I fumetti di supereroi hanno una qualità che li distingue da altre pubblicazioni simili, soprattutto da quelle di genere fantastico e fantascientifico: l’essere ambientate nella nostra realtà. Un’occasione per riflettere sui temi caldi della contemporaneità, come nella celebre saga fumettistica, uscita durante la prima decade del 2000, “Civil War”, reinterpretazione in salsa marvelliana delle contraddizioni degli Stati Uniti post-11 settembre, con la loro moralmente ambigua guerra al terrore.
Una riflessione sulla contemporaneità
In un’America sempre più divisa dalle azioni della seconda presidenza Trump, con gli uomini dell’ICE che imperversano per le strade di alcune delle più importanti città del paese, trascinando fuori dalle proprie abitazioni persone inermi e arrivando addirittura a un utilizzo letale della forza, ci pensa la serie tv Daredevil: Rinascita a raccogliere il testimone di questa propensione degli albi a fumetti.
La seconda stagione, disponibile in streaming a partire dal 25 marzo in esclusiva su Disney+, infatti, porta le vicende messe in piedi dalla prima annata alle loro estreme conseguenze, con una New York essenzialmente trasformata in uno stato di polizia. L’eroico alter ego dell’avvocato non vedente Matt Murdock e i suoi alleati sono, questa volta, messi di fronte a una bella sfida, come sempre partorita dalla mente dello showrunner Dario Scardapane (The Bridge, The Punisher). Tornano anche i lead director Justin Benson e Aaron Moorhead (l’horror dal sapore lovecraftiano The Endless), alla regia dei primi due episodi.

Dove eravamo rimasti…
Manipolando l’opinione pubblica, grazie anche al suo ambizioso responsabile della comunicazione Daniel Blake (Michael Gandolfini), il sindaco Fisk (il sempre ottimo Vincent D’Onofrio) ha ormai in pugno l’intera città. La sua task force anti-vigilanti spadroneggia per le vie di New York, mettendo a tacere tutti gli oppositori dell’ex Kingpin del crimine. Ma il suo acerrimo nemico, il supereroe cieco Daredevil (Charlie Cox), come sempre affiancato dall’amica Karen Page (Deborah Ann Woll), non ha intenzione di arrendersi.
Un mondo dove lo status quo è stato sovvertito
Agenti in tenuta paramilitare marciano per le strade della Grande mela arrestando cittadini innocenti. Ogni tentativo di protesta è represso nella violenza. Lo scenario di questa seconda stagione di Daredevil: Rinascita ricorda da vicino, come sopraccennato, le drammatiche immagini provenienti dagli USA che, nell’ultimo periodo, vediamo quotidianamente al telegiornale, in una realtà che ha ormai superato la finzione sopra le righe dei cinecomics (c’è da avere davvero paura…).
Un mondo dove lo status quo è stato sovvertito da un pazzo megalomane senza scrupoli, che ricorda da vicino non solo la cronaca recente, ma anche altre opere di ispirazione fumettistica come Il cavaliere oscuro – Il ritorno, capitolo conclusivo della trilogia dedicata a Batman dal regista Christopher Nolan. Anche qui assistiamo a processi farsa ai nemici del dittatore appena insediatosi, un po’ come nel tribunale rivoluzionario presieduto dallo Spaventapasseri nel film diretto da Nolan, che prendeva ispirazione, fra le altre cose, da “Racconto di due città” di Dickens.

Daredevil: Rinascita entra nel vivo
Dopo una prima stagione preparatoria, la storia di Daredevil: Rinascita entra nel vivo, con molta più azione (come in precedenza, si riprendono le elaborate coreografie di combattimento, così come la violenza marcata, del vecchio show Netflix) e un protagonista che, finalmente, passa più tempo dietro la maschera che in giacca e cravatta (il costume sfoggiato è questa volta nero, simile a quello indossato dall’eroe nel ciclo a fumetti scritto da Charles Soule, fra le principali ispirazioni della serie).
Ma nonostante una trama più ambiziosa e potenzialmente di proporzioni epiche, questa seconda annata, come la precedente, fatica ancora un po’ dal punto di vista narrativo, non riuscendo mai a far davvero appassionare alle vicende legate ai suoi nuovi personaggi (la parte dedicata a Daniel e al suo rapporto con la reporter BB Urich, per esempio, suscita zero interesse), mentre quelli della serie storica continuano a vivere di rendita.
Un finale trascinante e per niente scontato
Daredevil: Rinascita, fortunatamente, è salvata da un finale trascinante e per niente scontato, con una resa dei conti da brividi fra il vigilante di Hell’s Kitchen e la sua spietata nemesi (l’interpretazione di D’Onofrio tocca vette prima inedite, dipingendo Kingpin come una forza inarrestabile e ormai fuori controllo). Un epilogo sullo sfondo di un tribunale, che mutua una trovata dalla bellissima run a fumetti di Mark Waid e Chris Samnee, dove Matt Murdock/Daredevil riafferma con forza la sua fiducia nella legge e nelle istituzioni.


