C’è un concetto in voga tra gli appassionati Marvel, sia lettori di fumetti che fruitori di film, ed è quello del “Marvel Zombi”. Ovvero colui o colei che a queste storie dedica una quantità di impegno e di tempo tale che permette di vivere e camminare dentro questa passione conoscendola approfonditamente in ogni sua espressione, dalla carta stampata al grande schermo. Ecco, prima di tutto The Marvels è un film da Marvel Zombi. Chi se lo sarebbe aspettato? Promosso prima come un’avventura spaziale leggera e spensierata, poi come un importante tassello del mosaico della saga del multiverso, il film di Nia DaCosta è così innervato (in poco tempo, “solo” 1 ora e 45) di connessioni e riferimenti al resto dell’MCU da spiazzare anche il fan più accanito. Serve una buona memoria, nonostante le molte – troppe – spiegazioni, e qualche minuto, per raccapezzarsi e capire a che punto della storia ci troviamo. Non era quasi mai successo.
Perché in fondo The Marvels unisce quattro franchise, solo dalla sua premessa. Il primo è ovviamente quello di Captain Marvel, ovvero Carol Danvers, che troviamo nel pieno della sua potenza dopo i fatti di Endgame. È alla ricerca del suo passato, viaggia nello spazio in solitudine, accompagnata solo dal Flerken (un gattino alieno) Goose. I suoi poteri e le conseguenti responsabilità la posizionano come un elemento chiave in una guerra cosmica.
Monica Rambeau viene direttamente dalla serie WandaVision. Ha ottenuto i poteri grazie all’anomalia Westview, ora opera nella stazione spaziale S.A.B.E.R. insieme a Nick Fury. L’ex direttore dello S.H.I.E.L.D è appena uscito dall’esperienza di Secret Invasion (altra serie Disney Plus e terzo franchise collegato) e sembra stare nello spazio per rilassarsi dalle faccende più gravose sulla terra, divertendosi parecchio. Sarà presto smentito.
Infine c’è la vera star del film, Iman Vellani, Ms. Marvel. La serie a lei dedicata ha deluso in termini di ascolti, ma il suo personaggio rappresenta una delle migliori aggiunte all’MCU più recenti. Ogni volta che entra in scena, insieme alla famiglia Khan, The Marvels fa intuire quello che poteva essere: ovvero una storia su questi quattro personaggi, sulle loro differenze e sulle loro interazioni.
Quando questo accade, il film raggiunge la formula vincente del film Marvel: ovvero quella che riesce ad andare in profondità con leggerezza, a trovare piccoli attimi (come un figlio che cerca di spegnere la madre con un telecomando) realmente deliziosi e sinceri. Quando si prende il tempo per fare questo, Nia DaCosta riesce a confezionare un delizioso film per famiglie, spassoso, colorato, e rapidissimo. Il problema è che, sotto queste intenzioni, scorre un’ambizione diversa.

The Marvels è stato tagliato?
Non è dato sapere, per ora, se e quanto abbiano influito i vari stop alla produzione, dal Covid – che ha scombussolato le date di uscita – al recente sciopero degli sceneggiatori e degli attori sul totale di quello che è The Marvels. L’impressione è però che la sceneggiatura fosse molto più ambiziosa di come è arrivata sullo schermo. Come se nei server dello studio di montaggio si conservassero altri 60-70 minuti di film volti a rendere più complesso e coerente questo pasticcio. Perché sebbene alcuni momenti siano godibilissimi e, a volte, persino brillanti tutta la struttura non si tiene. Oltre ai quattro franchise infatti il film si espande e diventa un punto di convergenza di almeno ulteriori 3-4 linee di trama (che non anticipiamo per non rovinare la sorpresa) legate al vasto mondo Marvel. Troppe. Ne esce così una corsa dalla terra allo spazio molto confusa e frettolosa, eccessivamente saturata di cose, anche per i sopracitati Marvel Zombie. Figurarsi per gli altri.
Per poter comprendere gli archi narrativi delle tre protagoniste occorrono, su per giù, almeno 20 ore di visione di prodotti a loro legati. In questo la Marvel era stata bravissima nelle prime fasi: dove la conoscenza del vasto universo aiutava ad emozionarsi di più, ma non precludeva il godimento dello spettatore casuale. Qui invece non accade. L’intreccio invece che essere un’opportunità diventa un freno rispetto alla profondità tematica e alla capacità di coinvolgere che si intravede ma non si sente.
Ogni sorpresa appare così rapidamente sullo schermo, mai guadagnata. È perciò superficiale, innocua, poco emozionante. Per la prima volta la Marvel ha fatto esattamente ciò che, sbagliando, hanno provato a fare i fallimentari imitatori della sua formula. Accumulare momenti, apparizioni, riferimenti, senza curarsi di dare un peso narrativo. Gravitas e coinvolgimento che, per esserci, avrebbero richiesto almeno un’altra ora di approfondimento. Non sarebbe stato inusuale per questo tipo di Blockbuster.

Vite intrecciate
L’idea migliore è senza dubbio quella di intrecciare i poteri delle tre supereroine. Una soluzione che dà modo al primo atto di essere originale grazie a delle sequenze di azione divertenti, dinamiche e soprattutto diverse da quello a cui il genere del cinecomic ci ha abituato. Il problema arriva insieme alla trama principale, quella della villain Dar-Benn, praticamente una presenza evanescente e dimenticabile. Si intuisce che il tema delle esistenze intrecciate, sia a livello personale, sia a livello di pace cosmica è quello che avrebbe dovuto fare da spina dorsale al film.
Invece manca la voglia di addentrarsi in questo territorio in cui la Marvel di un tempo avrebbe trovato la sua scena madre. Ci sono anche delle enormi scelte chiave compiute prima da Carol Danvers e poi da Kamala Khan che dovrebbero risuonare, scontrarsi l’una contro l’altra per determinare l’arco di maturazione di entrambe. Succede sullo schermo, ma è tutto così veloce che, possiamo dire, il confronto non accade mai emotivamente nello spettatore.
Una sottotrama che coinvolge Nick Fury, anche se dà origine a un buon momento, è posizionata male, relegata al terzo atto quando avrebbe dovuto accompagnarci per tutta la durata. Persino certe battute, come una riguardante una preghiera, sembrano scritte da persone diverse rispetto a quelle che hanno condotto l’MCU fino a qui. Ormai questi personaggi li si conosce bene. Quando un personaggio non deve parlare così, quando ha in bocca battute che stonano con il suo carattere, lo si nota più che in altri luoghi.
Per chi ama il progetto di Kevin Feige, per chi si è goduto anche i film post Endgame (da Doctor Strange nel Multiverso della Follia al potente Guardiani della Galassia Vol. 3), The Marvels non può non suonare come un film fatto sulla scia delle recenti produzioni della “Distinta Concorrenza”. Il metro di paragone più vicino, in quanto ambizione e qualità, viene infatti da Blue Beetle. Un film che non annoia, intrattiene il giusto, fa consumare popcorn, si dimentica poco dopo, non si fa odiare nei suoi difetti, non si fa amare nei pregi. C’è chi lo ritiene buon cinema di evasione. Non è così.
Meglio dividere, spaccare in due il pubblico come Thor: Love and Thunder proponendo una visione estrema, che scontentare tutti con un film pavido. Un’ombra di quello che avrebbe potuto essere. Un film che è un nodo fondamentale, ma un’esperienza trascurabile.


