L’Everest, i ghiacciai d’Islanda, l’Oceano Pacifico, la savana del Sudafrica: c’è forse qualche località esotica del pianeta che Baltasar Kormákur non ha esplorato in trent’anni di carriera? Tra commedie romantiche e thriller polizieschi, soprattutto nell’ultima decade il regista islandese si è distinto per i suoi film survivalisti, divertendosi a mettere grandi star hollywoodiane – Idris Elba, Shailene Woodley, Jake Gyllenhaal, Keira Knightley, Josh Brolin, e la lista continua – in contesti estremi e sempre diversi: uragani, animali feroci, scalate impossibili.
Gatto e topo nella giungla australiana
Alcuni di questi (Everest e Adrift, per esempio) erano basati su storie vere; altri, come il recente Beast, su concept originali. Apex, l’ultima fatica di Kormákur con Charlize Theron e Taron Egerton, appartiene a quest’ultima categoria, e sulla carta ha qualche aspetto in comune proprio con il film in cui Idris Elba dava la caccia a un leone selvaggio, anche se qui preda e predatore appartengono alla stessa specie.
La storia ruota infatti attorno a Sasha (Theron), una scalatrice professionista impavida e impulsiva che ha da poco perso il compagno di vita e di avventure Tommy (Eric Bana) a causa di un incidente. In preda ai rimorsi, si reca in Australia in cerca di nuovi brividi, dove incontra Ben (Egerton), un giovane cacciatore locale che le offre il suo aiuto per esplorare la giungla, un luogo ostile nel quale più di una persona è entrata senza più trovare la via d’uscita. Di tutti i pericoli, tuttavia, Sasha non sa che il più grande di tutti è di ben altra natura.

L’ennesimo “film da divano”?
La sinossi è breve, e come si può evincere il film stesso non va molto oltre a livello narrativo. C’è una protagonista di poche parole e dallo sguardo determinato, duro, segnato dal trauma, che diventa inconsapevolmente l’ultima vittima di un gioco mortale e deve a tutti i costi trovare un modo per sopravvivere. Basta questa semplice premessa, a Kormákur, per imbastire 90 minuti di puro action al cardiopalma, che non offre – ma nemmeno ci prova – nulla di più di ciò che promette.
Sarà anche per questo che Apex approderà direttamente su Netflix, senza alcun passaggio in sala: come Mike & Nick & Nick & Alice di qualche settimana fa, anche questo fa parte di una nuova categoria di “film per la televisione”, dove per televisione si intendono le piattaforme streaming. Budget più corposi e nomi altisonanti non bastano a nascondere l’intento dei produttori di creare una sorta di nuovo genere, da gustare sul divano e da dimenticare tanto in fretta quanto una specifica corsa sulle montagne russe dopo una giornata a Gardaland. Perché di film come Apex, ormai, i cataloghi delle piattaforme sono pieni, quello di Netflix più di tutti.

Theron ed Egerton: un’ottima coppia action
Se non altro, in questo caso c’è l’ottima intuizione di mettere al centro di tutto due dei corpi del cinema d’azione più riconoscibili degli ultimi dieci o quindici anni, quali Charlize Theron e Taron Egerton. Dallo straordinario Mad Max: Fury Road e il riuscito Atomica Bionda in poi, l’attrice sudafricana ha infatti ormai consacrato gran parte della sua carriera a ruoli badass, diventando nel frattempo uno dei volti-simbolo di Netflix (con la saga The Old Guard). In Apex non si discosta affatto da questo stesso concetto, seppur in alcuni momenti il suo volto si apra a una maggiore vulnerabilità.
Egerton, d’altro canto, si era fatto già conoscere come alternativa a James Bond in Kingsman – Secret Service e, anche se negli anni ha dimostrato grande versatilità, un paio d’anni fa è tornato all’action proprio grazie al colosso dello streaming con Carry-On. Dei due, comunque, quello che deve essersi divertito di più è proprio lui, alle prese con una specie di Tarzan dominato da una follia lucida e animalesca, a metà tra Kraven il Cacciatore e Joker, con una punta di Gollum. Non che il suo personaggio possieda chissà quale profondità (né tantomeno la protagonista stessa), ma l’interprete britannico è bravo soprattutto ad andare parecchio sopra le righe senza perdere di credibilità.
Esplosioni di violenza e ritmo serratissimo
Con una coppia come questa, era difficile “sbagliare” completamente un film in cui a farla da padrone non sono certo dialoghi e battute memorabili, quanto piuttosto gli sforzi muscolari, il sudore sulla pelle e le rocambolesche e improvvise esplosioni di violenza dei due protagonisti. Inutile dire, quindi, che Apex si regge sulle proprie gambe quasi esclusivamente grazie alle loro performance, e la regia di Kormákur si limita, abbastanza pigramente, a trovare i modi migliori per esaltare la loro fisicità. Il risultato finale però, anche grazie al ritmo serratissimo, non è del tutto sgradevole. Per un “film da divano”, si intende.


