venerdì, Aprile 16, 2021
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Raya e l’ultimo drago, recensione del nuovo film Disney

La recensione di Raya e l'ultimo drago, il nuovo film Disney diretto da Don Hall, il regista di Big Hero 6. Dal 5 marzo disponibile su Disney+.

Il progetto dietro alla realizzazione del nuovo film degli studi Disney, Raya e l’ultimo drago, è di per sé già meritevole di elogi. La major di Burbank, infatti, anche nell’ottica di coinvolgere un pubblico il più eterogeneo possibile e ampliare il proprio mercato, non ha solo attinto dalla cultura e dal folklore del sud-est asiatico, ma ha scelto (forse per la prima volta nella sua storia) di affidare la sceneggiatura a due americani di seconda generazione le cui famiglie provengono proprio da quei luoghi: Adele Lim e il drammaturgo Qui Nguyen, rispettivamente originari della Malesia e del Vietnam. Premesse che già di per sé facevano ben sperare, ma che hanno ora trovato conferma in quello che è probabilmente il prodotto più maturo degli ultimi decenni del brand Disney. Il film sarà disponibile dal 5 marzo solo sulla piattaforma Disney+ (a pagamento).

Purtroppo, perché un film come quello diretto da Don Hall (Big Hero 6) e il giovanissimo Carlos López Estrada avrebbe meritato ben altro palcoscenico: la sala, naturalmente. Se non altro per la spettacolarità e la struggente bellezza visiva che lo contraddistinguono. Invece, causa Covid-19, saremo costretti – come ci siamo abituati a fare negli ultimi mesi – ad accontentarci del piccolo schermo (fortuna che c’è, ma guai a dire che è stessa cosa!). Colpa della Pandemia, dunque, evento che oltretutto sembra persino essere evocato dallo stesso film. Una coincidenza, naturalmente, dato che il cartoon è entrato in produzione quasi sei anni fa. Eppure anche durante la conferenza stampa di presentazione, i registi, gli sceneggiatori, nonché la produttrice Osnat Shurer (Frozen – Il regno di ghiaccio) hanno ammesso il curioso parallelismo che, di fatto, ha donato a Raya e l’ultimo drago, un’aura di attualità.

Anche il nuovo film Disney, infatti, racconta la storia di un mondo in rovina flagellato da una specie di epidemia. Kumandra è un terra mitica che per secoli è stata protetta dai draghi e dove l’umanità ha sempre vissuto in pace e prosperità. Ma, come risaputo, la natura umana è ambigua. Homo homini lupus scriveva il filosofo britannico Thomas Hobbes. E forse non aveva tutti i torti. Per colpa dell’umana discordia la placida Kumandra viene “infettata” da un virus che si manifesta sotto le sembianze di inquietanti e nebulose figure spettrali che assorbono energia ad ogni essere vivente che si trova sul loro cammino tramutandolo in pietra: i druun. Un tempo furono i draghi a sacrificarsi: la potente Sisu, ultima rimasta della sua specie, spazzò via le malefiche entità grazie a una potente gemma. Ma, a distanza di 500 anni, saranno ancora gli uomini di Kumandra, ormai in perenne guerra tra di loro, a risvegliare l’antico morbo. E senza l’aiuto dei draghi come faranno a vincere il nemico?

Raya e l'ultimo drago
Raya seeks the help of the legendary dragon, Sisu. Seeing what’s become of Kumandra, Sisu commits to helping Raya fulfill her mission in reuniting the lands. Featuring Kelly Marie Tran as the voice of Raya and Awkwafina as the voice of Sisu, Walt Disney Animation Studios’ “Raya and the Last Dragon” will be in theaters and on Disney+ with Premier Access on March 5, 2021. © 2021 Disney. All Rights Reserved.

Dopo che il padre Benja, sovrano del regno di Cuore, ha cercato invano di riunire i cinque popoli di Kumandra, la gemma del drago con la quale Sisu aveva sconfitto secoli addietro i druun viene accidentalmente rotta. Ogni popolo si appropria di una parte della gemma nella speranza di salvaguardasi dall’invasione dei malefici esseri, mentre la coraggiosa principessa guerriera di Cuore Raya compie un periglioso viaggio attraverso i territori conosciuti – Coda, Dorso, Artiglio e Zanna – insieme al fido Tuk Tuk (una specie di armadillo gigante) per trovare il fiume dove, secondo la leggenda, il drago Sisu si sarebbe rifugiato dopo aver sconfitto i druun. Quando, a seguito di molte peripezie, riesce finalmente a trovare il drago, Raya si prefigge l’obiettivo di recuperare tutti i frammenti di gemma sottratti a cuore per permettere a Sisu di eliminare nuovamente il nemico. Sulle sue tracce, però, si mette la principessa Namaari, erede al trono di Zanna, decisa a recuperare anche lei i frammenti di gemma magica.

Raya e l’ultimo drago è una rilettura suggestiva del viaggio dell’eroe/eroina. Attinge dai miti di nazioni quali Laos, Indonesia, Birmania, ecc. per creare un mondo magico tanto suggestivo a livello paesaggistico quanto drammaticamente reale a livello di comportamenti umani. Il film sembra riprendere ogni elemento tipico dell’archetipo teorizzato da Joseph Campbell nel suo celebre libro L’eroe dai mille volti (che oltretutto spesso proprio dalla cultura sud-est asiatica traeva ispirazione) per raccontare il doppio viaggio di una giovane desiderosa non solo di salvare il mondo, ma anche di trovare la propria strada. È un percorso di crescita quello di Raya, così come quello della sua (apparente) nemesi: Namaari. Entrambe bramose di salvare Kumandra ma accecate dalla paura dell’altro.

Come già sperimentato negli ultimi anni sia dalla stessa Disney che dalla “succursale” Pixar, anche in Raya e l’ultimo drago viene praticamente meno la figura dell’antagonista in senso proprio. Sembrano essere finiti i tempi in cui i villain si stagliavano con tutta la loro perfidia di fronte agli eroi positivi di turno. Rinnegare la figura del cattivo significa anche mettere in risalto la complessità e i lati negativi di coloro che ormai sono diventati a tutti gli effetti degli antieroi. La lotta tra bene e male, seppur sempre presente all’esterno (lo scontro con i druun, comunque manifesto di una colpa primigenia di natura umana), è diventata però soprattutto interiore. L’intera narrazione ruota attorno al tema della necessità dell’avere fiducia nel prossimo. Un tema certamente non banale – specie di questi tempi -, che viene affrontato dal cartoon con una maturità spiazzante. Senza ricorrere a schematismi infantili, ma mantenendo comunque un’accessibilità tale da permettere ad ogni spettatore – dal più grande al più piccolo – di applicare il proprio grado di lettura.

Da questo punto di vista, Raya e l’ultimo drago è supportato da una struttura drammaturgica assolutamente funzionale al racconto, capace di calibrare alla perfezione ogni registro – quello drammatico, quello comico, quello avventuroso, quello distopico -, ogni svolta e, in generale, ogni dinamica narrativa: sapendo quando rallentare l’azione per indurre lo spettatore a riflettere sul tema principale (quello della fiducia) o su quelli “secondari” (amicizia, famiglia, ricerca del proprio posto nel mondo) e quando invece dare spazio alle emozioni, come accade ad esempio nel travolgente pre-finale. Ma forse l’aspetto che stupisce di più a livello del racconto è la capacità di rielaborare in modo originale elementi facenti già parte dell’immaginario cinematografico.

Raya e l'ultimo drago
RAYA AND THE LAST DRAGON – As an evil force threatens the kingdom of Kumandra, it is up to warrior Raya, and her trusty steed Tuk Tuk, to leave their Heart Lands home and track down the last dragon to help stop the villainous Druun. © 2020 Disney. All Rights Reserved.

I druun non sembrano forse essere manifestazione fisica di quel “nulla” vagheggiato ne La storia infinita (sorta di “adattamento cinematografico” del saggio di Campbell di cui si è scritto sopra)? E ancora: il primo incontro tra Raya e Sisu non richiama a quello analogo tra Aladdin e il Genio nel film diretto da Ron Clements e John Musker? Eppure non si ha mai la sensazione che Raya e l’ultimo drago sia derivativo. Ogni spunto, seppur presente, è riletto, reinterpretato, filtrato ed aggiornato ai tempi, alla sensibilità degli autori, al contesto storico-culturale-immaginifico dal quale trae ispirazione la storia. Mentre ancora una volta la Disney si dimostra imbattibile nel tratteggiare i personaggi: sia quelli principali che quelli secondari. Sisu, come da tradizione, ha il doppio ruolo di “mentore” di Raya e di sua spalla comica (nell’ottica di rendere più agevole la visione agli spettatori più piccoli); e a funzionare sono sia la sua caratterizzazione (antropomorfa) di drago che quella umana (le cui fattezze sono ricalcate su quelle dell’attrice che in originale doppia il personaggio, Awkwafina, già eccellente interprete di The Farewell – Una bugia buona). Ma ad essere efficace è anche il personaggio di Raya: complesso, sfaccettato e in costante crescita durante il corso del racconto.

Un discorso a parte, invece, merita lo splendore visivo che contraddistingue Raya e l’ultimo drago. La Disney è da anni ormai giunta a livelli di fotorealismo che lasciano a bocca aperta – si pensi, ad esempio, a Zootropolis -, e il suo nuovo film colpisce soprattutto per l’uso di una palette cromatica ispirata ai colori tipici del sud-est asiatico che non assolve solo il compito di rendere maggiormente appetibile il film all’occhio spettatoriale ma diviene un valore aggiunto nel momento in cui contribuisce – senza oltretutto eccedere – alla descrizione di un mondo fantastico contraddistinto da scenari paesaggistici molto diversi tra loro: dalla rigogliosa Cuore alla desertica Coda (una landa post apocalittica alla Mad Max), passando per la caotica metropoli galleggiante di Artiglio e l’innevato Dorso, fino a giungere all’imponente Zanna (un’omaggio alla Wakanda di Black Panther?). Svolgendo un ruolo decisivo nel rendere Raya e l’ultimo drago uno dei migliori film realizzati da Walt Disney dall’inizio della sua storia.

Guarda il trailer ufficiale di Raya e l’ultimo drago

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Raya e l'ultimo drago è supportato da una struttura drammaturgica assolutamente funzionale al racconto, capace di calibrare alla perfezione ogni registro - quello drammatico, quello comico, quello avventuroso, quello distopico -, ogni svolta e, in generale, il dinamismo narrativo: sapendo quando rallentare l'azione per indurre lo spettatore a riflettere sul tema principale (quello della fiducia) o su quelli "secondari" e quando invece dare spazio alle emozioni, come accade ad esempio nel travolgente pre-finale
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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