L’immaginazione contro gli schermi, il valore del gioco autentico, il rapporto tra tecnologia e relazioni umane. Sono questi i temi emersi durante la conferenza stampa di presentazione di Toy Story 5, il nuovo capitolo della celebre saga Disney e Pixar presentato al Cinema Adriano di Roma alla presenza del premio Oscar Pete Docter, direttore creativo dei Pixar Animation Studios e produttore esecutivo del film, della produttrice Lindsey Collins e delle voci italiane Katia Follesa, Federico Basso, Gianluca Gazzoli, Ilaria Stagni e Sal Da Vinci.
Una sfida contemporanea
A oltre trent’anni dal debutto del primo Toy Story (era il 1995), il nuovo film affronta una sfida contemporanea: quella tra la fantasia dei bambini e il crescente peso della tecnologia nella vita quotidiana. «In questo film volevamo mostrare quanto possa essere divertente e magica l’immaginazione, soprattutto come contrappunto alla tecnologia», ha spiegato Lindsey Collins.
Un tema che Pete Docter considera centrale non solo per il film, ma per la sua stessa esperienza personale: «Mi sono avvicinato a questo mestiere perché mi annoiavo. Durante i concerti di musica classica o in chiesa passavo il tempo a disegnare e a immaginare storie. L’immaginazione è il cuore di quello che facciamo e credo che resterà sempre importante finché esisteranno gli esseri umani».
Secondo Docter, il gioco e la capacità di annoiarsi sono elementi fondamentali per la crescita. «Prendersi del tempo lontano dagli schermi, essere creativi e immaginativi è qualcosa di veramente centrale in questo film», ha aggiunto.

Il tempo “rubato” dagli schermi
Uno dei passaggi più significativi del film vede Jessie accusare i giocattoli tecnologici di “rubare il tempo” ai bambini. Un tema che ha accesso il dibattito anche tra i doppiatori italiani. «Questo film chiama in causa tutti noi», ha osservato Gianluca Gazzoli (voce di Bullseye “Perfido”). «Genitori e adulti hanno oggi una maggiore consapevolezza dell’uso dei dispositivi digitali. Credo che questo nuovo capitolo farà riflettere molto, forse ancora più dei precedenti Toy Story».
Federico Basso (voce di Smarty Pants) ha invitato il pubblico a vedere il film in sala: «Venite a vederlo al cinema. Sarebbe paradossale guardarlo su uno di questi dispositivi, perché si creerebbe una sorta di corto circuito». Katia Follesa (voce di Lilypad) ha sottolineato che il messaggio del film, però, non è una condanna alla tecnologia: «Non va demonizzata. Bisogna trovare la giusta dimensione, il giusto compromesso, guidato anche dall’educazione dei genitori».
La difficoltà nel fare amicizia
Se nei precedenti capitoli i giocattoli erano preoccupati soprattutto della competizione tra loro o del rischio di essere dimenticati, in Toy Story 5 la posta in gioco cambia. «Probabilmente è il primo Toy Story in cui i giocattoli sono davvero preoccupati per il loro bambino», ha raccontato Collins. «Questo volta il centro della storia è Bonnie e la sua difficoltà nel trovare amicizie. È una situazione molto reale, sia per i genitori sia per i bambini». Un cambiamento che contribuisce a rendere il film più maturo e, per certi aspetti, più intenso rispetto ai capitoli precedenti.

Una saga che attraversa generazioni
Durante l’incontro con la stampa si è parlato anche della capacità di Toy Story di mettere in dialogo spettatori di età diverse. «Una delle cose che questa saga fa meglio è mostrare il passare del tempo», ha spiegato Lindsey Collins. «Quando ritroviamo i personaggi, li troviamo sempre nel presente, alle prese con le stesse questioni che affrontiamo noi».
Pete Docter ha ironizzato definendo i giocattoli dei “piccoli vampiri”: «Non invecchiano mai, mentre il tempo passa. È proprio questo che permette a generazioni diverse di riconoscersi nelle loro storie». Anche Ilaria Stagni (voce di Jessie) ha ricordato il legame personale con la saga: «Quando uscì il primo Toy Story ero incinta del mio primo figlio, mentre durante il terzo aspettavo il secondo. Anche queste sono generazioni che crescono insieme al film».
Cosa stiamo perdendo con la tecnologia?
Alla domanda su cosa si sia perso con l’avvento della tecnologia, le risposte delle voci italiane hanno restituito un quadro ricco di sfumature. «Forse un po’ di autenticità», ha risposto Katia Follesa. «La voglia di cercare, di scoprire e persino di fare fatica. Oggi spesso abbiamo le risposte ancora prima delle domande».
Per Federico Basso il rischio è quello di perdere il valore dell’incertezza: «Le nuove generazioni probabilmente non si perderanno mai per strada perché avranno sempre un navigatore in tasca. Fa riflettere… Internet resta una risorsa straordinaria, ma va usato con cautela». Gianluca Gazzoli ha invece posto l’accento sulla dimensione sociale del gioco: «Questo film racconta come i giocattoli aiutino i bambini a entrare in relazione con gli altri. Forse non era mai stato affrontato così chiaramente nei capitoli precedenti. Alcune cose restano insostituibili: stare insieme e giocare».
Ilaria Stagni ha richiamato l’attenzione sull’intelligenza artificiale e sulle sue implicazioni per il mondo artistico: «La tecnologia non si può fermare, dobbiamo imparare a conviverci mettendo dei paletti. Nel doppiaggio l’intelligenza artificiale rappresenta una sfida importante, ma l’emozione di una voce autentica non potrà mai essere sostituita». Un concetto condiviso anche da Sal Da Vinci (voce di Pizza cu ‘e llente), che ha ricordato il valore concreto e affettivo dei giocattoli tradizionali: «Forse abbiamo perso qualcosa nella condivisione, nel contatto, perfino nel profumo del giocattolo. Questo film ci invita a riflettere proprio su questo».

Pixar e l’intelligenza artificiale
Il tema dell’IA è emerso anche nel confronto con Pete Docter, chiamato a rispondere sul futuro dell’autorialità nell’animazione. «Viviamo in un periodo molto complesso e stiamo ancora cercando di capire come affrontare i cambiamenti, compresi quelli legati ai costi di produzione», ha dichiarato.
«L’intelligenza artificiale può essere una cosa positiva o negativa: tutto dipende dall’uso che se ne fa. Fin dal primo Toy Story abbiamo sempre considerato la tecnologia come uno strumento al servizio della visione dell’artista e della narrazione». Parole che sintetizzano bene lo spirito di Toy Story 5: accogliere il progresso senza rinunciare all’elemento umano che rende speciali le storie.
A trent’anni dall’esordio della saga, Woody, Buzz, Jessie e i loro amici continuano così a interrogarsi sulle paure, le speranze e le trasformazioni del presente. Questa volta, però, il nemico non è un altro giocattolo: è il rischio che la fantasia venga sostituita da uno schermo.
Toy Story 5 uscirà il 18 giugno nelle sale distribuito da The Walt Disney Company Italia.


