mercoledì, Luglio 6, 2022
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The Adam Project, recensione del film con Ryan Reynolds

La recensione del film The Adam Project, diretto da Shawn Levy con Ryan Reynolds, Mark Ruffalo e Zoe Saldana. Dall'11 marzo su Netflix.

The Adam Project è il nuovo film che vede l’attore Ryan Reynolds (visto di recente nel sequel Come ti ammazzo il bodyguard 2) nel doppio ruolo di protagonista e produttore, coadiuvato dalla regia di Shawn Levy (Free Guy – Eroe per gioco); ma ad affiancare l’attore, questa volta, ci sono altre A-List star come Zoe Saldaaa, Catherine Keener e la “coppia” Jennifer Garner-Mark Ruffalo (quest’ultimo già Bruce Banner/Hulk negli Avengers targati Marvel), che si ritrovano sul grande schermo diciotto anni dopo il cult 30 anni in 1 secondo.

Il film, disponibile in streaming su Netflix dall’11 marzo, è incentrato su un pilota, Adam Reed (Reynolds), che torna indietro nel tempo per cambiare il futuro, finendo però per dover chiedere aiuto a un se stesso dodicenne (Walter Scobell). In un presente prossimo in cui i viaggi nel tempo sono possibili – sebbene siano ancora agli inizi – il pilota è pronto a tutto pur di ritrovare sua moglie (Saldaña), scomparsa durante una missione nel passato, fermando le derive pericolose della ex-socia di suo padre, Sorian (Keener), la donna che ha fondato il proprio impero proprio sulla risorsa più preziosa: il tempo. Insieme alla versione dodicenne di se stesso, Adam dovrà compiere la missione più pericolosa di sempre, muovendosi tra il passato e il presente per ritrovare suo padre – famoso fisico – convincendolo a cambiare il futuro.

The Adam Project rappresenta il tentativo di aggiornare i capisaldi della fantascienza alla luce del terzo millennio e dell’era del 3.0, sfruttando le illimitate potenzialità tecniche (e tecnologiche) di oggi per raccontare storie convenzionali – e già viste – in modi diversi, sposando appieno la filosofia del post-modernismo cinematografico. Tentativi già compiuti che non sempre, però, sono riusciti a far breccia nel cuore degli spettatori, come accaduto nel recente Bliss, ambiziosa produzione Amazon con protagonisti Salma Hayek e Owen Wilsom: seguire il percorso della fantascienza originale, non derivativa (vedere al capitolo Dune), non sempre si rivela un sentiero scevro di ostacoli e complicazioni; e The Adam Project sembra risentire un po’ dell’eco delle situazioni trattate, tra viaggi nel tempo e paradossi temporali.

Niente approfondimenti fisici complessi degni del Tenet di Christopher Nolan, ma un’analisi molto più snella e mainstream pensata, appunto, per il grande pubblico delle piattaforme: ed è in tal modo che il tema del viaggio nel tempo si trasforma solo in un pretesto narrativo, un espediente per raccontare altro servendosi dei canoni del genere (sci-fi) e dell’azione più adrenalinica per scavare a fondo. Il cuore pulsante del film, infatti, si annida nel profondo discorso psicologico che lega tutti noi alla nostra infanzia: nel presente, siamo il frutto delle “ferite tragiche” del nostro passato, che non può scorrere indifferente senza lasciare un effetto, una traccia che riverbera fino al nostro stato attuale. Adam, l’omonimo protagonista, è un uomo di quarant’anni che si ritrova ad affrontare il viaggio più rocambolesco della propria esistenza perché è, fondamentalmente, quello dentro di sé, attraverso il proprio passato per far pace con il suo Io dodicenne e rassicurarlo: per quanto gli ostacoli del presente possano sembrare insormontabili, lui ce la farà comunque.

Ed è così, quindi, che ritrovare suo padre diventa all’improvviso una missione fondamentale soprattutto sul piano psicologico – prima ancora che action – rappresentando un’ultima buona occasione per saldare il conto con il passato. The Adam Project è il tipico prodotto pianificato a tavolino che risulta perfetto in ogni sua singola parte, pronto ad accattivarsi le simpatie della maggior parte del pubblico delle piattaforme: è un grandissimo giocattolo d’azione capace di intrattenere e divertire, strizzando l’occhio alla settima arte che è stata (numerose le citazioni e gli omaggi a film come Ritorno al futuro e Star Wars), ma è soprattutto un’opera capace di trovare un (pur fragile) equilibrio tra il cinema commerciale e un’anima più intimista, quella che ricerca la via dell’introspezione psicologica per interpretare le immagini e le scelte dei protagonisti.

Tecnicamente, The Adam Project è un eccellente “giocattolo” pensato per distogliere l’attenzione dello spettatore per 106 minuti; il ritmo è incalzante, le battute sono disseminate ovunque (un’ennesima eredità del Deadpool cinematografico di Reynolds) e il cast è capace di accontentare il gusto di tutti. Si vede la capacità, da parte di Levy, di trovare un fragile equilibrio tra l’intrattenimento e la sua formazione nel mondo comedy e dramedy sfruttando, allo stesso tempo, le potenzialità del genere.

Tutta questa esperienza confluisce nel The Adam Project targato Netflix, innocuo prodotto che non sovverte la fantascienza né si impone in un immaginario riscrivendolo. Perché il vero fine del film è quello di pensare ad un pubblico che sta guardando e che è “dall’altra parte”, seduto sul proprio divano e abituato ad una fruizione veloce e bulimica di nuovi contenuti; il pubblico che ha una soglia dell’attenzione sempre più bassa ma un background cinefilo sempre più complesso, talvolta difficile da soddisfare.

Guarda il trailer ufficiale di The Adam Project

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Adam Project è il tipico prodotto pianificato a tavolino che risulta perfetto in ogni sua singola parte per accattivarsi le simpatie della maggior parte del pubblico delle piattaforme: è un grandissimo giocattolo d'azione capace di intrattenere e divertire, strizzando l'occhio alla settima arte che è stata, ma è soprattutto un'opera capace di trovare un (pur fragile) equilibrio tra il cinema commerciale e un’anima più intimista.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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The Adam Project, recensione del film con Ryan ReynoldsThe Adam Project è il tipico prodotto pianificato a tavolino che risulta perfetto in ogni sua singola parte per accattivarsi le simpatie della maggior parte del pubblico delle piattaforme: è un grandissimo giocattolo d'azione capace di intrattenere e divertire, strizzando l'occhio alla settima arte che è stata, ma è soprattutto un'opera capace di trovare un (pur fragile) equilibrio tra il cinema commerciale e un’anima più intimista.