mercoledì, Maggio 19, 2021
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Tenebre e ossa, recensione della serie fantasy con Ben Barnes

La recensione della serie Tenebre e ossa, tratta dal ciclo di romanzi fantasy di Leigh Barbugo. Dal 23 aprile disponibile su Netflix.

C’è stato un periodo glorioso per il genere fantasy, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio. L’uscita della trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson, se da un lato fece soccombere (letteralmente) la casa di produzione e distribuzione Miramax, dall’altro alimentò l’immaginario cinematografico. Ma, il film di Jackson contribuì anche al rilancio di un genere che curiosamente, durante il corso degli anni, 2000 disperse il suo potenziale in opere anonime finite ben presto nel dimenticatoio, salvo rari casi (Stardust di Matthew Vaughn, tratto dal bellissimo romanzo di Neil Gaiman). Un genere, il fantasy, che ora cerca di conquistare – con alti e bassi – anche la serialità televisiva. Netflix, da par suo, sembra puntarci molto, come testimonia anche la nuova serie Tenebre e ossa, dal 23 aprile disponibile sulla piattaforma streaming.

All’origine c’è un ciclo di romanzi della scrittrice americana Leigh Bardugo, già opzionati nel 2012 dalla Dreamworks, che poi però abbandonò il progetto (presumibilmente a causa degli ingenti costi). A distanza di quasi dieci anni, Netflix – forte della sua liquidità, e costantemente alla ricerca di una nuova “serie evento” – non ci ha pensato due volte a comprarne i diritti per produrre l’ennesimo fantasy. E non è probabilmente un caso se ne ha affidato lo sviluppo, oltre che a Eric Heisserer – già autore delle sceneggiature dell’acclamato (anche fin troppo) Arrival di Denis Villeneuve e del deludente horror Netflix Bird Box), al produttore (esecutivo) Shawn Levy, già dietro al successo (forse mai davvero replicato a livello emozionale) di Stranger Things.

In fondo, negli ultimi anni, Netflix ha pienamente svelato il suo piano d’azione: produrre il più possibile, sperimentare, rischiare, nel tentativo di trovare la serie o il film capaci di fare breccia negli spettatori. Se lato cinema i suoi successi – per quanto notevoli (un nome tra tutti: The Irishman di Martin Scorsese) – sono stati spesso fagocitati da titoli certamente non memorabili, da un punto di vista seriale la società con sede a Los Gatos, in California, ha spesso fatto centro. Naturalmente, dopo un’infinità di tentativi. Abbiamo già detto del successo di Stranger Things, ma si potrebbero citare anche le prime stagioni (colombiane) di Narcos, così come il clamoroso successo – premeditato o imprevisto? – della miniserie La regina degli scacchi. Anche il fantasy ha avuto il suo momento di gloria con The Witcher – divertente perché costantemente sull’orlo del ridicolo -, ma nel complesso tale genere non ha prodotto chissà quante opere di rilievo, nonostante l’enorme sforzo sostenuto da Netflix (basti pensare all’ambiziosa e dimenticabile Cursed). E se invece Tenebre e ossa fosse la serie giusta per dare il là a una nuova avvincente saga?

In un mondo incantato, i territori conosciuti sono da tempi immemorabili divisi da una “Faglia” che attraversa le terre emerse: una coltre fittissima di oscurità, popolata da terrificanti creature alate che divorano tutto ciò che trovano sul loro cammino. Impossibile da aggirare, la Faglia è spesso attraversata coraggiosamente da uomini e donne che hanno necessità di spostarsi tra i diversi regni, nell’attesa (e speranza) che si avveri la leggenda secondo cui un giorno giunga un evoca-luce capace di distruggere quel muro insormontabile. Come se non bastasse, la popolazione è suddivisa in due “categorie”: da una parte le persone “normali”, e dall’altra i cosiddetti Grisha, esseri umani capaci di dominare quella che è chiamata “piccola scienza” (tra di loro c’è chi manipola il fuoco, chi può esercitare il suo potere intellettivo su cose e persone, ecc.).

È questo il mondo che ha sempre conosciuto Alina Starkov (Jessie Mei Li), orfana che, crescendo, è diventata una mappatrice. La sua vita, come quella di tutti gli abitanti del mondo fantastico in questione, vivono “in funzione” della faglia, cercando di carpirne i segreti. Al suo fianco, fin dall’infanzia, c’è l’amico Mal (Archie Renaux), che di mestiere fa invece il tracciatore (soldato incaricato di esplorare i territori non conosciuti). Quando i due saranno costretti a partire per un viaggio esplorativo all’interno della Faglia, un’accadimento straordinario cambierà per sempre le loro vite, facendo incrociare le loro strade con l’affascinante e tenebroso generale Kirigan (Ben Barnes).

Parallelamente alle disavventure di Alina e Mal, anche altri personaggi si trovano costretti a fare i conti con la Faglia, nell’ottica di assicurarsi un futuro migliore (grazie a una notevole somma di denaro). Proprietario di una bisca, Kaz (Freddy Carter) è intenzionato a varcare la coltre d’oscurità per conto di un facoltoso uomo d’affari che mette sul banco 1 milione di danari. Ad accompagnarlo saranno il fido ed eccentrico pistolero Jesper (Kit Young) e la sua informatrice Inej (Amita Suman).

tenebre e ossa
SHADOW AND BONE (L to R) BEN BARNES as THE DARKLING / GENERAL KIRIGAN and JESSIE MEI LI as ALINA STARKOV in SHADOW AND BONE Cr. COURTESY OF NETFLIX © 2021

Rispetto al già citato The WitcherTenebre e ossa si affida a una narrazione più canonica. Niente compenetrazione tra molteplici temporalità, ma diverse storie che procedono parallelamente e che, prima o dopo, sono destinate ad intersecarsi. Ambientato in un suggestivo (e, per certi versi, bizzarro) universo steampunk di evidente ispirazione russo-sovietico-zarista, la serie tratta dai romanzi di Leigh Bardugo (anche produttrice esecutiva) cattura fin dalle prime puntate per il buon ritmo, e coinvolge riuscendo a trascinare lo spettatore al cospetto di una realtà fantastica che – pur tenendo conto di tutti i cliché tipici del genere – mantiene una sua identità innovativa e colpisce anche per le affascinanti ambientazioni.

La Faglia, da questo punto di vista, è sicuramente l’elemento scenico che colpisce maggiormente l’immaginario. Eppure, abilmente la serie diretta nella sua totalità da Lee Toland Krieger (Adaline – L’eterna giovinezza) non ne rimane prigioniera. Vista quasi sempre dall’esterno, la Faglia è mostrata allo spettatore dall’interno poche centellinate volte. Che sia stato per ragioni produttive o meno, questo non è dato saperlo; ma la scelta (o l’imposizione) ha certamente pagato, aumentando il mistero circa la terribilità della nebulosa fenditura e le sue misteriose origini: la leggenda narra di un signore oscuro, l’eretico nero, che la generò grazie al suo immenso potere.

Tra disavventure di vario genere, colpi di scena (qualcuno un po’ troppo telefonato, a dire il vero), la serie procede spedita, senza intoppi verso un finale che naturalmente, se da un lato tende a sciogliere diversi nodi narrativi, dall’altro ne lascia molti altri ancora ben stretti, lasciando così spazio alla possibilità di una seconda stagione. Un’eventualità che speriamo possa concretizzarsi presto in realtà. Perché, al di là di qualche ingenuità di troppo, Tenebre e ossa è una serie godibile che intrattiene senza pretese, ben supportata da effetti speciali talvolta sorprendenti e da scelte di casting decisamente azzeccate.

Se convincenti sono i giovani attori protagonisti – ma che volti interessanti hanno Jessie Mei Li e Archie Renaux! -, una nota di merito va senza ombra di dubbio al fu Principe Caspian Ben Barnes. Da giovane cavaliere senza macchia e senza paura protagonista secondo capitolo cinematografico de Le cronache di Narnia, l’attore britannico – insospettabilmente portato per i ruoli da villain (la serie The Punisher) – dà vita nella nuova serie Netflix a un personaggio tanto tragico quanto ambiguo che più di una volta ruba la scena.

Guarda il trailer ufficiale di Tenebre e ossa

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Ambientato in un suggestivo universo steampunk di evidente ispirazione russo-sovietico-zarista, la serie Tenebre e ossa cattura fin dalle prime puntate per il buon ritmo, e coinvolge riuscendo a trascinare lo spettatore al cospetto di una realtà fantastica che - pur tenendo conto di tutti i cliché tipici del genere - mantiene una sua identità innovativa e colpisce anche per le affascinanti ambientazioni.
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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