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La legge di Lidia Poët Stagione 3, recensione della serie Netflix con Matilda De Angelis

Dopo il successo delle precedenti annate, dal 15 aprile torna su Netflix La legge di Lidia Poët con la sua terza e ultima stagione.

Jumping the shark”, ovvero “saltare lo squalo”, è la celebre frase, coniata dal critico e conduttore radiofonico Jon Hein, usata per descrivere quando una serie cinematografica o televisiva, dopo aver toccato il suo apice, entra irrimediabilmente in una fase calante. Quando la formula ha esaurito tutto quello che poteva dire e gli autori sono ormai ridotti a tentare qualsiasi cosa, anche le soluzioni più assurde, pur di mantenere alta l’attenzione del proprio pubblico (l’espressione deriva da un famigerato episodio di Happy Days, dove un Fonzie in trasferta in California si imbarca nell’ardita impresa di saltare uno squalo tigre mentre è intento a fare sci nautico).

Il fatidico “salto dello squalo”

Soprattutto in ambito televisivo, sono tante le serie che non hanno saputo quando fermarsi, compromettendo in parte, o addirittura totalmente, la propria eredità. Basta pensare a questi ultimi giorni, con l’acceso dibattito sul primo episodio della terza stagione di Euphoria, accolto con scarso entusiasmo da larga parte dei fan, ormai in attesa di un seguito da ben quattro anni. Ma ne sono esempio ancora più lampante quelle serie che hanno continuato ad andare avanti a oltranza, accumulando stagioni su stagioni sempre più assurde e sconclusionate (Supernatural, Grey’s Anatomy).

In certi casi, sapersi fermare è un’arte tanto quanto quella dell’intessere trame appassionanti. Ne sanno qualcosa i ragazzi di Groenlandia, fra le più interessanti realtà produttive italiane, con la loro decisione di mettere la parola fine alle indagini dell’avvocatessa Lidia Poët, prima che la sua rodata formula gialla abbia potuto esaurire qualsiasi briciolo di interesse ancora rimasto. L’intuitiva e caparbia assistente legale, come sempre interpretata dall’affascinante Matilda De Angelis, torna infatti su Netflix nella terza e ultima stagione de La legge di Lidia Poët, composta come sempre da sei episodi, tutti disponibili in streaming a partire dal 15 aprile.

La legge Di Lidia Poët. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

Dove eravamo rimasti…

Dopo l’elezione del fratello Enrico (Pier Luigi Pasino) a deputato, l’agenda politica a sostegno dei diritti delle donne di Lidia (De Angelis) sembrerebbe procedere a gonfie vele. Ma una figura del suo passato, l’amica dei tempi dell’università Grazia Fontana (la new entry Liliana Bottone), torna nella vita della giovane a portare scompiglio. Mentre si avvicendano vari intricati casi, infatti, i Poët avranno anche il gravoso compito di difendere la succitata dall’accusa di omicidio premeditato ai danni del violento marito. Un processo che rischia di compromettere anche l’approvazione in parlamento della legge voluta fortemente da Lidia.

Il ritorno in una Torino tardo-ottocentesca

Questa terza stagione de La legge di Lidia Poët ci riporta all’ombra della Mole, ormai quasi completata, nella sua Torino tardo-ottocentesca. Come di consuetudine, la ricostruzione dell’ambientazione storica è efficace, con un occhio di riguardo verso i costumi (i variopinti vestiti sfoggiati da Lidia, accompagnati dagli immancabili cappellini coordinati, sono sempre una gioia per gli occhi), valorizzata dalla sempre splendida fotografia dalle spiccate ispirazioni pittoriche (ne avevamo parlato anche in occasione della seconda annata).

Un’epoca di grandi cambiamenti, non solo dal punto di vista scientifico e tecnologico, ma anche di quello sociale. Un aspetto che la serie ci ha ripetutamente tenuto a sottolineare, con la sua eroina sempre pronta a ergersi a paladina degli emarginati, non solo delle donne (nei casi che dovrà affrontare, in questa nuova manciata di puntate, avrà come clienti circensi e artisti in sospetto di omosessualità). Viene rievocata anche l’ombra, troppo spesso ignorata, del colonialismo italiano, con un episodio dalle inquietanti similitudini con l’infame storia di Montanelli e della sua sposa bambina.

La legge Di Lidia Poët. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2026

Una degna conclusione per La legge di Lidia Poët

La legge di Lidia Poët ripropone tutti gli ingredienti più riusciti delle stagioni precedenti, in un mix ben dosato di detection, romanticismo e ironia (sempre ottima la De Angelis nei duetti con le sue controparti maschili). Il valore aggiunto, questa volta, è rappresentato da una trama orizzontale dall’impatto emotivo più convincente, in cui la nostra protagonista sarà coinvolta come non mai sul piano personale. L’elemento sentimentale, spesso più esornativo che altro, è qui utilizzato per caricare ulteriormente il peso del caso principale: il procuratore Fourneau (Gianmarco Saurino), con cui Lidia intrattiene una relazione dalla fine della scorsa annata, si ritroverà infatti contrapposto all’amata in tribunale, causando non poche tensioni nel loro rapporto.

Una stagione dove anche l’aspetto legal è più preponderante del solito (mai nella serie si era passato così tanto tempo in aula, tra testimonianze cruciali alla sbarra e arringhe). Tutte scelte che fanno di quest’ultima avventura dell’intrepida avvocatessa la più riuscita delle tre. In questo caso, gli autori sono stati sicuramente capaci di dare a La legge di Lidia Poët una chiusura degna, prima che le idee fossero completamente esaurite. La migliore produzione seriale italiana targata Netflix se ne va, fortunatamente, con il botto.

Guarda il trailer ufficiale de La legge di Lidia Poët S3

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Torna La legge di Lidia Poët con la sua terza e ultima stagione. Un'annata che ripropone tutti i punti di forza delle precedenti, dalla piacevole ambientazione storica all'efficace mix di detection e ironia, con l'aggiunta di una trama orizzontale più convincente del solito, dove la nostra protagonista sarà coinvolta sul piano personale come non mai. La migliore produzione seriale italiana targata Netflix si chiude probabilmente con la sua stagione più riuscita.
Marco Scaletti
Marco Scaletti
Prima sono arrivati i fumetti e i videogiochi, dopo l'innamoramento totale per il cinema e le serie tv. Consumatore onnivoro dei generi più disparati, dai cinecomics alle disturbanti opere del sommo Cronenberg | Film del cuore: Alien | Il più grande regista: il succitato Cronenberg o Michael Mann | Attore preferito: Joaquin Phoenix | La citazione più bella: "I gufi non sono quello che sembrano" (I segreti di Twin Peaks)

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