Che regista interessante, Kristoffer Borgli. The Drama – Un segreto è per sempre è già il suo quarto film, eppure non ne ha ancora sbagliata una: spaziando tra una satira sull’ossessione di rimanere al centro dell’attenzione (prima ancora che arrivasse The Substance), un thriller sulla collettività dei sogni e a una commedia nera sulle ipocrisie occidentali, questo giovane norvegese ha già dimostrato grande versatilità e ha tutte le carte in regola per diventare uno dei più grandi autori dei prossimi anni. Non a caso, pare già essere diventato un beniamino di A24, il rifugio sicuro degli indipendenti, dei visionari, di quei cineasti che vogliono diffondere il proprio sguardo sul mondo al pubblico più ampio possibile.
Insieme alla casa di produzione newyorkese, Borgli aveva realizzato anche il precedente Dream Scenario – Hai mai sognato quest’uomo?, ad oggi ancora la sua opera migliore. Perché? Perché era un film straordinariamente lucido sulle paranoie del contemporaneo, sull’impossibilità di distinguere la realtà dall’illusione, perché rispolverava le doti di un ottimo Nicolas Cage (in un ruolo atipico, e un anno prima di Longlegs), e perché il finale apriva a un’infinità di altri possibili film, di storie parallele da esplorare, in quell’universo dove perfino i sogni rinunciavano al diritto alla privacy e smettevano di essere del tutto “nostri”.

Sfuggire ai cliché
Non che The Drama non sia all’altezza, tutt’altro. La grande capacità del regista di prendere uno spaccato sociale ed evidenziarne luci ed ombre è ancora intatta, così come il suo spiccato senso dell’umorismo (ancora una volta, è anche sceneggiatore), che non dimentica di lasciare spazio ai momenti drammatici. Si tratta semplicemente di un film dalla portata più intima, fagocitata dalle vicende dei due protagonisti assoluti, Zendaya e Robert Pattinson, qui nelle vesti di Emma e Charlie, due giovani innamorati in procinto di sposarsi. A non essere per nulla ingabbiata, invece, è la macchina da presa di Borgli, libera di esplorare la psiche dei suoi personaggi e di cambiare registro senza soluzione di continuità.
L’inizio – lo ammetterà anche Pattinson/Charlie – è da commedia romantica pura, con il classico incontro casuale: due persone, un bar, un libro e un paio di cuffie. Lui nota lei e tenta un goffo approccio, fingendo di conoscere il libro che la ragazza sta leggendo: che Charlie sia uno dei cosiddetti “maschi performativi”? Non proprio, anche se questa è decisamente una loro caratteristica. Emma, comunque, non si accorge di nulla: ha un orecchio sordo. La chimica tra i due attori è palpabile già in questa breve sequenza, che però ha odore di cliché. Ma Borgli lo sa e vi sfugge immediatamente, anche perché la nascita della storia d’amore è l’ultima cosa che gli interessa.

Tra Godard e grossi colpi di scena
Per tutta la prima parte (e anche dopo, in alcuni momenti) The Drama assomiglia a un film della Nouvelle Vague, un omaggio al primo Godard di Fino all’ultimo respiro, con improvvisi e frizzanti jump cut che si spostano da una parte all’altra, di ricordo in ricordo, mentre nel presente Charlie ed Emma sono nel pieno dei preparativi per le nozze imminenti. Non capiterà di rado di vedere la fine di una discussione prima dell’inizio, e il regista è abile a sfruttare questo stratagemma anche nella costruzione di una crescente tensione, con immagini fulminee che preannunciano un futuro disastroso.
Quello che dovrebbe essere il matrimonio perfetto della coppia perfetta subisce infatti una battuta d’arresto inaspettata. Non possiamo svelare il colpo di scena specifico, primo perché è il grosso segreto che la promozione stessa del film sta cercando di tenere nascosto il più a lungo possibile, secondo perché è talmente forte e talmente game changer da diventare la base del film stesso, sulla quale si fondano quasi tutti i suoi sottotesti. Possiamo però dire che The Drama va a toccare una problematica smaccatamente americana, una che forse noi europei (così come nel resto del mondo) sentiamo meno vicina, ma non per questo poco attuale.

Una questione culturale
La frase “è una questione culturale” non viene pronunciata a caso da Pattinson, britannico fino al midollo come il suo personaggio, che diventa l’inevitabile alter ego di Borgli: lo spettatore può così assistere allo svolgersi degli eventi attraverso la sua percezione, attraverso il suo sguardo esterrefatto e attonito di chi ha improvvisamente realizzato di trovarsi in un luogo dove tutti sono totalmente fuori di testa. In quanto europeo, del resto, il regista può permettersi di affrontare il tema da un punto di vista esterno, che prevedibilmente non è affatto indulgente, anzi a tratti diventa impietoso.
Gli Stati Uniti d’America di The Drama – come in Una battaglia dopo l’altra, e quindi in modo non troppo diverso da quelli reali – sono infatti una nazione che sta perdendo la bussola, un covo di contraddizioni interne che, a poco a poco, creano piccoli strappi in un tessuto fragilissimo, fino a rischiare di strapparlo del tutto. Il che si riflette in primis sulla condizione psicologica degli individui, e in seguito arriva a distruggere completamente le tradizioni millenarie dell’Occidente. Come il matrimonio, appunto, così irrilevante, da un certo punto in poi, da avvenire addirittura off screen.

Zendaya e Pattinson: la coppia perfetta?
Per fare tutto questo, forse solo due monumentali interpreti come Zendaya e Robert Pattinson – che nelle loro carriere hanno partecipato a qualsiasi tipo di progetto: cinecomic, popolarissimi adattamenti letterari, serie televisive e film super indipendenti – potevano fare sì che Borgli riuscisse nell’impresa. Non ce ne voglia il resto del cast, tutti assolutamente in parte (va menzionata almeno l’altra coppia del film, formata da Mamoudou Athie e Alana Haim, protagonista di Licorice Pizza), ma è come se la semplice presenza di queste due star dall’enorme richiamo annullasse le potenziali controversie nel trattare argomenti così delicati, specie per il pubblico oltreoceano.
Inutile dire che entrambi sono perfetti, lei nella sua disarmante innocenza che si mescola a una misteriosa ambiguità, lui con i suoi piccoli manierismi da topo di biblioteca impacciato e timido. Quasi senza farlo apposta, Charlie sembra un incrocio tra il Peter Parker pre morso di ragno e Harry Potter, due personaggi (e due saghe cinematografiche) a cui sia Zendaya che Pattinson sono rispettivamente legati. The Drama, tra l’altro, segna l’inizio di un 2026 dove i due compariranno spesso insieme: quest’estate li vedremo in Odissea di Christopher Nolan, mentre a dicembre in Dune – Parte 3, l’ultimo (?) capitolo della saga fantascientifica di Denis Villeneuve. Se le premesse sono queste, non c’è di che temere. E intanto, come si dice in gergo, buona la prima.


