Nel rilancio del DC Universe, James Gunn sceglie di partire non da un outsider, ma dall’eroe più iconico di tutti. Eppure, il suo Superman è tutt’altro che un’operazione nostalgica: è una reinvenzione affettuosa e al tempo stesso audace, un manifesto tanto emotivo quanto ideologico. In un’epoca dominata da supereroi cinici o tormentati, Gunn opta per una rappresentazione positiva e vulnerabile del celebre supereroe, che crede ancora nella possibilità di fare il bene, pur conoscendo il peso del fallimento.
Superman torna al centro della scena come figura chiave dell’universo DC, ma lo fa spogliato di quell’alone divino che lo aveva reso, nel tempo, una figura quasi inaccessibile. È ancora un simbolo, sì, ma è anche un uomo – o meglio, un alieno – che cerca di trovare il proprio posto tra gli esseri umani. Ed è proprio in questa tensione tra estraneità e appartenenza che il film del regista di Guardiani della Galassia e The Suicide Squad trova il suo cuore pulsante.
Nessuna origin story per Superman
A differenza di molte versioni precedenti, il film di James Gunn non indulge in una nuova origin story (su questo aspetto, il regista è stato fin troppo chiaro durante il tour promozionale: a sua detta, il mondo non ha più bisogno di (ri)scoprire le origini dei supereroi attraverso i cinecomic). La pellicola parte dunque a gioco già iniziato: Superman esiste da anni, ha già salvato vite e costruito una reputazione. Ma ora, dopo una prima grande sconfitta e un’azione controversa in un conflitto internazionale, l’opinione pubblica comincia a dubitare di lui.
Questo contesto narrativo – un’umanità divisa tra gratitudine e sospetto – consente a Gunn di reinventare l’icona dell’Uomo d’Acciaio, allontanandosi dalle tradizionali rappresentazioni che hanno sempre dipinto il personaggio come un dio impeccabile e distante. Da sempre percepito come l’archetipo perfetto e anche un po’ monotono del supereroe, questa volta la figura di Superman viene decostruita con intelligenza e sensibilità. Gunn è consapevole dei limiti che hanno reso le precedenti incarnazioni del personaggio meno coinvolgenti e, piuttosto che idealizzare la figura del “Big Blue”, sceglie di umanizzarla. Il risultato è una versione più sfaccettata, vulnerabile e sorprendentemente attuale del personaggio, che riesce a far emergere la complessità emotiva nascosta dietro il simbolo.
Un alieno con un cuore terrestre
Superman non è più l’essere invincibile e perfetto che spesso abbiamo conosciuto al cinema. Al contrario, è vulnerabile, umano nelle sue esitazioni, indistruttibile ma non per questo immune al fallimento né alle conseguenze delle sue azioni. Ed è proprio in queste crepe profonde che il personaggio trova nuova linfa e diventa assai più tangibile – e soprattutto fallibile – rispetto al passato: non è più l’eroe senza paura, ma una sorta di idealista che inciampa, un alieno con un cuore terrestre.

Una figura rilevante nel presente
James Gunn reinterpreta Superman con il chiaro intento di renderlo una figura rilevante nel presente, al fine di esplorare tematiche di grande attualità. L’uso che Lex Luthor fa della rete per screditare l’Uomo d’Acciaio risulta fortemente plausibile: bastano infatti pochi video mirati per manipolare l’opinione pubblica e ribaltare la narrativa dominante. L’intervento di Superman nel conflitto tra Boravia e Jarhanpur richiama inevitabilmente scenari geopolitici reali, rendendo la storia ancora più carica di significato. E poi c’è la scelta – semplice ma davvero efficace – di sottolineare le sue origini aliene: un essere venuto da lontano, accolto da una città che ha imparato a fidarsi di lui.
Gunn usa questa metafora per parlare – senza alcuna retorica – di identità, accoglienza e merito, ma anche di fiducia, appartenenza e legittimazione, dando profondità emotiva a un personaggio che troppo spesso viene trattato come mero simbolo. Superman non è più solo un dio venuto dal cielo: è un diverso, un “migrante”, un individuo che ha imparato a essere accettato.
Centralità del protagonista vs. coralità dell’universo
Dal punto di vista visivo e registico, James Gunn orchestra una quantità notevole di personaggi, situazioni e tematiche, introducendo un universo brulicante che anticipa il progetto di un nuovo DC Universe corale e stratificato: il potere delle fake news, le campagne di discredito mediatico, il ruolo dei social, l’autoritarismo mondiale, i leader tirannici, le dimensioni parallele, i mostri colossali, le figure genitoriali, il lavoro di squadra; tanti elementi vengono messi sul tavolo, e forse non tutti riescono a trovare un posto coerente all’interno di una narrazione che sembra mancare di un forte equilibrio interno.
Superman introduce una vasta gamma di nuovi personaggi – non solo l’adorabile cane Krypto, dotato anch’esso di superpoteri, ma anche Mister Terrific, Hawkgirl e la Lanterna Verde Guy Gardner, membri della Justice Gang – e di conseguenti sottotrame che arricchiscono l’universo narrativo ma talvolta mettono a rischio la coesione. Alcuni archi narrativi restano sullo sfondo, altri appaiono introdotti più per necessità future che per esigenze della storia presente. L’equilibrio tra centralità del protagonista e coralità dell’universo è uno degli aspetti su cui il film inciampa.

Un trio sorprendentemente umano
Naturalmente, interpretare Superman non è certamente un compito semplice, ma David Corenswet riesce nell’impresa con grazia e magnetismo, ricordando in più occasioni il fascino senza tempo di Christopher Reeve. Il suo Clark Kent ha l’ingenuità giusta, ma anche un dolore trattenuto, uno stupore disilluso verso un mondo che spesso non sa riconoscere il bene. La sua interpretazione bilancia carisma e introspezione, regalando un Uomo d’Acciaio che non ha mai paura di mostrarsi umano. Accanto a lui, Rachel Brosnahan offre una Lois Lane moderna e determinata (forse una delle più belle mai apparse sul grande schermo), capace di tenere testa al protagonista sia sul piano affettivo sia su quello morale. La loro relazione, fatta di dialoghi sinceri e tensioni etiche, restituisce un realismo emotivo che mancava da tempo nel genere.
La sorpresa più riuscita del film è però Lex Luthor. Interpretato da un Nicholas Hoult in stato di grazia, il villain abbandona la caricatura megalomane per abbracciare una forma più inquietante e contemporanea: quella del miliardario manipolatore, esperto di media, convinto che l’unica vera salvezza dell’umanità sia l’eliminazione di Superman. Hoult dona al personaggio una rabbia contenuta, un’intelligenza cinica, una convinzione assoluta che rende ogni suo gesto credibile e agghiacciante.
Ad ogni modo, tutti e tre gli interpreti riescono nell’impresa di rendere assolutamente irresistibili e convincenti dei personaggi così iconici, formando un trio centrale solido, sfaccettato e inaspettatamente umano. È soprattutto grazie al loro talento e alla loro alchimia che questa nuova incarnazione dell’universo dell’Uomo d’Acciaio riesce a camminare con passo abbastanza sicuro, sospesa tra fedeltà e rinnovamento.

Qualche inevitabile compromesso…
James Gunn affronta la sfida di rilanciare Superman cercando di racchiudere in un unico film una moltitudine di storie, personaggi e suggestioni emotive. L’ambizione è evidente e spesso ammirevole, ma comporta anche qualche inevitabile compromesso: non tutti i comprimari trovano lo spazio necessario per svilupparsi e, paradossalmente, lo stesso Clark Kent rischia di restare defilato rispetto al nucleo emotivo del racconto. Il risultato è un’opera traboccante di contenuti, generosa nel suo impianto, ma talvolta sbilanciata nel tentativo di abbracciare tutto.
Il punto critico maggiore emerge nell’atto conclusivo, dove la complessità narrativa si fa sentire con più forza: trame e sottotrame si intrecciano con coerenza fino a un certo punto, ma l’eccessiva densità rende difficile una sintesi pienamente soddisfacente. Nonostante ciò, Gunn mostra sempre padronanza del materiale e, anche nei momenti più affollati, riesce a evitare dispersioni gravi. La sua regia tiene saldo il timone, cercando un equilibrio tra emozione, spettacolo e costruzione dell’universo, pur con qualche fragilità strutturale.
Fa’ la cosa giusta!
Tuttavia, ciò che colpisce di Superman è la sua capacità di raccontare fino in fondo una storia coerente e ispirata, che non si limita a preparare il terreno per sequel futuri. James Gunn fonde radici e innovazione, aggiornando il personaggio senza snaturarlo, e donandogli un’aura insieme attuale e senza tempo. Superman è un film imperfetto, ma anche coraggioso. È un film ambizioso, sfaccettato, ricco di idee. A tratti scomposto, ma sempre sincero. Gunn non realizza un’operazione di plastica, ma un’opera viva, personale, piena di cuore, restituendo al figlio di Krypton quella forza gentile che lo ha sempre definito. Non come eroe irraggiungibile, ma come uomo gentile che sceglie ogni giorno di fare la cosa giusta.


