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Mr. Nobody Against Putin, recensione del documentario di David Borenstein e Pavel Talankin

Arriva in Italia Mr. Nobody Against Putin, documentario sull'indottrinamento nelle scuole russe da parte del regime, vincitore dell'Oscar 2026. Dal 16 aprile in sala grazie a ZaLab.

Pavel “Pasha” Talankin è un insegnante in una scuola elementare di Karabash, città russa situata negli Urali e famosa per essere stata riconosciuta dall’Unesco per essere la più inquinata al mondo. L’aspettativa di vita è di soli 38 anni, dice Pavel (che ne ha 33), e gli abitanti sono solo 10 mila perché i restanti 40 si sono trasferiti altrove per cercare di sfuggire a questa condanna a morte. Ma Mr. Nobody Against Putin non è, come suggerisce il titolo, un documentario sulle terribili condizioni ambientali di una limitata area del Paese, no. È qualcosa di molto più grande: è il ritratto raggelante di un’intera nazione. 

Più nello specifico, il ritratto di come il regime autoritario di Vladimir Putin ha trasformato l’educazione scolastica dopo l’invasione dell’Ucraina, nel 2022, con una serie di provvedimenti volti all’indottrinamento delle giovani menti che in futuro, nei suoi piani, diventeranno facilmente burattini al suo servizio. Si inizia quasi con cautela, senza ricorrere ad alcuna espressione di violenza. Basta la diffusione di propaganda mascherata da lezioni di storia, la recita di poesie di guerra e la memorizzazione di informazioni false, manipolate e manipolatorie. Per iniziare. Dopodiché, gradualmente, si passerà a vere e proprie dimostrazioni pratiche sull’uso delle armi, divise e marce militari. 

Mr. Nobody Against Putin. Credits: Pavel Talankin

Da vittime a (possibili) carnefici?

Già solo le immagini di bambini (!) che con noncuranza prendono in mano un fucile, si mettono in pose instagrammabili e cercano di sembrare cool, hanno dell’incredibile. Lo diceva anche il personaggio di Zendaya in The Drama, che quando era adolescente era stata attirata dal fascino di vedersi imbracciare un’arma, dal look e dall’aura di potenza che conferisce. Mr. Nobody Against Putin è pieno di questi piccoli volti che osservano e ascoltano – un po’ curiosi, un po’ perplessi – cose che non dovrebbero né vedere né sentire, che si affacciano (costretti) a quel mondo – che di per sé non dovrebbe esistere – fin troppo prematuramente. 

In un certo senso qui viene mostrata l’altra faccia della medaglia rispetto a un film come La voce di Hind Rajab, dove di bambina ce n’era solo una e non appariva mai. Kaouther Ben Hania aveva scelto una strada forse ancora più forte ed estrema, lasciandoci soffrire ed empatizzare per delle flebili onde sonore sullo schermo di un computer. Da un lato una vittima di un crimine orrendo, dall’altro un’infinità di anime, non meno vittima di un crimine orrendo, che piano piano verranno corrotte fino a compiere loro stessi, un giorno, dei crimini orrendi. Chissà chi saranno le loro personali Hind Rajab. 

Mr. Nobody Against Putin. Credits: Pavel Talankin

È nato un regista

Anche fermandoci qui, Mr. Nobody Against Putin sarebbe una grandissima opera: di denuncia, di cinema, di arte che trascende sé stessa e diventa qualcosa di decisamente più importante. C’è però un momento fondamentale, che rappresenta la chiave interpretativa dell’intero film e lo rende straordinario. Avviene quando Pavel, dopo diverso tempo passato a filmare passivamente le lezioni propagandistiche, si rende conto di avere a sua volta un’arma a disposizione: una macchina da presa. Come Peter Parker, comprende che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”, e nell’istante in cui l’indignazione prende il sopravvento sulla rassegnazione, sulla paura, e sceglie consapevolmente di agire (nel limite delle sue possibilità), ecco che la sua origin story è finalmente completa: è nato un regista.

E cos’è un regista, se non un individuo in grado di plasmare la realtà, filtrandola attraverso un obiettivo? Pavel fa esattamente questo, e pur essendo un po’ acerbo, non ha nulla da invidiare a tutti i grandi cineasti che hanno disertato le posizioni dei loro governi. In effetti, con le sue riprese clandestine, Mr. Nobody Against Putin a tratti assomiglia a uno dei capolavori di Jafar Panahi, Taxi Teheran. Nello sguardo di Pavel Talankin (e del co-regista David Borenstein, collaboratore da dopo l’esilio autoinflitto del giovane russo), il lavaggio del cervello si trasforma in un atto di ribellione silenzioso e invisibile, mentre le apparentemente innocue immagini quotidiane diventeranno, una volta assemblate e montate, un potentissimo j’accuse nei confronti del regime di Putin. E solo del regime, in realtà, perché Pavel – ci tiene a sottolinearlo – ama la Russia più di chiunque altro. 

Mr. Nobody Against Putin. Credits: Pavel Talankin

Una breve riflessione sugli Oscar

Il problema è che ama una versione della sua nazione che non esiste più, o forse non è mai esistita, perciò non ha altra scelta che rifugiarsi nei simboli dell’Occidente – la maglietta del McDonald’s, la musica di Lady Gaga, le foto di Hermione Granger e Severus Piton (o Snape, per chi ha letto le edizioni moderne di Harry Potter). Può essere che sia anche per questa idea nutrita da Pavel – appena accennata e ormai defunta da tempo, ma comunque idilliaca – dell’America come luogo in cui riporre le proprie speranze e aspirazioni, che Mr. Nobody Against Putin è dapprima entrato nella cinquina dei documentari candidati agli Oscar 2026, e poi ne è risultato vincitore. 

Strano invece (per modo di dire) che, a differenza dell’edizione precedente (dove aveva trionfato No Other Land), quest’anno film strepitosi come Put Your Soul on Your Hand and Walk, o lo stesso La voce di Hind Rajab, tanto acclamato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, siano stati pressoché ignorati. Senza nulla togliere a questo film e al suo più che meritato riconoscimento, il dubbio è legittimo: che il genocidio in Palestina sia ora una verità scomoda perfino per l’Academy? 

Guarda il trailer ufficiale di Mr. Nobody Against Putin

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Già solo le immagini di bambini (!) che imbracciano un fucile e si mettono in pose instagrammabili basterebbero a rendere Mr. Nobody Against Putin una grandissima opera di denuncia, di cinema che trascende sé stesso e diventa qualcosa di molto più importante. Ma il film fa un passo ulteriore, testimoniando la nascita di un regista consapevole dei propri mezzi, e in quel momento diventa straordinario.

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Già solo le immagini di bambini (!) che imbracciano un fucile e si mettono in pose instagrammabili basterebbero a rendere Mr. Nobody Against Putin una grandissima opera di denuncia, di cinema che trascende sé stesso e diventa qualcosa di molto più importante. Ma il film fa un passo ulteriore, testimoniando la nascita di un regista consapevole dei propri mezzi, e in quel momento diventa straordinario.Mr. Nobody Against Putin, recensione del documentario di David Borenstein e Pavel Talankin