lunedì, Settembre 20, 2021
HomeIntervisteTutta colpa di Freud, Paolo Genovese: "Una serie dal respiro internazionale"

Tutta colpa di Freud, Paolo Genovese: “Una serie dal respiro internazionale”

Tutta colpa di Freud è la nuova serie scritta da Paolo Genovese e tratta dal film omonimo. Disponibile dal 26 febbraio su Amazon Prime Video.

Tutta colpa di Freud è la nuova serie targata Amazon Prime Video che arriverà, sulla nota piattaforma streaming, a partire dal prossimo 26 febbraio e in autunno in chiaro su Canale 5. Una serie che, come suggerisce il titolo, riprende l’idea alla base dell’omonimo film uscito sette anni fa con la regia di Paolo Genovese (Perfetti sconosciuti, The Place), che qui ritorna come sceneggiatore. Al timone di regia, invece, troviamo Rolando Ravello che è pronto ad orchestrare davanti alla macchina da presa Claudio Bisio (reduce dall’esperienza, targata Sky, di Cops – Una banda di poliziotti) – nei panni dello psicanalista Francesco – Claudia Pandolfi, Max Tortora, Luca Bizzarri, Marta Gastini, Caterina Shulha e Demetra Bellina.

Con otto episodi da 45 minuti ciascuno, Tutta colpa di Freud è una serie originale prodotta da RTI e Lotus in collaborazione con Amazon Prime Video. Un’occasione speciale per riportare in vita una storia larger than life che, già su carta, nasceva come una massiccia analisi dei sentimenti e delle relazioni umane, soprattutto nell’ambito della famiglia. E l’adattamento dal cinema alla tv – in particolare a distanza di anni – ha spinto Genovese a mettersi in gioco in un progetto innovativo e dal sapore internazionale, come ha raccontato il regista-sceneggiatore durante la conferenza stampa:

«Con questa nuova versione seriale di Tutta colpa di Freud abbiamo reinventato la storia rispetto al film: dell’originale rimane l’dea iniziale, cioè quella di un padre che è da solo e deve gestire i rapporti sentimentali delle tre figlie, mentre è circondato da altri personaggi pittoreschi che finiscono per “frequentare” la sua vita. Ma, rispetto al film, le storie prendono una piega diversa e quindi dalla drammaturgia originale la serie finisce per distaccarsi parecchio.

Il prodotto che vedrete è nato da un film con una sceneggiatura lunghissima: avevamo detto, fin dall’inizio, che fare una serie sarebbe stato giusto per raccontare nel migliore dei modi le tre figlie e il loro mondo. Quando Mediaset, tre anni fa, cercava un family per la rete io e il mio team abbiamo proposto subito il film; così la rete ci ha dato fiducia permettendoci di raccontare in più puntate la storia narrata nell’originale. E poi, parliamone: una serie tratta da un film si fa perché il progetto è piaciuto al pubblico; e quando un film va molto bene al botteghino, anche dopo sette anni è più facile pensarla per un adattamento.

Dopo Mediaset, Amazon era – fin dall’inizio – un punto d’arrivo per realizzare una serie con un respiro internazionale più ampio: l’idea alla base è sempre quella di scrivere un prodotto assoluto, esportabile e capace di essere compreso nelle dinamiche ovunque nel mondo. Le dinamiche familiari e sentimentali trattate in Tutta colpa di Freud sono tematiche assolute: poi dipende tutto sempre dal taglio, dalle parole che vengono scelte. Abbiamo cercato di non raccontare, ad esempio, dinamiche umoristiche comprensibili solo nel nostro paese perché la serie non è un prodotto tipicamente italiano. Avete notato, ad esempio, che tutto ciò che adesso realizza la Spagna sembra avere un respiro internazionale? Questo è meraviglioso! Ora Amazon dà l’opportunità di farsi vedere all’estero, poi però se il prodotto funziona viene garantita un’ulteriore dose di visibilità».

Se Genovese ha diretto la versione cinematografica di Tutta colpa di Freud, lo stesso non si può dire della serie dove l’onere è passato a Rovello, già co-sceneggiatore dietro il grande successo di Perfetti Sconosciuti (e co-sceneggiatore del prossimo film del regista Il primo giorno della mia vita):

«No, ho deciso di non dirigere la serie perché, secondo me, bisogna cambiare il punto di vista per vedere cosa cambia nella modalità di raccontare una storia: Rolando è un regista capace, soprattutto nel raccontare le relazioni umane e i rapporti che intercorrono tra le persone. Per un autore, vedere come qualcun altro sia capace di raccontare le proprie storie, è davvero stimolante; una vera sfida da osservare dall’esterno, perché avendo già diretto queste storie so che mi sarei semplicemente seduto e accomodato, adagiandomi su una narrazione che avevo già attraversato».

tutta colpa di freud
Ph. Credit: ©Andrea Miconi

In Tutta colpa di Freud gli argomenti trattati spaziano dalle relazioni umane al complesso rapporto che lega psicanalisi ed emozioni: elementi che, in modo inevitabile, si legano con il vissuto personale e il trascorso di ognuno di noi, in particolar modo con la vita privata delle persone coinvolte nel progetto. Così, se Ravello e Claudia Pandolfi non negano il loro rapporto con la psicanalisi, è Genovese a declinare invece ogni tipo di coinvolgimento autobiografico nella sceneggiatura della serie:

«Allora, un format tv si costruisce tutto in sceneggiatura: ogni dettaglio si decide a tavolino prima di scrivere le otto puntate; poi l’adattamento sul set avviene dopo, in un secondo momento, con gli attori. Ma tutto viene concordato prima, in fase di scrittura. Detto questo… Non c’è nulla di autobiografico nel personaggio dello psicoanalista interpretato da Bisio: capita spesso, agli artisti, di inserire rifermenti personali e autobiografici nelle proprie opere, ma non è il mio caso. Non faccio mai film autobiografici perché il rischio è di raccontare qualcosa di noioso. Le storie che viviamo sono cariche di emozioni, ma rischiamo di diventare noiosi come quando si vede un filmino delle vacanze in casa. Tutto ciò che ci succede finisce nelle nostre storie ma c’è una rielaborazione esterna; i personaggi non si identificano con la nostra vita ma si ispirano ad essa e traggono ispirazione dalla realtà senza trascendere nell’autobiografia.

Per Tutta colpa di Freud, più che pensare ad uno spin-off incentrato su un personaggio specifico, cerchiamo di orientarci piuttosto lungo le traiettorie di una seconda stagione, perché ogni serie parte con la voglia e la volontà di raccontare le storie che si celano dietro ai personaggi. Perché per un prodotto familiare come questo, dove le evoluzioni delle dinamiche tra i singoli personaggi si prestano soprattutto se piacciono al pubblico, solo quando quest’ultimo riesce ad affezionarsi ai protagonisti allora si è raggiunto un obiettivo».

Dopo la “versione di Genovese” sulla scrittura (e sull’idea di un adattamento) di Tutta colpa di Freud, è la volta del cast – rappresentato dalle tre “figlie” televisive Caterina Shulha, Marta Gastini e Demetra Bellina – di Claudia Pandolfi, Luca Bizzarri e Max Tortora raccontare la loro esperienza sul set, che li ha visti protagonisti di un prodotto che ha delle sostanziali differenze diverso all’originale di sette anni fa. Ad esempio Tortora, qui presente nei panni di un personaggio originale, ha riassunto così il suo percorso:

«Il mio personaggio, un autista di NCC che è un romano verace, racconta molta più verità rispetto agli altri; diventa in modo involontario psicanalista più del professionista stesso – Bisio – e il consiglio amichevole che dà si trasforma in diagnosi. È un uomo che conosce la fisiognomica e la psicologia: con la sua auto ha trasportato persone, è uno che ci vede bene già al primo sguardo. Potrebbe essere quasi lo psicanalista del momento, se poi non preferisse rientrare subito nei ranghi della sua quotidianità.

Ammetto che non conoscevo Claudio Bisio di persona, ma ci siamo trovati subito in sintonia perfetta: abbiamo scoperto subito tutti e due un grande amore per l’improvvisazione, che funziona solo se c’è un tappeto perfetto già steso e preparato da qualcun altro in precedenza. Su quello poi abbiamo improvvisato e lavorato, giocando soprattutto sulle differenze tra Milano – dov’è ambientata la serie – e Roma, da dove viene il mio personaggio, grazie soprattutto a quelle piccole differenze che caratterizzavano noi due sia come attori che come personaggi, elementi che ci permettevano quindi di restare sempre “in carreggiata” durante l’improvvisazione».

tutta colpa di freud
Ph. Credit: ©Andrea Miconi

Claudia Pandolfi, invece, ha detto del suo personaggio (una tirocinante pronta a psicanalizzare lo psicanalista Bisio):

«Ciò che ho amato molto di Tutta colpa di Freud è la sua tendenza ad avere uno sguardo approfondito sul femminile, vista anche la presenza di tante donne nel cast. Il personaggio di Claudio Bisio, Francesco, ha un amico maschio – che è Tortora – ma in fondo è tutto basato sulle donne, incentrato su di loro e sul loro mondo. La libertà sul set è garantita da un recinto ben piantato nel quale puoi muoverti liberamente e nel quale puoi sperimentare senza vincoli: ci siamo mossi sul filo, spesso tanto, ma tutto ciò che già accadeva nell’immaginazione ci ha permesso di trasportarlo, infine, sul set. Rimanere su questo confine sottile condito dalla comicità è stato davvero interessante.

Inoltre, nella serie si esplorano tanti fronti diversi, complessi e sfaccettati: ben venga tutto ciò che permette di mostrare le possibilità infinite che sono nascoste dietro l’amore e la vita! Per questo motivo considero il lavoro d’attore come una benedizione, perché c’è sempre un aspetto terapeutico nel nostro lavoro e l’ho usato spesso per avere una risposta, per poter continuare a cercare la felicità all’interno della professione che ho scelto».

A chiudere la lunga chiacchierata è stato Rolando Ravello, regista di Tutta colpa di Freud che ha raccontato così questa nuova avventura seriale:

«Partiamo dal presupposto, visto l’argomento intorno al quale ruota la serie – il ruolo della psicanalisi – che attori e registi in media sono dei danneggiati; danneggiati ma felici, sempre angosciati ma pronti ad utilizzare il proprio lavoro per esorcizzare questi aspetti (ride, NdR). Tutta colpa di Freud è una serie piena di dialoghi fitti e incalzanti, che devono essere immortalati anche a livello tecnico impiegando il maggior numero di macchine da presa: giravamo infatti con due MdP e ci siamo divertiti ad improvvisare tanto; dovevamo sempre spostare la camera al volo per inseguire gli attori, poi per il resto… è stata solo fortuna!

Girare a Milano è stata una vera novità e ciò ha consentito l’ingresso nella serie di personaggi diversi, come l’autista di NCC interpretato da Max Tortora. Sia lui che Claudio Bisio hanno raccontato con ironia le differenze tra Milano e Roma, con la prima avvolta sempre in un’indiscutibile frenesia e la seconda così indolente, elemento che si sono riflessi anche nei loro personaggi».

Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Recenti

- Advertisment - Aggiungi MGM al tuo Prime Video. Di più dei classici che ami!