Il Regno, recensione del film con Stefano Fresi e Max Tortora

scritto da: Ludovica Ottaviani

Il Regno è il titolo della nuova commedia diretta da Francesco Fanuele con protagonisti due strepitosi Stefano Fresi e Max Tortora, affiancati dalle “donzelle” Silvia D’Amico e Fotini Peluso. Il termine datato è in parte obbligatorio, viste le suggestioni alla base dell’idea incandescente del film, che si configura come una moderna satira sociale sull’Italia di oggi, i vizi privati, le pubbliche virtù e soprattutto le suggestioni del potere.

Giacomo, poco più che dodicenne, viene rinnegato dal padre e cacciato dal casale di campagna che gli ha dato i primi natali. Trent’anni dopo il ragazzino è diventato un uomo – interpretato da Fresi – che viene richiamato dal fedele avvocato di suo padre, l’eccentrico Bartolomeo Sanna (Tortora) in occasione dei funerali dell’odiato genitore: una volta arrivato nel vecchio casale, scoprirà di aver ereditato il Regno di suo padre, letteralmente un feudo ucronico rimasto nel Medioevo e popolato da una comunità di persone che ha scelto di tornare a una vita più umile, modesta, senza gli assilli della tecnologia. Ma Giacomo non è un integerrimo e sprezzante sovrano come suo padre: riuscirà quindi il re più strampalato della storia a farsi rispettare dai suoi sudditi per poi diventare l’uomo che non è mai riuscito ad essere?

La commedia, colpita nella distribuzione dai disagi causati dalla pandemia di COVID-19, non troverà al momento spazio nelle sale ma potrà tranquillamente essere fruibile da casa a partire dal 26 giugno sulle principali piattaforme streaming tra cui ITUNEs, Google Play, Chily, Sky prima fila, Rakuten, CGHV, Huawei, Infinity, TIMVISION e #iorestoinSALA.

Il Regno parte da un’idea ambiziosa quanto brillante: un’idea che affonda le proprie radici direttamente nelle suggestioni di certe commedie americane degli anni ’80-’90 ma soprattutto nell’universo distopico – e steampunk – segnato da Mark Twain con il suo Uno Yankee alla Corte di Re Artù; un uomo moderno, figlio dei nostri pazzi tempi e delle sue nevrotiche contraddizioni, si ritrova catapultato nel cuore di un’epoca antica, remota e lontana nello spazio-tempo. Questa volta però le macchine del tempo non c’entrano, a trasportare Giacomo nel passato è un’idea folle che somiglia al corrispettivo comico del The Village creato da M. Night Shyamalan per il film omonimo.

Ma un’idea spesso non basta a salvare la tenuta di un film, a maggior ragione se il codice utilizzato è quello della commedia, basato sul minimo comun denominatore della battuta, frutto del connubio perfetto tra ritmo e tempo. L’andamento della sceneggiatura è altalenante, come vittima di una medievale stregoneria: i canonici tre atti in cui è scandito un lungometraggio si contraggono e restringono in modo indefinito, con un set up inesistente riassunto tra titoli di testa – modello Arazzo di Bayeux – e didascaliche battute che riassumono “le puntate precedenti” delle vicende che hanno portato alla nascita del Regno, nei trent’anni di lontananza di Giacomo.

Una sceneggiatura dal ritmo altalenante, contaminata da gag e battute poco incisive, non riesce a dar risalto alla splendida presenza comica del duo Fresi-Tortora, irresistibile quanto di qualità: a parte l’avvocato Sanna interpretato da Tortora – garante di alcune delle migliori battute del film – Il Regno sembra soffrire i tempi ristretti del grande schermo e della commedia media, facendo sognare una trasposizione seriale capace di approfondire, attraverso le puntate, aspetti caratteriali dei personaggi e dinamiche che soffrono altrimenti la perdita della loro dimensione tridimensionale.

Lo spunto che ricorda Twain e un filone della commedia americana subisce un’ulteriore contaminazione nella scelta di inserire, nel corso della narrazione, tanti (troppi) spunti legati alla realtà contingente: la riflessione sull’italiano medio, il Regno che conserva un’eco indipendentista e secessionista, le dinamiche legate all’immigrazione, al ruolo della donna e alla presenza della comunità LGBTQA+… la sensazione è quella di assistere, impotenti e smarriti, ad uno Tsunami, un’onda anomala provocata dall’ingerenza ingombrante del quotidiano sulle spalle – fragili – di un gigante dai piedi d’argilla.

Nonostante le debolezze strutturali e il rammarico di non poter approfondire, a 360 gradi, la conoscenza delle potenzialità di molti personaggi, Il Regno resta comunque un tentativo curioso, ardito ed ambizioso che prova a cambiare il punto di vista ordinario sulla nostra realtà, stravolgendola e rendendola terribilmente irresistibile (e satirica).

Guarda il trailer ufficiale de Il Regno

Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


Siti Web Roma