparse. Scelta che avvicina ulteriormente questo spin-off non solo ai toni di certi film Amblin (primo su tutti, I Goonies), tanto cari ai Duffer, ma anche alla parte ambientata nel passato del romanzo “It” di Stephen King, fra le principali ispirazioni dei due creatori. Per di più, come l’oscura presenza al centro dell’opera kinghiana per eccellenza, anche qui la fonte del male sembrerebbe annidarsi nelle fogne e avere una certa propensione per attirare e corrompere i bulletti locali.

Un “more of the same” poco ispirato
La natura animata di Stranger Things: Storie dal 1985 allarga i riferimenti dello show alla cultura pop degli anni ’80 anche ai cartoni dell’epoca. Il nome del big bad di turno, per esempio, in questo caso non è mutuato dal gioco di ruolo Dungeons & Dragons ma da She-Ra, la principessa del potere, a sua volta spin-off al femminile della più celebre serie d’animazione He-Man e i dominatori dell’universo. Inoltre, per indagare sui misteriosi avvenimenti della cittadina, il gruppetto di amici fonderà “Il club degli investigatori di Hawkins”, palese richiamo alla Mystery Inc. di Scooby-Doo.
Ma nonostante il potente fattore nostalgia di tutte queste citazioni, potenziato anche da una gustosa selezione musicale (si va dai The Cure ai Killing Joke, passando per il tormentone di Kim Wilde “Kids in America”), Stranger Things: Storie dal 1985 lascia con l’impressione generale di un more of the same poco ispirato. Uno spin-off superfluo, che non aggiunge alcunché di significativo alla mitologia dell’universo narrativo dell’opera originale. Forse sarebbe stata più interessante una serie antologica composta da episodi autoconclusivi, ognuno ambientato in momenti diversi della corposa cronologia dello show.


