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Call My Agent – Italia, Seconda Stagione: recensione della serie Sky Original remake del cult francese

La seconda stagione di Call My Agent - Italia, remake dell'omonimo cult francese, arriva su Sky e NOW dal 22 marzo.

Tremate, tremate, perché gli agenti più famosi dello spettacolo italiano son tornati: Call My Agent – Italia è pronto ad approdare in prima serata su Sky per una seconda stagione, arricchendo quell’universo narrativo appena esplorato nel corso della prima e permettendo, al pubblico curioso, di sbirciare attraverso il buco della serratura del dorato mondo dello spettacolo nostrano. Perché, in fondo, “there’s no business like show business” – come chiosavano gli americani in un celebre musical – e di conseguenza l’attrazione provata per lustrini e intrighi non è mai pienamente appagata, come dimostra la continua fascinazione per quello che è diventato, a tutti gli effetti, un sottogenere a sé.

Questo spiega le ragioni del successo dell’originale francese, Dix pour cent (che indica la percentuale di ogni agente sul lavoro dei propri clienti), ma anche l’immortalità di film cult come Hollywood, Vermont, intelligente (e sarcastica) satira sul mondo del cinema hollywoodiano e i suoi meccanismi firmata da David Mamet. Tra cult, scult, flop, capolavori e nuove icone pop, agli spettatori è sempre interessato poter spiare attraverso il “famoso” buco della serratura, osservando – a distanza di sicurezza – ciò che succede dietro le quinte, conquistando una posizione privilegiata per ammirare ascese, cadute, gossip, litigi, flirt e altre amenità.

E Call My Agent – Italia sembra aver carpito questa necessità, mettendo in scena proprio tutto questo e concedendo agli abbonati Sky, che potranno vederla in prima serata ogni venerdì su Sky Serie e in streaming su NOW, un punto di vista inedito per soddisfare la propria curiosità. In questo nuovo capitolo costituito da sei episodi, ritroviamo il team dell’agenzia romana dello spettacolo CMA al gran completo: ci sono Vittorio, Lea, Gabriele ed Elvira tutti interpretati dai loro “alias” Michele Di Mauro, Sara Drago, Maurizio Lastrico e la compianta Marzia Ubaldi, qui al suo ultimo ruolo sullo schermo. Accanto a loro, ai veterani, ci sono gli “storici” assistenti Monica, Pierpaolo e Camilla (Sara Lazzaro, Francesco Russo e Paola Buratto) insieme alla receptionist e aspirante attrice Sofia (Kaze).

Ovviamente non mancano le new entry come Pietro De Nova e le guest star d’eccezione anche in questa stagione, protagoniste di situazioni paradossali e sopra le righe: i sodali Emanuela Fanelli e Corrado Guzzanti, ma anche Gabriele Muccino, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Serena Rossi e Davide Devenuto, Gian Marco Tognazzi, Sabrina Impacciatore, Elodie e Claudio Santamaria sono pronti a mettersi in gioco flirtando con la parodia ed enfatizzando vizi privati (e pubbliche virtù) da sempre attribuiti alle “star”, ai volti da copertina che popolano i sogni degli spettatori.

Un prodotto più italiano, lontano dall’originale francese

Altro giro, altra corsa e nuovo ritmo: sì, perché la sensazione che si prova iniziando a vedere questa nuova stagione di Call My Agent – Italia è quella di un cambio di rotta, di una virata verso un prodotto più personale (e italiano) sempre più lontano dal modello originale francese, al quale attinge pescando suggestioni e situazioni, ma prendendone sempre più le distanze. A rimanere inalterato è l’obiettivo principale: raccontare, attraverso immagini ed episodi incalzanti, il dietro le quinte dello spettacolo, svelando un sommerso che, altrimenti, rimarrebbe inaccessibile ai più e solo ad appannaggio degli addetti ai lavori.

E per farlo non sceglie di seguire, appunto, le star in prima persona, con le loro bizze e i capricci idiosincratici, ma gli agenti che li seguono fedelmente e si collocano in una “zona grigia” tra oblio e luci della ribalta. Gli agenti esistono, sono una parte fondamentale dell’ingranaggio delicato della “macchina cinema” ma spesso rimangono, appunto, dietro le quinte e sono soggetti all’oblio della memoria collettiva; è importante accendere i riflettori sulla loro professione, dimostrando come invece siano parte integrante per la creazione di uno stardom. Un parterre di stelle che, a dirla tutta, da noi in Italia è ancora oggetto di un processo conoscitivo work in progress, con un pubblico da sensibilizzare al “nuovo” che avanza e un mondo narrativo da edificare da capo, ripartendo dalle basi.

Infatti, spesso gli spettatori ignorano l’identità degli stessi protagonisti dell’industria audiovisiva italiana, ricollegando i volti di quest’ultimi a determinati ruoli o situazioni che si sono imposte nella memoria collettiva; il risultato è la mancanza, denunciata da tempo, di uno stardom italiano nel quale gli attori – o, per meglio dire, i talent in generale – sono talmente riconoscibili da attirare, come un’insana calamita, il pubblico a loro stessi, spingendoli ad esempio in sala o davanti alle repliche di una serie. Il funzionamento altalenante della nostra industria è uno degli argomenti più spinosi – e caldi – che da anni accende il dibattito pubblico, ma che Call My Agent – Italia non sembra interessato ad approfondire.

Piuttosto, c’è un rinnovato interesse a scavare nel privato dei personaggi, a mostrare uno spiraglio di quell’intimità che permette a chi guarda di appassionarsi a ciò che vede, a delle vicende umane plausibili che lo riguardano da vicino, anche se ambientate sotto il sole romano dello star system. Per tale motivo questa seconda stagione segna un netto distacco rispetto alla prima, come se volesse recuperare una dimensione più intima, “rassicurante” e prettamente nostrana, nazional popolare, soprattutto per il tipo di narrazione e per il taglio che sceglie di adottare; così nel corso dei sei episodi compaiono attori amati dal grande pubblico, personaggi ben noti anche agli spettatori più distratti e generalisti con alcuni che sono, a tutti gli effetti, delle nuove icone pop della cultura odierna e altri che invece incarnano volti (e nomi) ben riconoscibili agli occhi della gente.

Un universo idealizzato, meno satirico e più patinato

Ognuno si cala nel gioco delle parti già consolidato, sia in qualità di personaggio che di interprete, mettendosi pienamente al servizio della narrazione e della sceneggiatura (scritta da Lisa Nur Sultan con Federico Baccomo e Dario D’Amato) ricca di snodi narrativi e colpi di scena; e proprio in questo caleidoscopio di eventi l’eccesso, l’iperbole e la caricatura dominano la rappresentazione, suscitando la risata, innescando gag e situazioni paradossali che tendono, però, ad allontanarsi progressivamente dalla rappresentazione realistica di un mondo già di per sé eccentrico e atipico come quello dello spettacolo.

Attraverso questa ricostruzione di un universo creativo idealizzato, meno satirico e più patinato, Call My Agent – Italia allestisce un set meta-cinematografico (e televisivo) funzionale alla rappresentazione sul piccolo schermo, il cui unico obiettivo diventa di colpo quello di intrattenere un pubblico già fidelizzato, che si è appassionato alle vicende umane dei protagonisti e non vede l’ora di ritrovarle. Così le trame orizzontali e verticali finiscono per intersecarsi in modo talmente caotico da aggrovigliarsi, perdendo il bandolo della matassa e impedendo una risoluzione chirurgica delle situazioni narrate sullo schermo, arricchendo le trame più intime e “private” fino a tratteggiare, con patinato umorismo, un mondo dello spettacolo idealizzato e a misura di spettatore, che forse incontra troppi cliché nella sua rappresentazione.

Un microcosmo, quello mostrato attraverso le immagini che si susseguono sullo schermo puntata dopo puntata, simile ad un grande acquario popolato da pesci grandi e piccoli che viene ulteriormente scosso dal nuovo che avanza e che fa irruzione nello status quo preesistente. Queste novità “rivoluzionarie” sono rappresentate dal mondo dei social e dalle criptovalute, dai Bitcoin, dalla presenza degli imprenditori digitali della Silicon Valley e degli influencer con i loro hashtag, capaci di influenzare (letteralmente) il mercato e le opinioni altrui quando si tratta di selezionare, ad esempio, un casting.

Call My Agent – Italia fotografa un mercato audiovisivo in continuo cambiamento, vittima di una mutazione repentina che ne sta modificando i connotati, ridefinendo spazi di manovra e protagonisti; una realtà alla quale la tradizionale idea di stardom fa fatica ad adattarsi, andando incontro ad una necessaria evoluzione della specie e ad una trasformazione che ne garantisca la sopravvivenza. Sospesa, quindi, tra immaginario collettivo e incalzante contemporaneità, questa nuova stagione della serie Sky sembra aver trovato una propria comfort zone in una nuova identità più autoctona e meno internazionale, auto-referenziale e sorniona, pronta a riflettere su se stessa e i propri “miti”, sulle idiosincrasie, i topoi e i cliché tratteggiati dalla mente delle persone comuni, intese come semplici fruitori di cinema e serialità ben lontani dal mondo luccicante dello show business.

Guarda il trailer di Call My Agent – Italia, Stagione 2

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La seconda stagione di Call My Agent – Italia si allontana sempre di più dal modello originale francese, assumendo delle sfumature decisamente più personali e "italiane", concentrandosi sulle vicende private dei singoli personaggi e meno sugli eventi che li vedono coinvolti. Il risultato è un groviglio di trame verticali e orizzontali nel quale il racconto satirico del mondo dello spettacolo si stempera nella patina e nei cliché sornioni, da immaginario collettivo nazional popolare.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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