sabato, Luglio 20, 2024
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Ghostbusters: Minaccia Glaciale, recensione del nuovo capitolo del franchise

Diretto da Gil Kenan e co-scritto insieme a Jason Reitman, Ghostbusters: Minaccia Glaciale arriverà nelle sale l'11 aprile.

C’è una riflessione necessaria da fare e, al contempo, un luogo comune da sfatare per quanto riguarda il cinema contemporaneo: molto spesso i film che vengono realizzati oggi non servono per rilanciare un franchise in affanno, au contraire; sono i grandi nomi – alla base di solidi brand audiovisivi che vendono da soli – a salvare numerosi prodotti altrimenti in affanno, privi di una propria identità specifica, di un marchio caratteristico o di una caratterizzazione inconfondibile.

Questa teoria può essere applicata, ad esempio, a numerosi film coevi che hanno arricchito la già nutrita mitologia di un franchise storico di nuovi elementi o che… almeno ci hanno provato: ne sono una testimonianza alcuni capitoli del nuovo corso di Star Wars, oppure l’ultimo Jurassic World – Il Dominio che riuniva, sotto l’egida della macchina da presa di Colin Trevorrow, il nuovo cast (incarnato dai volti di Chris Pratt e Bryce Dallas Howard) con quello storico (composto dal terzetto Laura Dern, Jeff Goldblum e Sam Neill).

Nel solco di intenzioni analoghe usciva nelle sale, nel 2021, un nuovo episodio di una saga dall’indiscutibile successo: Ghostbusters. Dopo i due film originali – usciti, rispettivamente, nel 1984 e 1989 – con la firma di Ivan Reitman, diverse serie animate e un discutibile reboot al femminile nel 2016, il sogno di innumerevoli fan di vedere riuniti gli storici acchiappafantasmi sullo schermo si stava per realizzare, purtroppo solo dopo la morte del compianto Harold Ramis.

In quel caso, però, la scomparsa dell’attore servì l’assist giusto per infondere, nell’intera operazione, un’anima e un sentimento che valicavano gli angusti confini della mera operazione nostalgia; così Ghostbusters: Legacy fu costruito sulla presenza-assenza (ma anche mancanza) di Ramis, fondendo perfettamente passato e presente in un’unica narrazione contemporanea. Forte di questo successo, una parte del team alla base del precedente capitolo deve aver pensato “squadra che vince, non si cambia” (o quasi), a giudicare dalla prossima uscita nelle sale (a partire dall’11 aprile) del nuovo Ghostbusters: Minaccia Glaciale, diretto da Gil Kenan e con, nel cast, le due squadre di acchiappafantasmi al gran completo.

Le debolezze strutturali di molti blockbuster coevi

Sono pronti a tornare sullo schermo i veterani Dan Aykroyd, Ernie Hudson, Annie Potts e Bill Murray insieme ai nuovi volti Paul Rudd, Carrie Coon, Finn Wolfhard (star di Stranger Things), Mckenna Grace e alle new entry Kumail Nanjiani (visto nel cinecomic Marvel Eternals), Patton Oswalt, Celeste O’Connor e Logan Kim. In questa nuova avventura, la famiglia Spengler torna dove tutto è iniziato, ovvero l’iconica caserma dei pompieri di New York dove si unisce agli acchiappafantasmi originali che hanno sviluppato, nel frattempo, un laboratorio di ricerca top-secret per portare la lotta ai fantasmi a un livello superiore. Ma quando la scoperta di un antico artefatto scatenerà una forza malvagia, i vecchi e i nuovi Ghostbusters dovranno unire le forze per proteggere la loro casa, New York City e salvare il mondo da una seconda era glaciale.

Partiamo dal presupposto che le critiche americane hanno stroncato il film, facendo perfino “risorgere” dall’oblio eterno di Rotten Tomatoes (celebre aggregatore di recensioni) il reboot del 2016, uno degli esperimenti meno amati all’interno della saga; ma a tutti gli effetti Ghostbusters: Minaccia Glaciale mostra semplicemente tutte le debolezze strutturali di molti blockbuster coevi, dagli ultimi cinecomics targati Marvel-Sony (da The Marvels a Madame Web) fino ad altri grandi titoli pensati appositamente per l’intrattenimento mainstream. Il vero problema della cinematografia contemporanea passa per un appiattimento della curiosità, ma anche per la necessità di seguire una “legge dell’algoritmo” che finisce per rendere ogni prodotto decisamente prevedibile, non più riuscito o meno riuscito ma scontato e già visto, proprio come un déjà-vu cinefilo che si insinua tra il pubblico.

Le nuove avventure dei Ghostbusters newyorkesi svelano, su carta, una grande fragilità a partire dalla scrittura che dovrebbe sostenere, esattamente come un’ossatura, l’intero film: la storia narrata è frammentaria e sembra svilupparsi sempre per segmenti, riuscendo con difficoltà a far confluire in modo organico le linee narrative che vedono protagonisti tanti, forse troppi personaggi, quando l’attenzione è palesemente rivolta alla sfera emotiva della giovane Phoebe. Infatti l’adolescente, erede (in tutto e per tutto) del nonno Egon Spengler, è dilaniata da dubbi e perplessità che hanno animato la penna degli sceneggiatori – lo stesso regista Kenan e Jason Reitman – proprio in virtù del target di riferimento a cui è destinato il film: la Generazione Z.

Perché come molte operazioni attuali, anche questo nuovo capitolo si muove lungo due binari ben specifici: da una parte c’è la malinconia verso il passato che crea un effetto nostalgia perfetto come una tempesta, pronta ad abbattersi sul pubblico più adulto che è cresciuto (o ha imparato a conoscere con il tempo) le avventure dei Ghostbusters; dall’altra c’è invece la necessità di proporre agli spettatori adolescenti un franchise degli anni ’80, adattandolo alle loro aspettative e alle richieste di un mercato esigente. E con “esigente” non si fa riferimento tanto alla resa effettiva sullo schermo, quanto alle richieste di un’industria – e alle sue, appunto, esigenze – sempre più orientata verso la creazione di un mercato standardizzato e semplificato.

Esorcizzare la morte attraverso la risata e il genere

La sceneggiatura di Ghostbusters: Minaccia Glaciale, in quest’ottica, alterna battute a momenti più intimi, trasformando l’azione iperbolica (e fantastica) nel fil rouge che tiene insieme l’intera operazione; ma mette in scena tutto questo in una cornice frammentaria e rapsodica, svelando davanti alla macchina da presa una teoria di personaggi vecchi e nuovi poco funzionali allo sviluppo della storia e di una trama esile che rincorre obiettivi e temi.

La famiglia, ovviamente, è il caposaldo intorno al quale si sviluppa – dal punto di vista drammaturgico – questo nuovo film: evocata in termini soprattutto didascalici, lo script non fa a meno di ripeterlo in ogni momento di stallo, in ogni pausa che la storia si prende da un evento incalzante, rallentandone il ritmo. Inoltre lo sforzo di rendere credibili le azioni (ma anche le intenzioni) di innumerevoli personaggi comporta una sospensione dell’incredulità debole, funzionale allo sviluppo del blockbuster ma che difficilmente è in grado di trascinare lo spettatore (soprattutto quello più scaltro e smaliziato) nel cuore di un grande gioco di prestigio in salsa horror e fantasy, che si muove tra momenti amarcord, battute fulminanti, fantasmi e minacciose divinità tornate per vendicarsi del genere umano.

Le debolezze di Ghostbusters: Minaccia Glaciale sono, ancora una volta, quelle di un’intera generazione di blockbuster destinati al grande schermo, né più e né meno: indubbiamente ritornare alle atmosfere di una New York infestata, tra apparizioni ectoplasmatiche ed eccentrici congegni (con tanto di flussi canalizzatori e zaini protonici), fa sempre piacere tanto da delinearla come una sorta di comfort zone per la mente dello spettatore più adulto. Non mancano, inoltre, i momenti più intimi ed interessanti, come la digressione sul significato del concetto stesso di “aldilà”, che scomoda la teoria della fisica quantistica secondo la quale, una volta che la nostra energia abbandona il corpo fisico dopo la morte, questa viene riassorbita nel tessuto cosmico dell’universo.

Ed ecco quindi che ancora una volta il franchise di Ghostbusters, dietro la sua patina da icona della pop culture reduce da una gloriosa stagione (come gli anni ’80), riesce ad esorcizzare grazie alla risata, alla leggerezza e al genere alcuni dei temi che più scuotono la coscienza umana: la morte e il senso della vita, domandandosi se lo scorrere del tempo biologico sia soltanto una catena di eventi che si susseguono su questa terra oppure un ponte verso “altro”, un altrove spirituale o semplicemente… spiritico.

Anche dal punto di vista tecnico è difficile stroncare in toto l’Intera operazione compiuta da Gil Kenan, Reitman e dalla crew tecnica: si vede che al timone di regia c’è un mestierante che conosce bene il mezzo, la macchina cinema in grado di creare grandi illusioni; non un autore dalla personalità ben definita e inconfondibile (com’era il compianto Ivan Reitman, a cui il film è dedicato), ma un regista tecnico, un artigiano del mestiere in grado di orchestrare una sarabanda di volti, personaggi, storie e citazioni senza trasformarle in un mero pastiche.

L’unico appunto tecnico che si può fare alla regia riguarda forse alcune scelte legate alla CGI, ormai più una piaga che una risorsa per le grandi produzioni; questo perché invece di contribuire a sospendere l’incredulità non fa altro che aumentare quel divario, accrescendo quella frattura tra ciò che è reale (almeno sullo schermo) e ciò che invece, palesemente, finisce per non esserlo, in una sospensione iperrealistica di perfezione tecnologica ben lontana dalla realtà o dalla sua semplice illusione.

Guarda il trailer di Ghostbusters: Minaccia Glaciale

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il nuovo Ghostbusters: Minaccia Glaciale non presenta debolezze strutturali tanto diverse da quelle che lo accomunano a molti blockbuster odierni; il problema si annida in un mercato audiovisivo che cerca di semplificare - e standardizzare - il livello dei film pensati per l'intrattenimento popolare, adattandoli ai gusti di un pubblico più maturo (e nostalgico) ma soprattutto a quelli della Generazione Z. Questo nuovo capitolo ha una sceneggiatura fragile, rapsodica e frammentaria, ma un gusto per l'action e il genere (horror, contaminato con la commedia) che permette di riflettere su temi importanti come la morte e il senso della vita.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Il nuovo Ghostbusters: Minaccia Glaciale non presenta debolezze strutturali tanto diverse da quelle che lo accomunano a molti blockbuster odierni; il problema si annida in un mercato audiovisivo che cerca di semplificare - e standardizzare - il livello dei film pensati per l'intrattenimento popolare, adattandoli ai gusti di un pubblico più maturo (e nostalgico) ma soprattutto a quelli della Generazione Z. Questo nuovo capitolo ha una sceneggiatura fragile, rapsodica e frammentaria, ma un gusto per l'action e il genere (horror, contaminato con la commedia) che permette di riflettere su temi importanti come la morte e il senso della vita. Ghostbusters: Minaccia Glaciale, recensione del nuovo capitolo del franchise