domenica, Ottobre 2, 2022
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Siccità, recensione del film di Paolo Virzì

La recensione di Siccità, il nuovo film di Paolo Virzì presentato Fuori Concorso a Venezia 79. Dal 29 settembre al cinema.

Guardando Siccità di Paolo Virzì, non si può non azzardare un paragone con film come Contagion di Steven Soderbergh per la tematica dell’epidemia, anche se forse ha più aspetti in comune con il recente Don’t Look Up di Adam McKay per la disamina sulle reazioni dei cittadini di fronte alle catastrofi: il personaggio del dottor Del Vecchio (Diego Ribon), ad esempio, è molto simile al dottor Mindy di Leonardo di Caprio, uno specialista che all’inizio appare nei vari notiziari con lo scopo di divulgare informazioni, ma che successivamente si lascia sedurre dalla popolarità.

Lo scenario di una Roma apocalittica, con riprese dall’alto su cumuli di rifiuti. Sotto i ponti non scorre più acqua, ma vengono riesumati resti archeologici di una città che si è fermata. La fotografia ingiallita che fa percepire allo spettatore la sensazione di caldo e affaticamento della Capitale, che da tre anni è vittima della crisi idrica. I cittadini possono recarsi con le taniche a prendere l’acqua in alcune ore del giorno e a quantità stabilite. È vietato qualsiasi spreco, dall’annaffiare le piante a lavare le macchine; qualsiasi infrazione viene punita con la forza.

Virzì fa la stessa operazione di McKay usando analogie con la situazione pandemica, e molti dei comportamenti che vediamo sullo schermo inevitabilmente ci fanno fare paragoni con il recente – o meglio, ancora attuale – momento che il mondo sta attraversando. Gli hastag, i tutorial, i complottismi… Nel corso della vicenda si diffonde poi un’epidemia (coincidenza?) dovuta alle blatte che in moltitudine si diffondono per le case: la parola parassita viene nominata spesso e non è un caso che il personaggio del tassista Loris (Valerio Mastandrea) dia un passaggio a Bong Joon–ho, regista di Parasite (parassita, appunto).

Siccità, quando la sete non è solo di acqua ma anche di rapporti umani

“Un film profetico”, come definito dal direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera. Abbiamo passato infatti un’estate dove la parola siccità e le immagini dei campi aridi hanno riempito i notiziari. Dall’alto di questa immagine di Roma, la macchina da presa arriva fino alle case delle famiglie, costruendo un mosaico di destini con una tonalità anche di umorismo e di commedia umana che porta con sé il sentimento della compassione per tutti: dall’attore sessantenne (Tommaso Ragno) che si improvvisa influencer ed è ossessionato dai like, alla madre Terminator (Claudia Pandolfi), anaffettiva nel privato poiché concentrata sul lavoro di medico ospedaliero, al tassista citato prima che viaggia tutto il giorno in taxi, stanco della vita.

Il popolo ha sete non solo di acqua, ma di rapporti umani. Le solitudini, gli affanni di tutte le persone prese dall’avidità, dalla disperazione, sono tutte connesse. Nel creare un paragone tra le sete fisica e quella relazionale, Paolo Virzì sembra voler fare una sorta di operazione all’America oggi di Robert Altman (in versione ridotta, si intende!).

Viene dato però troppo spazio alla componente ironica, che finisce però col sommergere il messaggio sociale che Virzì voleva portare. C’è un cast di attori molto validi, ma che per un problema di scrittura non riescono a emergere completamente, ed è vero un peccato vederli interpretare parti ben al di sotto delle loro capacità.

Guarda il trailer ufficiale di Siccità

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Paolo Virzì fa la stessa operazione di Adam McKay con Don't Look Up, usando analogie con la situazione pandemica, e molti dei comportamenti che vediamo sullo schermo inevitabilmente ci fanno fare paragoni con il recente - o meglio, ancora attuale - momento che il mondo sta attraversando.

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Siccità, recensione del film di Paolo VirzìPaolo Virzì fa la stessa operazione di Adam McKay con Don't Look Up, usando analogie con la situazione pandemica, e molti dei comportamenti che vediamo sullo schermo inevitabilmente ci fanno fare paragoni con il recente - o meglio, ancora attuale - momento che il mondo sta attraversando.