venerdì, Marzo 5, 2021
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Spider-Man: Homecoming, recensione del film con Tom Holland

Realizzato dopo un lungo processo produttivo che ha visto coinvolti i Marvel Studios e la Sony Pictures, Spider-Man: Homecoming è finalmente pronto a sbarcare nelle sale di mezzo di mondo, tenendo fede alle promesse che ne hanno anticipato l’uscita: il sedicesimo lungometraggio del Marvel Cinematic Universe è infatti fresco, giovane e divertente, smarcato da quell’eccessiva serietà che ha caratterizzato le avventure precedenti.

Se infatti il paragone con la saga di Sam Raimi e con quella di Marc Webb appare inevitabile, è fin da subito chiaro che la differenza principale poggi sulla caratterizzazione del nuovo Uomo Ragno che, con la classica euforia da quindicenne, non vede l’ora di combattere i criminali, rifuggendo qualsiasi dubbio o riflessione che tediava i predecessori. Ottimo nella parte è sicuramente Tom Holland, che non fa rimpiangere sia il complessato (e non davvero adatto) Tobey McGuire sia lo sfacciato Andrew Gardfield.

Spassoso e inarrestabile, il nuovo Peter Parker rappresenta dunque un prototipo di normalità che, giustamente inconsapevole delle responsabilità che opprimono i supereroi, vive con allegria la sua condizione sovrannaturale. Soprattutto lo scontro con l’Avvoltoio, ovvero il cattivo di turno interpretato dignitosamente da Michael Keaton, appare impacciato ma convincente: proprio la scelta di rappresentare un cattivo da molti appassionati considerato minoritario risulta vincente, dato che il nuovo eroe vuole prefigurarsi come un “amichevole Spider-Man di quartiere”.

L’universo dei cinecomics, fatto di creature crudeli e di battaglie epiche, si fonde inoltre con il mondo pop dei teen movies americani: tra un volo sui palazzi e un confronto con i criminali, Peter frequenta infatti il secondo anno di liceo, giostrandosi tra una New York alla Edward Hopper, le gare accademiche, le feste scolastiche, i primi amori e gli amici intellettualoidi. Nonostante il rischio di sfociare in eccessive tematiche adolescenziali fosse altissimo, i diversi immaginari si intrecciano perfettamente, completandosi a vicenda.

Accanto a Holland, si passano il testimone una serie di figure sicuramente degne di nota. I diversi personaggi, forse più vicini all’Ultimate Spider-Man cartaceo che al fumetto originale, si adattano allo spirito arguto del protagonista. Oltre a volti noti come Tony Stark (Robert Downey Jr.) e Happy Hogan (Jon Favreau), vengono presentati anche piacevoli compagni di scuola.

Se la tanto chiacchierata Michelle (Zendaya) ha in realtà un ruolo più che marginale, Ned Leeds (Jacob Batalon) è il perfetto contraltare di Peter, che permette al supereroe di svelare la propria irriducibile anima nerd: tra riferimenti a Star Wars e al decathlon accademico, il migliore amico dell’inesperto Parker è una figura che in passato è venuta spesso a mancare, ma che finalmente pare essere riuscita a ritagliarsi un spazio.

Meno convincente ma comunque gradevole è la versione giovane e appetibile di Zia May (Marisa Tomei), probabilmente troppo distante dal ritratto originale di arzilla vecchietta dalla chioma argentea. Impossibile non citare anche le divertenti comparsate di Capitan America (Chris Evans), protagonista della seconda ed esilarante sequenza post-credits, e della rediviva Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), assente dall’ultimo episodio di Iron Man.

Distribuito in tutte le sale italiane a partire dal 6 luglio, Spider-Man: Homecoming era chiamato a compiere un’importante missione: inserire degnamente il più celebre supereroe Marvel all’interno dell’universo cinematografico firmato Stan Lee. Dopo aver visto le oltre due ore di film, una domanda appare quindi spontanea: tale missione è stata portata a termine? Grazie ad una nuova caratterizzazione del personaggio e ad un ritmo adrenalinico e divertente, la risposta sembra proprio essere affermativa.

Guarda il trailer ufficiale di Spider-Man: Homecoming

Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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