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Rosa Elettrica, recensione della serie Sky Original con Maria Chiara Giannetta

Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli sono i protagonisti di Rosa Elettrica - In fuga con il nemico, nuova serie prodotta da Sky Studios e Cross Production. Dall'8 maggio su Sky e NOW.

Gomorra. Romanzo criminale. Gangs of Milano. Gomorra – Le origini. Quante volte ancora – e in quante salse diverse – Sky Studios vorrà raccontarci storie di mafia? Quante volte ancora vorrà esplorare la mente criminale, le ascese al potere, il declino della vecchia guardia in favore di quella nuova, i rapporti violenti tra padri e figli? Quante volte ancora vedremo cattivi che si redimono, o innocenti venire corrotti dalla brama di denaro? 

La risposta è chiara, e Rosa Elettrica – In fuga con il nemico è l’ennesima dimostrazione che non hanno intenzione di fermarsi qui. Il fatto che in questa nuova serie il punto di vista sia ribaltato, infatti, non basta a nascondere il filo che la lega al mondo della criminalità organizzata, seppur vista da un’angolazione inedita. Si tratta di pigrizia o di mancanza di altre idee forti? Può darsi. Ma finché in casa Sky continueranno a sfornare progetti solidi come questo, non ci si può lamentare più di tanto. 

Thriller poliziesco e road movie in una storia di mafia

Intendiamoci: Rosa Elettrica non prova nemmeno a raggiungere il livello di alcune delle migliori opere che la divisione italiana della compagnia televisiva britannica ha portato negli anni sui nostri piccoli schermi. Il picco è stato probabilmente già raggiunto da M – Il figlio del secolo, e forse solo una seconda stagione di quella serie potrebbe superarlo. Sempre che si faccia mai. Eppure, specialmente dopo il mezzo passo falso di Gomorra – Le origini, questi sei nuovi episodi che mescolano thriller poliziesco e road movie non sono affatto male. 

Rosa Valera (Maria Chiara Giannetta) ha 30 anni, un padre assente, pochi amici e un lavoro che assorbe gran parte della sua vita. È una promettente agente del programma protezione testimoni, ma le costanti ansie e paure di non essere all’altezza le impediscono di dimostrare le sue reali capacità. L’occasione per farlo arriva quando il vicequestore Antonella Reja (Elena Lietti) le affida la protezione di un giovane camorrista, Daniele Mastronero aka Cocìss (Francesco Di Napoli), diventato un pentito per sfuggire alle accuse di aver ucciso la figlia di un capo clan rivale. 

Fin da subito, tuttavia, qualcosa non quadra. Qualcuno, all’interno dello stesso dipartimento di polizia, potrebbe stare collaborando con le famiglie mafiose che vogliono Cocìss morto. O forse, queste sono solo paranoie di Rosa, che però sceglierà di fidarsi del proprio istinto e fuggirà insieme al ragazzo, cercando di sopravvivere e, al contempo, di trovare le prove per scagionare entrambi. 

Rosa Elettrica. Foto di Virginia Bettoja

Un dettaglio che non torna

Per una serie che, per la maggior parte del tempo, non brilla particolarmente di originalità ma dà comunque l’idea di essere pensata, ragionata e priva di troppe sbavature, c’è un dettaglio che in qualche modo stona, e riguarda proprio la protagonista. Ci viene detto spesso e volentieri che il lavoro in polizia l’ha cambiata, che prima era una ragazza diversa, che sapeva divertirsi ed essere spensierata. Si intuisce quindi che qualcosa deve averla trasformata interiormente. Un evento traumatico, magari, che l’ha resa anche il personaggio costantemente insicuro che vediamo nel pilot.  

E invece niente. C’è qualche flashback, che serve a spiegare le frequenti apparizioni della sua coscienza in forma fisica – quella di sé stessa bambina, interpretata da Margherita Pantaleo, brava -, ma niente che approfondisca le ragioni per cui è entrata in polizia, invece di continuare a sballarsi in discoteca. Certo, ci saranno sempre le – eventuali – future stagioni, ed è pur vero che a Rosa Elettrica l’introspezione psicologica interessa fino a un certo punto, ma resta comunque una lacuna inspiegabile e un’occasione mancata. Soprattutto perché Rosa, man mano che la serie prosegue, si rivela tutt’altro che un personaggio dalla scrittura debole. 

Giannetta e Di Napoli: il cuore della serie

Al di là di questa incongruenza psicologica, il regista Davide Marengo e la sceneggiatrice Giordana Mari capiscono subito il principale punto di forza della serie, ovvero il rapporto tra Rosa e Cocìss. Che sono un po’ il gatto e il topo, e un po’ – con le dovute differenze – Judy Hopps e Nick Wilde di Zootropolis, l’ingenua poliziotta in erba e il criminale navigato e impulsivo, con la tendenza a scatenare risse. Entrambi si influenzano a vicenda, imparano a conoscere l’uno il mondo dell’altra e viceversa. Chissà, magari si innamoreranno pure. 

Non sarebbe certo la prima volta che succede, dopotutto. È un tipo di dinamica che affascina sempre, e quella che si crea tra Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli funziona molto bene, anche perché è ricca di momenti goffi, buffi, divertenti, quasi alla buddy cop movie. Entrambi, in carriera, hanno già interpretato personaggi appartenenti alle forze dell’ordine e alla Camorra – lei in Don Matteo, lui ne La paranza dei bambini -, e si vede che si trovano a proprio agio. 

Giannetta, a prima vista, potrebbe apparire leggermente più impostata e rigida a livello recitativo, ma in realtà è un aspetto che si sposa bene con lo status mentale di Rosa. Di Napoli, d’altro canto, schiva abilmente lo stereotipo dando al suo Cocìss un carattere vulnerabile e sensibile, senza dimenticarsi del suo lato “mostruoso”. È davvero piacevole vederli insieme sullo schermo, e il fatto che ci restino per la quasi totalità degli episodi non può che far bene alla serie stessa. 

Rosa Elettrica. Foto di Virginia Bettoja

Un racconto solido, compatto e immediato

Anche l’approccio al genere non delude: come thriller poliziesco on-the-road dai tratti noir, Rosa Elettrica sa tenere alta l’attenzione, e non è una cosa scontata. È evidente, poi, come la struttura della stagione sia pensata per una visione settimanale. Per quanto una delle sue caratteristiche più evidenti sia proprio nell’essere una serie compatta, non sovrappopolata di personaggi e di storyline secondarie, e perciò particolarmente adatta a una distribuzione da binge watching. 

Qualche anno fa un racconto di questo tipo avrebbe ricevuto forse molto più tempo per respirare, e paradossalmente avrebbe rischiato di perdere quell’immediatezza che la rende un prodotto fruibile da chiunque. La sua fortuna è che ora anche in Italia la serialità “pop”, che non pretende l’autorialità dei capolavori ma non vuole abbassarsi nemmeno al terreno della soap opera scadente, si sta progressivamente semplificando, e la lunghezza delle stagioni – ormai ridotta a otto episodi massimo – ne è il sintomo più evidente. Per alcuni tipi di storie, la cosa può essere un male. Nel caso di Rosa Elettrica non lo è. Solo un piccolo appunto: il font del titolo. Qualcuno lo cambi, per favore. 

Guarda il trailer ufficiale di Rosa Elettrica

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Sky torna per l'ennesima volta nel mondo della criminalità organizzata, questa volta entrando nei territori del thriller poliziesco e del road movie. Rosa Elettrica è una serie solida, compatta, dalla fruizione immediata, che non brilla particolarmente nella scrittura ma coinvolge grazie all'ottima coppia Giannetta-Di Napoli.

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