La dittatura militare instaurata in Cile dal generale Augusto Pinochet, con l’appoggio esterno degli USA della dottrina Kissinger, è stato uno dei capitoli più sanguinosi del secolo scorso. Un regime spietato che ha perseguitato, fra arresti e torture, decine di migliaia di persone con oltre 3000 morti accertate, mentre il numero dei desaparecidos, il cui destino rimane tutt’oggi incerto, si aggira attorno al migliaio. Quella inflitta dal golpe dell’11 settembre 1973 è stata una ferita profonda che non poteva lasciare indifferente il mondo dell’arte (il quadro “Sogno di fantascienza” di Christian Olivares), soprattutto nelle sue forme più spiccatamente narrative come cinema e letteratura.
Una produzione tutta cilena
Non è un caso che il culmine drammatico della saga familiare raccontata da “La casa degli spiriti”, bestseller della scrittrice cilena Isabel Allende, sia proprio ambientato durante quel periodo buio. Quello della Allende, infatti, è un romanzo significativo, che sintetizza sessant’anni di tumultuosa storia del paese latinoamericano, svelando le tensioni sociali all’origine di quella terribile dittatura da un punto di vista intimo, quello della famiglia Trueba, con anche un pizzico di realismo magico.
Romanzo che è stato trasposto al cinema, durante i primi anni ’90, nella versione laccata del regista danese Billie August (Pelle alla conquista del mondo), con un cast dal pedigree hollywoodiano colpevolmente anglofono (Meryl Streep, Jeremy Irons, Glenn Close). Ci pensa a riportare l’opera letteraria dell’Allende alle sue radici latine la nuova miniserie La casa degli spiriti, produzione questa volta tutta cilena, curata dalle showrunner Francisca Alegria e Fernanda Urrejola (le due autrici avevano già collaborato in patria al film La vaca que cantó una canción hacia el futuro, da noi ancora inedito).

Di cosa parla La casa degli spiriti?
Disponibile in streaming su Prime Video, questo adattamento seriale mette in scena, in modo sicuramente più dettagliato della sua controparte cinematografica, la storia del brutale latifondista Esteban Trueba (Alfonso Herrera) e della sua famiglia. Un racconto di lotta di classe e tragedie familiari, spesso annunciate dalle doti di chiaroveggenza della moglie Clara (interpretata prima da Nicole Wallace, poi da Dolores Fonzi nella sua versione adulta), mentre sullo sfondo degli otto episodi si avvicendano eventi cruciali della storia del paese.
Oltre la saga familiare, la storia di un’intero paese
La casa degli spiriti è sì una cronaca familiare, ma anche la storia delle tensioni che hanno animato la vita politica e sociale del Cile durante buona parte del ‘900. Un racconto che, partendo da un punto di vista strettamente privato, cerca di tratteggiare un affresco più ampio, in grado di sintetizzare in modo semplice ma esemplare il complesso passato della nazione sudamericana. Al centro di tutto, il conflitto fra braccianti e padroni, uno dei principali propellenti che hanno alimentato i drammatici cambiamenti del paese.
Questa dimensione rurale di sfruttamento e profonde diseguaglianze, ma anche di questioni private, ricorda, per certi versi, saghe storiche che attraversano generazioni, come Novecento di Bernardo Bertolucci, solo che qui, più che cercare una crasi tra il cinema hollywoodiano e il realismo socialista, si guarda al melodramma classico e alla stilizzazione delle telenovelas. La casa degli spiriti, infatti, non disdegna alcuni momenti drammatici dai toni decisamente enfatici e caricati, così come non si fa mancare una tormentata storia d’amore interclasse fra Blanca (da giovane Sara Becker, poi la stessa Urrejola), la figlia del padrone, e il contadino rivoluzionario Pedro (Nicolás Contreras, poi Pablo Macaya).

Fra elementi fantastici e toni da tragedia greca
Vicende a cui l’elemento fantastico delle premonizioni conferisce quell’ineluttabile senso di sciagura da tragedia greca, in quella che è essenzialmente anche una storia su un circolo di violenza, dove gli abusi commessi dal patriarca si ripercuotono sulla sua discendenza. Ma visto che tutta la storia della famiglia Trueba è raccontata da un narratore interno, la nipote Alba (Rochi Hernández), la parte soprannaturale potrebbe benissimo essere una suggestione tramandata dalla nonna Clara alla ragazza.
Questa nuova trasposizione della celebre opera di Isabel Allende ha indubbiamente i suoi limiti (la sopraccennata sensazione, in alcuni momenti eccessivamente sopra le righe, di stare guardando qualche telenovela sudamericana), ma riesce a risultare, nel complesso, una visione perlopiù piacevole e appassionante. La casa degli spiriti si dimostra anche capace, nella sua ultima parte, di trasmettere con efficacia la tragedia del drammatico colpo di stato cileno.


