sabato, Febbraio 27, 2021
Home Recensioni Bliss, recensione del nuovo film con Owen Wilson e Salma Hayek

Bliss, recensione del nuovo film con Owen Wilson e Salma Hayek

La recensione di Bliss, il nuovo film sci-fi con protagonisti Owen Wilson e Salma Hayek. Disponibile dal 5 febbraio su Amazon Prime Video.

Bliss è il titolo del film che segna il ritorno di Mike Cahill alla regia dopo Another Earth (2011) e I Origins (2014); un’intrigante opera che cerca di analizzare tematiche complesse strizzando l’occhio a precedenti illustri – come non pensare al leitmotiv della saga di Matrix “Il cucchiaio non esiste”? – e alla filosofia, nel tentativo di riflettere sul concetto di gratitudine nei confronti dell’esistenza, letteralmente uno stato di grazia raggiungibile solo dopo aver attraversato un lungo inferno. Protagonisti di questo viaggio nell’Io ontologico sono Owen Wilson (che vedremo, prossimamente, nell’atteso The French Dispatch di Wes Anderson) e Salma Hayek, che approderanno sui nostri piccoli schermi casalinghi di Amazon Prime Video dal 5 febbraio.

Greg (Wilson) è un uomo comune che sta attraversando un momento complicato della sua vita: ha da poco perso il lavoro e si è separato, dolorosamente, da sua moglie allontanandosi così dai suoi due figli. Insoddisfatto e dipendente dagli psicofarmaci, vive un’esistenza frustrante finché non incontra, in un bar, la misteriosa senza tetto Isabel (Hayek). La donna vive per strada e crede che il brutto mondo intorno a lei sia in realtà una complessa simulazione generata al computer, all’interno di un mondo reale felice, pacifico e perfetto. Greg è dubbioso, ma si renderà presto conto che le folli teorie di Isabel potrebbero avere un fondo di verità.

Bliss è uno straniante sguardo su un’attualità ipotetica e fantascientifica: in un presente distopico, i contorni tra reale e immaginario sono talmente confusi da spiazzare i protagonisti del racconto e soprattutto gli spettatori, che si perdono fin dal principio in un dedalo di illusioni senza uscita. L’approccio di Cahill, dietro la macchina da presa, è ambizioso e filosofico: ma non bastano delle premesse intellettuali per garantire degli esiti brillanti sul piccolo – grande – schermo delle piattaforme on demand. Gli echi del grande cinema, d’autore e mainstream, che hanno preceduto Bliss si sentono nel corso della narrazione, dalle teorie cartesiane alla base di Matrix passando per la distopia di David Cronenberg, ma tutto finisce per aleggiare sulla superficie patinata di un progetto incapace di scendere nelle profondità della propria stessa natura.

È dal punto di vista della scrittura che il film svela, da subito, la sua natura di gigante dai piedi di argilla: fragile e incerta, si basa su un plot caotico e confuso che perde rapidamente l’oggetto della propria narrazione – la realtà illusoria, sia sul piano pratico che teorico/teoretico – per avventurarsi in una stanza degli specchi dove ogni superficie finisce per riflettere frammenti sparsi di uno stesso lungometraggio, scomposto in diverse unità narrative. E proprio questi moduli drammatici sembrano rimandare a film diversi, come in un gioco di scatole cinesi: l’uno dentro l’altro, ogni prodotto sci-fi, drammatico, supereroistico, romantico e distopico finisce per incastrarsi creando una linea narrativa più complessa, articolata e discontinua che rimane vittima del linguaggio dei molti generi affrontati.

La discontinuità è proprio uno dei tratti più rilevanti di Bliss: se le interpretazioni dei protagonisti Owen Wilson (di nuovo in un inedito ruolo drammatico) e Salma Hayek sono dolenti e cariche di umanità (quanto di vita), è proprio la scrittura dei personaggi sulla carta a tradire le aspettative, relegandoli a stereotipati prototipi privi di un approfondimento psicologico che ne analizzi la complessità nel corso di un lungo arco narrativo. La scrittura psicologica dei characters, unita ad un andamento (lento) che si sviluppa nel corso di tre caotici atti pronti a sovvertire le regole suggerite fino ad oggi dai manuali di scrittura creativa, finiscono per segnare negativamente l’opera di Cahill.

Un regista, quest’ultimo, che ha approfondito gli sviluppi della moderna narrazione sci-fi attraverso le sue precedenti opere ma che compie un passo falso in questa nuova occasione, sprecando l’opportunità di sviluppare un film su un tema complesso come quello della gratitudine nei confronti della realtà che ci circonda, e che vede sempre più spesso l’uomo moderno pronto a ricercare un “altrove” (anche sintetico) nel quale rifugiarsi per trovare quella serenità che sembra mancare in questa esistenza, pronta a renderci ogni volta più grigi, dispotici, frustrati e insoddisfatti.

La sensazione che lascia Bliss addosso è quella di aver assistito ad un tentativo di riflettere, attraverso la macchina-cinema, su tematiche ontologiche complesse che non vengono però nemmeno banalizzate dall’effetto mainstream: semplicemente Cahill le affronta con superficiale distacco, nascondendosi dietro il linguaggio di genere – sci-fi – confondendo l’attenzione del pubblico fino a spingerlo a pensare, addirittura, che si tratti di una macro-allegoria del tragico tema della tossicodipendenza. Un argomento che forse non rientrava nei piani originali del regista, o forse sì, ma che diventa incredibilmente attuale in un dibattito sull’incapacità umana di apprezzare ciò che si ha, convinti sempre di più che per godere davvero delle grazie dell’esistenza sia necessario passare prima sotto le forche caudine dell’inferno, per riemergere infine a riveder le stelle.

Guarda il trailer ufficiale di Bliss

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Bliss è uno straniante sguardo su un’attualità ipotetica e fantascientifica: in un presente distopico, i contorni tra reale e immaginario sono talmente confusi da spiazzare i protagonisti del racconto e soprattutto gli spettatori, che si perdono fin dal principio in un dedalo di illusioni senza uscita.
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

I più letti

- Advertisment -

Conosciamo il fastidio di veder apparire dei popup quando vorresti solo leggere una notizia, ma quello che stai vedendo è l’unico popup presente in tutto moviestruckers.it!

Per non vederlo più, considera la possibilità di disabilitare il tuo adblocker, aiutandoci così a coprire i costi di gestione di questo magazine.

Ecco ad esempio come fare se utilizzi “Adblock”:whitelist adblock

In cambio mostreremo pochi annunci e non invadenti: questo è il nostro patto con te!