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Supergirl, recensione del film DCU con Milly Alcock

Il DCU di James Gunn torna al cinema con il suo secondo capitolo, Supergirl, con Milly Alcock e Jason Momoa. Dal 25 giugno in sala grazie a Warner Bros. Pictures Italia.

Di tutta la nuova trilogia di Star Wars, forse uno dei momenti più odiati è quello in cui, in Episodio VIII – Gli ultimi Jedi, la Principessa Leia, sul punto di congelare nello spazio profondo, viene salvata dalla Forza latente in lei. Qui è nato il meme di “Super Leia”, per via della somiglianza tra la posa di Carrie Fisher e quella tipica di Superman in volo. Ecco, verso l’inizio di Supergirl c’è una scena praticamente identica, solo che questa volta funziona molto meglio, e soprattutto scioglie ogni dubbio: il secondo capitolo del nuovo corso del DC Universe capitanato da James Gunn e Peter Safran è sulla strada giusta.

Tra Star Wars, Guardiani della Galassia e Mad Max

Non sarà l’unica volta che il film diretto da Craig Gillespie farà rimandi – estetici, più che narrativi – all’universo di George Lucas: del resto Supergirl è, prima di tutto, un’avventura nello spazio, e in quanto tale è piena di creature aliene dalle sembianze peculiari. Le quali, esattamente come nella “Galassia lontana lontana”, virano spesso verso il grottesco e il mostruoso, pur mantenendo una componente intrinseca di comicità e ironia. Insomma: tra Guerre Stellari, un po’ di Guardiani della Galassia – c’è pur sempre Gunn dietro – e di Mad Max: Fury Road, il cocktail è servito. 

Non usiamo il termine a caso, visto che l’alcolismo è il primo ostacolo affinché Kara Zor-El (Milly Alcock) possa diventare l’eroina del titolo. Collocato temporalmente dopo gli eventi del Superman con David Corenswet – non che la cosa abbia molta rilevanza, in realtà, tranne per giustificare la comparsa di quest’ultimo – troviamo la protagonista festeggiare il suo ventitreesimo compleanno su un pianeta illuminato da un sole rosso, che la priva dei suoi poteri ma in compenso le dona la capacità di ubriacarsi. La Terra, che Clark Kent ha imparato a chiamare “casa”, non è molto compatibile con il suo carattere, meno incline a vedere il buono nelle persone rispetto al cugino. 

L’unico compagno della ragazza è infatti il fidato Krypto, tornato alla sua legittima proprietaria dopo che quest’ultima l’aveva affidato a Clark in via temporanea. Paradossalmente, tuttavia, in Supergirl la presenza del supercane è parecchio ridotta, nonostante il suo avvelenamento da parte di una banda di briganti intergalattici faccia da propellente all’intera storia. Costretta a inseguire il responsabile, Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts), lungo il viaggio Kara incontrerà anche la giovane Ruthye (Eve Ridley), in cerca di vendetta, e il cacciatore di taglie immortale Lobo (Jason Momoa).  

Supergirl. Courtesy of DC Studios and Warner Bros. Pictures © 2026 Warner Bros. Entertainment. All Rights Reserved. TM & © DC

Ripartire dai personaggi

Sembra esserci un’idea precisa, nella mente di Gunn e Safran, su come ricostruire l’universo DC al cinema dopo il fallimentare esperimento snyderiano: fare film validi, sicuramente, ma in primis centrare i protagonisti. L’aveva capito anche Kevin Feige ai tempi del primo Iron Man, che non si ricorda certo per la trama, il villain o le scene action, quanto piuttosto per l’esuberante Tony Stark di Robert Downey Jr. Nell’ottica di un progetto cinematografico così vasto e ambizioso, avere dei personaggi a cui gli spettatori si possano affezionare facilmente e per i quali vogliano tornare in sala in occasione dei vari sequel o crossover è fondamentale. Superman ci era riuscito, e Supergirl non è da meno. 

Adattando la run a fumetti di Tom KingSupergirl: Woman of Tomorrow”, Craig Gillespie e la sceneggiatrice Ana Nogueira ci introducono a una Kara Zor-El molto diversa da quella vista nella serie televisiva di The CW con Melissa Benoist. Quest’ultima era una sorta di Uomo d’acciaio al femminile, a livello di valori morali e caratterizzazione, mentre la versione di Milly Alcock appare quasi l’opposto del cugino: cinica, scontrosa, solitaria, e dalla pelle decisamente più dura. Eppure, in fondo, dall’animo buono. 

Supergirl. Courtesy of DC Studios and Warner Bros. Pictures © 2026 Warner Bros. Entertainment. All Rights Reserved. TM & © DC

Più invincibile (e violenta) di Superman?

Se nel film di Gunn dello scorso anno vedevamo un Superman più “debole” di quello di Henry Cavill, Kara dimostra invece un ottimo istinto al combattimento (e un certo coraggio) anche in assenza di superforza o raggi laser. Quando poi finalmente li riottiene, fermarla sarà davvero difficile. Il suo è un potere grezzo, sporco, arrabbiato, ma assolutamente appagante da vedere, e ciò si riflette sia sulle sequenze d’azione dalle coreografie rozze (nel senso di “rissa al bar”), sia nelle numerose inquadrature in silhouette che ne esaltano l’aura di invincibilità. 

Sono questi i momenti in cui Supergirl dà il meglio di sé, insieme ai flashback che ci riportano alla distruzione di Krypton e rendono chiaro il conflitto interiore della protagonista: Kara ha perso tutto, la propria casa e i propri familiari, e non ha ancora superato il trauma. Ecco perché, con la vita di Krypto in pericolo, tutta la frustrazione e il dolore accumulato esplodono in attimi di violenza brutali (senza troppo sangue: siamo comunque in un cinecomic) e in manifestazioni spietate delle sue abilità. Anche più di quelle di Lobo, relegato a divertente comic relief (Jason Momoa è nato per la parte) ma nulla di più. 

Supergirl. Courtesy of DC Studios and Warner Bros. Pictures © 2026 Warner Bros. Entertainment. All Rights Reserved. TM & © DC

Cosa resta oltre alla protagonista?

Meno sferzante il modo in cui Gillespie e Nogueira affrontano l’aspetto femminista: sì, tutto il film è incentrato su una donna che malmena orde di uomini che schiavizzano giovani ragazze per usarle come fabbriche di bambini (Fury Road, si diceva sopra), tuttavia la questione non riceve l’attenzione che merita. E soprattutto, Supergirl fallisce nel costruirci sopra il suo villain. Krem (o Cream, come preferite) poteva essere un antagonista davvero sessista e il suo conflitto con Kara poteva andare oltre l’obiettivo personale e arrivare a toccare tematiche più pressanti e attuali; invece è talmente generico, perfino nel design, che talvolta si confonde con i suoi sottoposti. 

In definitiva però, Supergirl resta un solido film d’intrattenimento, girato con mano decisa e competente e accompagnato da un’ottima colonna sonora. Come prosecuzione del DCU, lascia ben sperare per il futuro. Milly Alcock è perfetta nel ruolo, come lo era stata nei panni di Rhaenyra Targaryen nella prima stagione di House of the Dragon, e si affianca a Corenswet, Rachel Brosnahan (Lois Lane) e Nicholas Hoult (Lex Luthor) come uno dei casting più azzeccati in ambito cinecomic degli ultimi tempi. A dimostrazione ulteriore del talento di Gunn nello scegliere i suoi attori. Marvel, prendi appunti.  

Guarda il trailer ufficiale di Supergirl

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Tra Star Wars, Guardiani della Galassia e Mad Max, Supergirl è una buona prosecuzione del DCU di James Gunn. Nonostante un villain generico e una certa superficialità nel trattare l'aspetto femminista, il film si regge su un'ottima protagonista (Milly Alcock è perfetta nel ruolo) e dà il meglio di sé quando la lascia libera di dare sfogo al suo lato più violento e aggressivo.

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Tra Star Wars, Guardiani della Galassia e Mad Max, Supergirl è una buona prosecuzione del DCU di James Gunn. Nonostante un villain generico e una certa superficialità nel trattare l'aspetto femminista, il film si regge su un'ottima protagonista (Milly Alcock è perfetta nel ruolo) e dà il meglio di sé quando la lascia libera di dare sfogo al suo lato più violento e aggressivo.Supergirl, recensione del film DCU con Milly Alcock