“Don’t Cry for Me Argentina” cantava Madonna, all’apice del suo successo, nella celebre trasposizione cinematografica del musical Evita firmata da Alan Parker (le musiche erano di “sua maestà” Andrew Lloyd Webber). Un musical che si faceva anche grande affresco storico, portando in scena la storia romanzata della celebre first lady argentina, al fianco del marito Juan Domingo Perón a cavallo dei tumultuosi anni ’40 e ’50.
Il genere fatto di melodie accattivanti ed elaborate coreografie, colonna portante della produzione della Hollywood classica, non solo rappresenta una fantasmagorica evasione, ma può essere utilizzato anche per cogliere l’essenza di alcuni momenti drammatici della Storia (non a caso scritta con la “S” maiuscola). Operazione che tenta anche Il bacio della donna ragno, adattamento del musical di John Kander (Cabaret, Chicago), a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di Manuel Puig, già portato sullo schermo, in versione non musicale, negli anni ’80 (il film è valso a William Hurt sia l’Oscar che il premio per la miglior interpretazione maschile a Cannes).
Argentina, 1983
Disponibile nelle nostre sale a partire dal 18 giugno, la pellicola diretta da Bill Condon (Dreamgirls, La bella e la bestia) ci riporta in Argentina, ma questa volta nel 1983, sul finire della brutale dittatura militare (se volete conoscere l’epilogo di questa triste pagina di storia del paese sudamericano, recuperate il bellissimo Argentina, 1985). Il rivoluzionario marxista Valentín Arregui Paz (Diego Luna), leader dell’opposizione clandestina, è uno dei tanti prigionieri politici del regime.
La sua vita è destinata a cambiare con l’arrivo del suo nuovo compagno di cella, l’omosessuale Luis Molina (Tonatiuh), pronto ad allietare le sue nottate con il racconto del suo film hollywoodiano preferito: Il bacio della donna ragno, fittizio musical degli anni ’40 con protagonista la diva Ingrid Luna (Jennifer Lopez). Un racconto che si fa presto commento metatestuale della loro drammatica condizione.

La prodigiosa macchina d’evasione del cinema
Il bacio della donna ragno è uno di quei film che parlano del cinema come prodigiosa macchina d’evasione fantastica, ma anche come strumento di comprensione dell’altro. Valentin e Luis, rigido idealista uno e romantico sognatore l’altro, sono due persone agli antipodi che si avvicinano grazie al potere della narrazione. Il secondo dei due, addirittura, è folgorato sulla via di Damasco, visto che è stato mandato in cella con il rivoluzionario per spiarlo, in modo da carpire informazioni personali su cui fare leva durante i brutali interrogatori dei secondini (una trasformazione non tanto dissimile da quella de Il generale della Rovere interpretato da Vittorio De Sica).
La pellicola, naturalmente, è ricca di riferimenti cinefili, partendo dal cambio di fotografia e formato dell’immagine quando si passa alla dimensione del racconto, in modo da assomigliare al “glorioso technicolor” dei tempi che furono (anche se in realtà il pensiero va ai colori digitali, freddamente accesi e brillanti, di alcune produzioni televisive recenti). Luis, grande ammiratore delle classiche dive hollywoodiane, esempio di femminilità a cui aspira, espone nella cella foto di star come Rita Hayworth, citando con entusiasmo film come Il romanzo di Mildred con la grandissima Joan Crawford.
Un giochetto che però rimane fine a se stesso, visto che il racconto nel racconto non riesce mai ad arricchire dal punto di vista emotivo la drammatica vicenda. Inoltre, nonostante una Jennifer Lopez dal carisma strabordante, nessun numero musicale è davvero incisivo, apparendo una pallida copia del grande spettacolo messo in scena dai suoi film di riferimento. Questa versione musical de Il bacio della donna ragno risulta perlopiù dimenticabile, eccezion fatta per la magnetica performance della Lopez, vera Diva di tutta l’operazione.


