domenica, Ottobre 24, 2021
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Squid Game, recensione delle serie fenomeno di Netflix

La recensione di Squid Game, la serie k-drama di successo, scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk. Disponibile su Netflix dal 17 settembre.

Si sta imponendo come uno dei prodotti più seguiti sulla piattaforma streaming di Netflix: Squid Game (Ojingeo Geim, letteralmente “Il gioco del calamaro”), serial sudcoreano composto per la sua prima stagione da un totale di 9 episodio, ha tenuto davanti allo schermo milioni di spettatori da tutto il mondo. Scritta e diretta da Hwang Dong-hyuk, Squid Game vede la sua prima mondiale il 17 settembre 2021 e fin da subito il suo linguaggio chiaro, nitido e diretto, da perfetto k-drama, riesce a far breccia su una numerosissima platea.

Squid Game parte da una domanda fondamentale: cosa sareste disposti a fare per uscire dalla vostra zona grigia di fallimenti e difficoltà economiche se la posta in gioco fossero 45,6 miliardi di Won (una cifra parecchio invidiabile se convertita in qualsiasi valuta)? Tentano di dare una risposta circa 456 persone, o meglio “giocatori” che per motivi diversi e strettamente legati a ogni tipo di difficoltà sociale, tentano di sopravvivere alla sfida dei giochi messa in atto da una strana e superpotente organizzazione di Vips. I giochi dei bambini si trasformano così in orrida carneficina e solo con una grande acutezza di spirito e una buonissima dose di fortuna si riuscirà ad arrivare alla fine della gara.

Squid Game riesce a travalicare ogni tipo di confine, grazie ad un linguaggio sicuro e molto “technicolor” con i suoi colori vividi e alla sua scrittura felice, ricca di colpi di scena. È chiaro quanto il tema della denuncia sia fondante per l’intera struttura della serie, in quanto ogni personaggio/giocatore è in grado di rappresentare un livello di ingiustizia sociale presente non solo nel paese d’origine dell’opera ma in qualsiasi contesto socio-politico.

Di fondamentale importanza per la riuscita di Squid Game, la scelta di seguire con una lente più approfondita le disavventure di Seong Gi-hun, interpretato da Lee Jung-jae, prototipo del padre divorziato, senza più un lavoro e dedito allo sperpero di denar,  seppur dotato di grande cuore e personalità.

Una serie di questo calibro riesce a coniugare al suo interno molti livelli: dal dramma, al thriller, a una dose giusta di splatter e riferimenti distopici, giocando sulla ormai inflazionata “banalità del male”, senza però cadere mai in cliché di sorta. Quello che più colpisce in Squid Game è la capacità di assorbire lo spettatore nel gioco stesso e nelle vicende personali dei protagonisti, utilizzando un linguaggio comune e riconosciuto, quello dei giochi d’infanzia, per l’appunto.

Proprio come il calamaro da cui prende il nome, Squid Game riesce ad acchiappare con i suoi numerosi tentacoli l’attenzione dello spettatore conducendolo fino alla fine in un complesso meccanismo di colpi di scena. Certo, non sarebbe un progetto ben articolato se non si fosse già all’opera per un seguito: incrociamo dita e tentacoli affinché ci possa essere.

Guarda il trailer ufficiale di Squid Game

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Quello che più colpisce in Squid Game è la capacità di assorbire lo spettatore nel gioco stesso e nelle vicende personali dei protagonisti, utilizzando un linguaggio comune e riconosciuto.
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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