domenica, Ottobre 24, 2021
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The Last Duel, recensione del film di Ridley Scott

La recensione di The Last Duel, film diretto da Ridley Scott, con Matt Damon, Adam Driver, Jodie Comer e Ben Affleck. Dal 14 ottobre al cinema.

Ridley Scott è sicuramente uno dei registi più versatili non solo della sua generazione, ma anche fra tutti quelli attivi ancora oggi a Hollywood. Nel corso della sua longeva carriera ha realizzato film appartenenti ai generi più disparati, nonostante i risultati siano stati spesso altalenanti e (inutile nasconderlo!) deludenti.

Vero è che fra tutti i generi esplorati dal regista britannico, quello a cui si tende ad associare maggiormente il suo nome è, oltre alla fantascienza (titoli come Alien e Blade Runner bastano e avanzano a farci comprendere quanto sia stato enorme l’impatto che Scott abbia avuto sulla storia del cinema), il dramma storico, genere con il quale ha persino suggellato il suo esordio sul grande schermo (avvenuto oltre quarant’anni fa, nel 1977, con il bellissimo I duellanti).

The Last Duel, l’ultima sua fatica in arrivo nelle sale italiane dal 14 ottobre dopo essere stato presentato in anteprima, Fuori Concorso, alla 78esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si inserisce alla perfezione nel quadro dei grandi affreschi storici realizzati da Scott, a cui va comunque riconosciuta un’impareggiabile capacità nel riuscire a mescolare l’atmosfera epica con il dramma e l’azione, al di là degli effettivi meriti di ogni singola opera (alcune, come abbiamo già detto, sono decisamente più riusciti di altre).

Basato sul romanzo “The Last Duel: A True Story of Crime, Scandal, and Trial by Combat in Medieval France” di Eric Jager, pubblicato nel 2004, The Last Duel racconta una storia calata in un contesto che ha fatto da sfondo a tantissima cinematografica mondiale, eppure è assai probabile che nessuno, prima d’ora, abbia mai sentito parlare di quanto viene affrontato da Scott nel suo adattamento.

Il film è ambientato nella Francia del XIV secolo ed è basato su eventi reali. Al centro, l’ultimo duello legittimato dalla legge francese (da qui il titolo della pellicola) tra Jean de Carrouges (interpretato da Matt Damon, che torna a lavorare con Scott dopo Sopravvissuto – The Martin) e Jacques Le Gris (Adam Driver, che ritroveremo in un altro film di Scott in arrivo entro la fine del 2021, House of Gucci), due amici diventati acerrimi rivali dopo che la moglie di Carrouges, Marguerite de Thibouville, (interpretata da Jodie Comer, vista di recente in Free Guy – Ero per gioco) accusa Le Gris di averla stuprata.

the last duel

Scritto da Nicole Holofcener insieme a Damon e Ben Affleck (che tornano a firmare insieme la sceneggiatura di un film a più di vent’anni di distanza dalla vittoria dell’Oscar con Will Hunting – Genio ribelle), The Last Duel è una storia raccontata dal punto di vista dei protagonisti: l’evento scatenante che ha portato all’estenuante duello all’ultimo sangue anticipato nel titolo, viene infatti filtrato attraverso la soggettività di ognuna delle parti chiamate in causa: abbiamo, perciò, un film idealmente suddiviso in tre atti, ognuno dei quali corrisponde ad una specifica “versione dei fatti” (prima quella del cavaliere Jean de Carrouges, poi quella dello scudiero Jacques Le Gris e, infine, quella di Margherite, di certo quella più interessante e “importante” di tutte).

La grande capacità di Ridley Scott è quella di riuscire a collegare con grande coerenza le tre “verità” di un racconto che, per quanto tenda inevitabilmente a ripetersi, poggia in realtà su un impianto solidissimo. Prendendosi i suoi tempi, il film prova a decostruire etichette e aspirazioni tanto sociali quanto culturali che, ieri come oggi, tendono a distorcere la realtà, mettendo lo spettatore di fronte ad una verità forse scontata, ma sacrosanta: molti aspetti di un patriarcato codificato e radicato nei secoli sono ancora presenti nella nostra società.

È dunque un film di prospettive The Last Duel, che ha come fine ultimo quello di condurre lo spettatore all’apice della vicenda narrata, che coincide con la versione dei fatti dal punto di vista di Marguerite (che, non a caso, ci viene segnalata come “LA” verità) e, di conseguenza, con l’agognata battaglia finale, in cui Scott dimostra ancora una volta tutta la sua ossessione per la cura e il dettaglio dell’immagine, regalando un finale visivamente spettacolare e assai coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Sebbene, dunque, la scrittura riesca a catturare in maniera efficace le voci dei tre personaggi, è il punto di vista di Marguerite a risultare essenziale e a offrire una corretta interpretazione di un mondo violento in cui alle donne non era concessa alcuna posizione giuridica (e non solo). In tal senso, Marguerite appare a tutti gli effetti come la vera eroina di tutta la storia, pronta a sfidare le istituzioni del tempo, rifiutandosi di rimanere in silenzio e disposta, perciò, a mettere in pericolo la sua stessa vita.

Un atto di coraggio e di sfida che emerge con ancora più veemenza grazie all’incredibile interpretazione di Jodie Comer, capace di far trasparire attraverso una sorprendente varietà di espressioni – sempre calibrate e mai smisurate – i turbamenti interiori di una donna eroica ma essenzialmente (e tristemente) sola, costretta a combattere un duello impari contro un intero sistema.

Guarda il trailer ufficiale di The Last Duel

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Last Duel è una storia raccontata dal punto di vista dei protagonisti: l'evento scatenante che ha portato all'estenuante duello all'ultimo sangue anticipato nel titolo, viene infatti filtrato attraverso la soggettività di ognuna delle parti chiamate in causa.
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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