HomeRecensioniNino, recensione del film di Pauline Loques con Théodore Pellerin

Nino, recensione del film di Pauline Loques con Théodore Pellerin

Dopo i passaggi ai Festival di Cannes, Toronto e Roma, arriva al cinema Nino, esordio alla regia di Pauline Loques con protagonista Theodore Pellerin. Dal 30 aprile nelle sale con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures.

Venerdì. Una figura silenziosa cammina per le strade di Parigi. Attraversa ponti, strade, giardini, la metropolitana. Sembra un fantasma, una presenza eterea che passa inosservata. Invece è Nino, un giovane uomo di 29 anni (interpretato da Théodore Pellerin, che di recente ci ha parlato del film) che probabilmente ricorderà quel giorno come uno dei più sfortunati della sua vita. Ha infatti appena scoperto di avere un tumore alla gola, generato da una malattia sessualmente trasmissibile.

Non è uno dei peggiori, le probabilità di sopravvivenza sono buone, ma deve comunque iniziare la chemioterapia entro pochi giorni. Il medico, inoltre, lo avverte che la terapia lo priverà delle sue capacità riproduttive, e che se un giorno vorrà avere figli dovrà congelare il proprio liquido seminale il prima possibile. Ma non finisce qui: quando torna a casa, si accorge di aver perso le chiavi. Il portiere non risponde, perciò Nino è costretto a girovagare per la città, visitando amici, parenti, e incappando anche in qualche vecchia conoscenza lungo il cammino. Ah, e come se non bastasse, è il suo compleanno. 

Un esordio pulito e pacato

Spesso i cineasti alla loro opera prima tendono a sovraccaricare i loro film di temi, contenuti, concetti ridondanti o addirittura contraddittori, forse per dimostrare al mondo di avere qualcosa da dire. O forse, semplicemente, non avendo la certezza di poter realizzare un altro film si affannano per mettere il più possibile del loro bagaglio emotivo, culturale e cinematografico all’interno di quei primi 90 minuti, che qualche produttore benevolo ha loro concesso. Pauline Loques, la regista di Nino, non è tra questi.

Il suo è un esordio pulito, privo di fronzoli o eccessi, pacato quanto il suo protagonista. Come lui, Loques sceglie la via del silenzio, dell’intimità sussurrata. E sempre come lui, il film nasconde una forza in grado di toccare e influenzare chiunque ne venga in contatto. L’intera impalcatura drammatica sembra ricamata su misura al personaggio di Pellerin, che a sua volta ne indossa molto bene i panni e si conferma uno degli attori emergenti più talentuosi del panorama internazionale. 

Piccoli momenti di vita

Ambientato interamente nell’arco di un weekend, Nino è un film fatto di piccoli incontri, brevi momenti di confronto, di condivisione, che sia in un abbraccio tra un figlio e una madre, nel bagno di un appartamento durante una festa privata o in un bambino che ascolta una storia prima di dormire. Sono attimi di vita minuscoli, quasi impercettibili nella quotidianità, eppure incredibilmente memorabili nella messa in scena di Loques, delicata nella scrittura tanto quanto nella regia. 

Ecco perché il protagonista non può, per nessuna ragione, entrare nel suo appartamento – che infatti non si vede mai -, dove con ogni probabilità vorrebbe rifugiarsi fino alla prima seduta di terapia: deve contagiare tutti con il proprio silenzio, e a sua volta deve “innamorarsi” di nuovo. Della ex fidanzata a cui lascia un biglietto avvisandola della malattia? No. Della ex compagna di classe che gli permette di assaggiare, per la prima volta, un abbozzo di paternità? Può darsi, ma non solo. Della vita, allora, a cui sembrava aver rinunciato da parecchio tempo prima di trovarsi all’improvviso la morte in faccia? 

“The Answer, My Friend, Is Blowin’ in the Wind”

La risposta resta vaga, lasciata alla sensibilità di ognuno di noi. Blowin’ in the wind, diceva Bob Dylan. Di certo, però, ha qualcosa a che fare con il rapporto tra Nino e il padre, o meglio tra Nino e la paternità. Per essere genitori, dopotutto, bisogna capire innanzitutto cosa significa essere figli, e non è forse questa l’essenza della vita stessa? Ma allora come può uno come lui, che ha perso il padre da piccolo, anche solo pensare di diventarne uno in futuro?

C’è una battuta bellissima, che avviene nel bagno sopra citato, dopo che una sua amica gli ha rivelato di voler congelare i propri ovuli. Più o meno recita così: “Sono così nevrotica in questo periodo che ho paura che la mia nevrosi si trasmetta anche ai miei ovuli”. In quel momento, per Nino e per noi, è chiaro: lui prova la stessa preoccupazione per sé stesso. Per quegli spermatozoi che dovrà conservare insieme alle proprie speranze di avere un figlio. Speranze che, prima della diagnosi, magari nemmeno sapeva di avere. Ecco, forse è qui la risposta che cercavamo: la speranza è la chiave. Perduta, smarrita come quelle della casa di Nino, e infine ritrovata grazie all’affetto delle persone care. Alla fine basta poco, no? 

Guarda il trailer ufficiale di Nino 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Sfuggendo ai problemi tipici delle opere prime, Nino è un esordio pulito, privo di fronzoli o eccessi, pacato quanto il suo protagonista. Un film delicato e intimo, costruito su piccoli momenti di vita che normalmente passerebbero inosservati, e che invece la regia di Pauline Loques, unita all'ottima interpretazione di Pellerin, esalta e rende memorabili.

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Sfuggendo ai problemi tipici delle opere prime, Nino è un esordio pulito, privo di fronzoli o eccessi, pacato quanto il suo protagonista. Un film delicato e intimo, costruito su piccoli momenti di vita che normalmente passerebbero inosservati, e che invece la regia di Pauline Loques, unita all'ottima interpretazione di Pellerin, esalta e rende memorabili.Nino, recensione del film di Pauline Loques con Théodore Pellerin