martedì, Agosto 9, 2022
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Tutta colpa di Freud, recensione della serie con Claudio Bisio

Tutta colpa di Freud è la nuova serie di Rolando Ravello con Claudio Bisio e Max Tortora. Disponibile dal 26 febbraio su Amazon Prime Video.

Tutta colpa di Freud è la nuova serie firmata da Paolo Genovese (Perfetti Sconosciuti; The Place) e diretta da Rolando Rovello che approderà, sulla piattaforma streaming Amazon Prime Video, a partire dal prossimo 26 febbraio e in autunno in chiaro su Canale 5. Protagonisti di questo nuovo adattamento sono Claudio Bisio (reduce dal successo targato Sky di Cops – Una Banda di Poliziotti), Max Tortora (Sulla Mia PelleIl Regno), Claudia Pandolfi, Luca Bizzarri, Stefania Rocca e le attrici Caterina Shulah, Marta Gastini e Demetra Bellina nei panni delle tre figlie dello psicanalista intorno al quale ruota l’azione.

La serie riprende nel titolo e nelle tematiche l’omonimo film – scritto e diretto da Genovese stesso – che debuttò nelle sale ben sette anni fa, riconfermando come il successo di un prodotto audiovisivo sul mercato possa ampliare le potenzialità multimediali, permettendogli una nuova vita in una veste seriale (come ha ben spiegato lo sceneggiatore durante la conferenza stampa di presentazione). Se nel primo film il ruolo del protagonista toccava a Marco Giallini, in questa nuova occasione è Claudio Bisio a vestire i panni di uno psicanalista… sull’orlo di una crisi di nervi.

La serie è incentrata su Francesco (Bisio), uno psicanalista cinquantenne che, dopo aver cresciuto tre figlie praticamente da solo è sollevato dal fatto che tutte abbiano lasciato la casa dove sono cresciute, nonostante il forte legame che continua a legarlo con le sue “ragazze”. Ma quando un dolore improvviso lo conduce in ospedale per un sospetto infarto, le tre – Sara (Shulah), Marta (Gastini) ed Emma (Bellina) – faranno subito ritorno dal padre, portandosi dietro le contraddizioni delle loro caotiche esistenze, tra matrimoni non troppo convincenti, ambizioni lavorative e relazioni pronte a naufragare. Oltre alle figlie, la vita di Francesco è popolata anche dai suoi pazienti, dal migliore amico Matteo (Tortora), driver romano trapiantato a Milano, e infine dalla psicologa Anna che ha conosciuto in ospedale e che lo aiuterà ad iniziare insieme un percorso di terapia.

Tutta colpa di Freud è una serie fresca e leggera che cerca di fare da ponte tra il vecchio modello della sit-com, breve e incalzante, e i moderni format legati alla fruizione seriale sulle piattaforme VOD. Un esperimento felice soprattutto se pensato nell’ottica di un prodotto per famiglie che trova il proprio punto di forza nei personaggi. Sono loro, infatti, la benzina che accende le situazioni mostrate sullo schermo nel corso dei quattro episodi su otto che abbiamo visto in anteprima: relazioni, dinamiche, emozioni che legano un ristretto nucleo tra loro, collegandolo con le imprevedibili contraddizioni di un mondo esterno che si rivela una miniera d’oro di sorprese, tra i vertiginosi alti e bassi dell’esistenza.

Il cast è armoniosamente orchestrato dalla presenza, dietro la macchina da presa, di Ravello il quale – come un novello direttore d’orchestra – crea delle perfette armonie d’ensemble lasciando spazio a preziosi assoli: se le tre sorelle Shulah, Gastini e Bellina sono capaci di ricreare una scoppiettante sorellanza sul piccolo schermo, a sorprendere sono i veterani della commedia: Bisio, Bizzarri ma soprattutto Tortora riconfermano l’abilità del loro brillante talento multiforme, capace di spaziare attraverso i media, i linguaggi e i generi, contaminando performance brillanti – ma non prettamente comiche – con il guizzo di genio della pura commedia.

Se è il cast ad arricchire – e a rendere interessante – una serie come Tutta colpa di Freud, rendendola davvero un unicum slegato dall’originale (con il quale condivide solo l’ispirazione di partenza), purtroppo il risultato finale risente ancora della transizione contemporanea da una vecchia concezione della televisione verso nuove frontiere dell’intrattenimento. Nonostante il risultato finale godibilissimo e capace di regalare momenti d’evasione e risate, la serie di Genovese e co. sembra ricercare un respiro internazionale – garantito dal marchio Amazon – ma senza riuscire appieno nell’impresa: la linearità narrativa permette di creare un prodotto pop destinato ad un ampio bacino di pubblico che preferisce “giocare sicuro”, tirando in ballo tematiche universali e al contempo moderne, comuni a tutti ma non troppo originali.

Siccome Tutta colpa di Freud è un prodotto destinato alle famiglie, la regia asseconda la semplicità fluida della fruizione leggera, da commedia, non troppo attenta ai virtuosismi della macchina da presa; i dialoghi sono immortalati tenendo conto che, sulla base di una solida sceneggiatura, una percentuale altissima del risultato finale è però affidato all’improvvisazione; improvvisazione incalzante ma che finisce, spesso, per far girare a vuoto le situazioni, impedendo loro di evolvere. Tutto ciò che succede nel corso dei quattro episodi è parcellizzato e ridotto a un distillato di frammenti di vita che si susseguono sul piccolo schermo, ma senza la forza dirompente di raccontare l’universale partendo dal particolare.

Guarda il trailer ufficiale di Tutta Colpa di Freud

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Tutta Colpa di Freud è una serie fresca e leggera che cerca di fare da ponte tra il vecchio modello della sit-com, breve e incalzante, e i moderni format legati alla fruizione seriale sulle piattaforme VOD
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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