venerdì, Febbraio 23, 2024
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Halloween Ends, recensione del film con Jamie Lee Curtis

La recensione di Halloween Ends, il capitolo finale della trilogia diretta da David Gordon Green con protagonista Jamie Lee Curtis. Dal 13 ottobre al cinema.

Chi è davvero Michael Myers? È questa la domanda a cui, per anni, hanno cercato affannosamente di rispondere tutti i fan della longeva saga di Halloween, in barba alle diverse interpretazioni che si è cercato di dare alla figura – divenuta ormai mitologica – di uno dei serial killer più famosi della storia del cinema.

Michael è semplicemente la personificazione di quel Male atavico, indefinito e indefinibile, che quando decide di manifestarsi per terrorizzare gli esseri umani assume la forma – “The Shape”, come dicono in inglese – di uno psicopatico, un omone grande e grosso avvolto nell’ormai iconica divisa blu scuro da meccanico, corredata dagli stivali neri e dalla maschera bianca utile a nasconderne il volto? Oppure Michael è una persona come tutte le altre, dotata sì di forza sovrumana e accecato da un inarrestabile istinto predatorio, ma al tempo stesso capace anche lui di provare dei sentimenti?

Con il primo Halloween del 2018, il regista David Gordon Green sembrava aver sposato totalmente la visione di chi aveva dato vita a quel personaggio nel lontano 1978, ossia John Carpenter e Debra Hill (che vedevano appunto in Michael la rappresentazione fisica di un concetto tanto astratto quanto spaventoso). Visione che il regista, sceneggiatore e produttore statunitense avrebbe continuato ad abbracciare anche nel sequel Halloween Kills del 2021.

Ora che è arrivato il momento di Halloween Ends, il capitolo finale di questa trilogia realizzata sotto l’egida della Blumhouse (è opportuno specificare che la saga potrebbe continuare, dal momento che dopo l’uscita del film i diritti torneranno alla storica Akkad), Green e il suo team di sceneggiatori – gli stessi che avevano collaborato ai primi due episodi, tra cui Danny McBride – mescolano sorprendentemente le carte in tavola per cercare di restituire un ritratto forse più concreto della complessa figura di Michael e di ciò che il totale annichilimento delle caratteristiche dell’animo umano è in grado di generare, andando in qualche modo a ribaltare le premesse generali sulle quali sembrava fondarsi questa nuova trilogia (il fatto che Michael, l’Ombra della Strega, l’Uomo Nero – come lo si voglia identificare – rappresenti essenzialmente il Male puro).

Da un lato, il film rimane coerente con il discorso intavolato nel suo predecessore: la propagazione del Male conseguente alle brutali azioni di Michael è in grado non solo di infettare un’intera società e di genere una vera e propria isteria collettiva, ma anche di andare a stravolgere gli equilibri psichici del singolo che, a differenza dell’eroina protagonista, l’indomabile Laurie Strode (una Jamie Lee Curtis sempre in splendida forma), non ha la capacità e gli strumenti per potersi difendere, abbandonandosi totalmente all’oscurità, ad una forza superiore apparentemente indistruttibile.

Dall’altro, Halloween Ends cerca di battere nuovi territori senza riuscire a sorreggersi da solo sulle proprie gambe e a brillare per originalità (come invece era successo nei due film precedenti), ma andando a pescare a piene mani da quella che è stata la storia del personaggio di Michael Myers sul grande schermo, che ha attraversato più o meno indenne oltre 40 anni di cinema tra sequel e reboot più o meno riusciti, sfidando più di una volta, anche in maniera azzardata, il concetto di continuity. 

halloween ends

Uno dei tasselli più divisivi del franchise

Nonostante la trilogia di David Gordon Green ignori del tutto i fatti accaduti nelle precedenti pellicole della saga (incluso il legame di sangue tra Laurie e Michael) e si colleghi direttamente al primo iconico film diretto da Carpenter, è ineggabile che questo capitolo finale incorpori all’interno della sua narrazione una serie di espedienti che purtroppo risulteranno ben noti ai fan di lunga data del franchise e che è molto difficile sviscerare in una recensione senza rischiare di fare spoiler.

Halloween Ends è ambientato quattro anni dopo gli eventi di Halloween Kills, con Laurie impegnata a scrivere le sue memorie e a prendersi cura di sua nipote Allyson dopo la morte della figlia Karen. E Michael? Come al solito, sembra essere sparito dalla circolazione. Questa volta, però, al centro della storia viene messo un nuovo personaggio, un giovane di nome Corey (interpretato da un bravissimo Rohan Campbell), che si trasformerà in un autentico strumento nelle mani del Male, una sorta di propagazione fatta a immagine e somiglianza del ben più pericoloso Michael, impossessata però dalla sua stessa voglia omicida.

Un escamotage che inizialmente potrebbe destare fascino e curiosità, se non fosse per un piccolo ma importante dettaglio: non è di certo la prima volta che nella saga di Halloween assistiamo a questa caratterizzazione dai contorni marcatamente soprannaturali dei poteri e delle abilità del “killer delle babysitter” (basti pensari a quello che succede al personaggio di Jamie Lloyd nei film Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers e a Halloween 5 – La vendetta di Michael Myers, usciti rispettivamente nel 1988 e nel 1989), né tantomeno che nella cinematografia horror si ricorre all’utilizzo del cosiddetto omicida “copycat”.

Di conseguenza, più che combattere contro il vero Michael (che di fatto, nel film, appare veramente poco), Laurie si ritroverà a dover combattere contro ciò che Michael rappresenta ed è in grado di scatenare, eccezione fatta – ovviamente – per l’agognato scontro finale. La violenza bruta e l’orrore perpetrato da Corey (il singolo di cui parlavamo poc’anzi, che si lascia totalmente manipolare dall’oscurità, che soccombe passivamente ad una maledizione le cui origini non vengono mai realmente spiegate) si alternano così alla necessità di definire – soprattutto da un punto di vista sociale – la natura stessa del Male, che deve a tutti i costi essere sacrificato in qualche modo sull’altare della redenzione.

Inevitabilmente, tutto questo crea uno straniante cortocircuito nella narrativa complessiva di un trittico che aveva dimostrato di aver compreso lo spirito che alberga dietro la figura di Michael Myers, ma che alla fine soccombe in maniera totalmente gratuita alla necessità di volergli restituire una dimensione più terrena (come, d’altronde, era già accaduto anche nei due Halloween diretti da Rob Zombie, ma con risultati molto più apprezzabili). Pregio, difetto? È difficile riuscire ad esprimere un giudizio netto, soprattutto considerando che i fan di Michael sono letteralmente divisi tra coloro che inneggiano all’imperscrutabilità della natura del personaggio e chi invece ha comunque apprezzato il fatto che, negli anni, quel profondo abisso negli occhi del “Signore della Morte” sia stato sempre più contestualizzato (anche se a volte in maniera discutibile).

Alla fine, è come se Halloween Ends prendesse la scellerata decisione di collocarsi proprio a metà strada tra queste due scuole di pensiero, consapevole che inevitabilmente verrà tacciato come uno dei tasselli più divisivi all’interno del franchise, tra chi sarà pronto a storcere il naso e persino a indignarsi, e chi invece proverà a trarre comunque piacere da una visione che cerca di svecchiare ancora una volta il polveroso archetipo del mostro che altri non è che la rappresentazione metaforica dei nostri peggiori incubi, in qualunque forma essi decidano di manifestarsi. Che poi ci riesca alla perfezione, questo è tutt’altro discorso.

Guarda il trailer ufficiale di Halloween Ends

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con Halloween Ends, David Gordon Green e il suo team di sceneggiatori mescolano sorprendentemente le carte in tavola per cercare di restituire un ritratto forse più concreto della complessa figura di Michael Myers e di ciò che il totale annichilimento delle caratteristiche dell'animo umano è in grado di generare, andando in qualche modo a ribaltare le premesse generali sulle quali sembrava fondarsi questa nuova trilogia (il fatto che Michael, l'Ombra della Strega, l'Uomo Nero - come lo si voglia identificare - rappresenti essenzialmente il Male puro).
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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Con Halloween Ends, David Gordon Green e il suo team di sceneggiatori mescolano sorprendentemente le carte in tavola per cercare di restituire un ritratto forse più concreto della complessa figura di Michael Myers e di ciò che il totale annichilimento delle caratteristiche dell'animo umano è in grado di generare, andando in qualche modo a ribaltare le premesse generali sulle quali sembrava fondarsi questa nuova trilogia (il fatto che Michael, l'Ombra della Strega, l'Uomo Nero - come lo si voglia identificare - rappresenti essenzialmente il Male puro).Halloween Ends, recensione del film con Jamie Lee Curtis