A 27 anni di distanza da Il coraggioso, Johnny Depp torna dietro alla macchina da presa con Modì – Tre giorni sulle ali della follia, biopic che ripercorre un particolare momento dell’artista italiano Amedeo Modigliani durante il suo soggiorno parigino.
Il film è stato presentato nella sezione “Grand Public” della 19esima edizione della Festa del Cinema di Roma, occasione in cui Depp ha anche ricevuto il Premio alla Carriera. Nel cast di Modì – che arriverà nelle sale prossimamente – troviamo Riccardo Scamarcio nei panni dell’artista livornese; al suo fianco anche Al Pacino, Bruno Gouery e Luisa Ranieri.
Un viaggio allucinato
La genesi di Modì – Tre giorni sulle ali della follia affonda le sue radici negli anni Settanta, quando Al Pacino era intenzionato a realizzare un film basato sull’omonimo testo teatrale di Dennis McIntyre. La regia fu proposta prima a Francis Ford Coppola, poi a Bernardo Bertolucci e successivamente a Martin Scorsese, che accettò; tuttavia, il progetto non andò mai in porto perché mancava un produttore disposto a finanziarlo.
Negli anni Novanta il progetto venne ripreso e Pacino, ormai troppo adulto per interpretare Modigliani, venne considerato come regista, mentre Depp avrebbe interpretato la parte dell’artista. Anche questa volta, però, il progetto non vide la luce. Arriviamo così a qualche anno fa, quando Modì torna nelle mani dello stesso Depp che, in veste di regista, chiama Pacino per il ruolo del rinomato collezionista d’arte Maurice Gangnat e Scamarcio per quello di Modigliani. Non sorprende, dunque, che una storia produttiva così travagliata abbia dato vita a un film pieno di idee, ma a conti fatti allucinato e confuso come il suo protagonista.
Ambientato tra le vie di una Parigi di inizio Novecento in cui gli artisti squattrinati sono in cerca di fortuna, Modì racconta le tre giornate che cambieranno per sempre il destino di Amedeo Modigliani, tra visioni oniriche e incubi. Con un tono che ricerca affannosamente tanto il dramma esistenziale quanto la commedia, senza mai trovare un vero equilibrio tra i due, il film di Depp è un viaggio allucinante che risulta assai complesso da seguire.

La mancanza dell’arte
Nonostante ci siano delle idee interessanti, sia sul fronte stilistico (pensiamo agli intertitoli in stile cinema muto) che su quello tematico, Modì – Tre giorni sulle ali della follia manca di coerenza e coesione ma, soprattutto, è un film su un’artista in cui non si parla d’arte. O meglio, se ne parla ma dandola per scontata.
Johnny Depp parte dal presupposto che il pubblico sappia di chi e cosa si stia parlando e mostra poco e niente del processo artistico di Modigliani, così come del suo rapporto con l’arte stessa. Il risultato è un film in cui è molto faticoso sviluppare empatia con il suo protagonista, interpretato da un Riccardo Scamarcio che fa del suo meglio per districarsi in una sceneggiatura farraginosa, restando estraneo agli occhi del pubblico insieme al mondo in cui si muove.
Modì – Tre giorni sulle ali della follia è il sogno dei suoi creatori che diventa realtà da una parte, ma dall’altra è il risultato di un progetto che, pur essendo molto sentito, non riesce a trovare una sua identità e un suo spazio all’interno delle due ore che lo contengono.


