lunedì, Settembre 20, 2021
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Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto, recensione del film con Paola Cortellesi

La recensione di Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto, sequel del film con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Dal 26 agosto nelle sale.

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto è il sequel della fortunata commedia (quasi) omonima diretta dal regista Riccardo Milani nel 2017; anche lì, a fare da mattatori assoluti in un nutrito cast c’era la coppia formata da Paola Cortellesi e Antonio Albanese, già visti insieme nel film Mamma o Papà?, diretto sempre da Milani e remake di un originale francese. Il film, dopo un’anteprima estiva nelle sale prevista per il 14 e 15 agosto, approderà ufficialmente al cinema dal 26 dello stesso mese, proiettando sullo schermo d’argento le nuove (dis)avventure dell’intellettuale Giovanni e della verace Monica, accompagnati da un nutrito cast che comprende anche Sonia Bergamasco, Claudio Amendola e le new entry Luca Argentero e Sarah Felberbaum.

Tre anni dopo la fine della storia d’amore – molto breve – tra Monica e Giovanni, anche i loro figli si sono lasciati per trasferirsi a Londra, inconsapevoli della presenza l’uno dell’altra sotto il cielo della metropoli inglese. Nel frattempo a Roma l’esuberante Monica finisce in carcere per colpa delle gemelle cleptomani, che hanno nascosto degli oggetti rubati (alla persona sbagliata) nel locale della sorella. La donna si vede così costretta a contattare di nuovo Giovanni, l’unico che può aiutarla ad uscire dal carcere e a riabilitarsi prima del ritorno di suo figlio dall’Inghilterra: l’uomo è pronto a tirarla fuori di prigione ma a un’unica condizione, che Monica svolga dei servizi sociali presso una locale comunità cattolica gestita dall’affascinante Don Davide, un nuovo ingresso nella vita della ex-coppia come del resto Camilla, la rampante nuova fiamma “in carriera” di Giovanni. Riusciranno i due a sopravvivere alle nuove disavventure quotidiane?

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto è un sequel scaltro e intelligente, che ben riprende il filo del discorso (filmico) da dove era stato interrotto: tornano in tal modo personaggi e situazioni, coinvolti in un crescendo emotivo e drammaturgico che non basta però a salvare il film dalla maledizione del “secondo capitolo”. “Il secondo album è sempre il più difficile” cantava Caparezza, e tale spada di Damocle (creativa) non sembra risparmiare il destino di Milani, Cortellesi e Albanese. In Come un gatto in tangenziale, il punto di forza stava nella rielaborazione ulteriore dell’eterno conflitto tra classi: ecco quindi che le differenze sociali finivano per creare crepe comiche, capaci di stimolare tanto la risata quanto, anche se in modo più attenuato, la riflessione. Nel secondo capitolo non c’è un guizzo innovativo capace di dare una svolta alle storie narrate, limitandosi quindi a percorrere un sentiero già battuto.

“Squadra che vince, non si cambia” è un saggio motto vincente, per cui ritrovare l’alchimia consolidata tra Paola Cortellesi e Antonio Albanese è un piacere, soprattutto perché entrambi sono capaci di trovare una verità da attori nelle pieghe dell’eccesso, dei personaggi più caratteristici che affondando le loro radici nella realtà, finendo per raccontarla attraverso una lente deformata. Ma Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto non ha il coraggio di sposare, fino in fondo, la tradizione della commedia all’italiana, limitandosi ad intrattenere e a far sorridere, leggera e scanzonata come una scampagnata al mare nel cuore dell’estate: la riflessione sociale e la capacità di svelare le idiosincrasie quotidiane attraverso una teoria grottesca di personaggi vengono lasciate ad altre commedie, ad altri film che soprattutto abbiamo visto e che forse torneremo a vedere in futuro.

Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto riesce bene nel suo intento di intrattenere in modo leggero, disimpegnato, lasciando filtrare la realtà attraverso gli spiragli molti stretti di un impianto narrativo cinematografico alternativo, calato nel nostro spazio e nel nostro tempo ma, allo stesso modo, avulso da quest’ultime coordinate cartesiane. Le risate che nascono nel pubblico sono spontanee perché si finisce per ridere di situazioni, gag e personaggi più che di una storia, che si rivela fragile e quasi di appoggio per un ulteriore capitolo conclusivo; i nuovi personaggi che sono introdotti – insieme ad altri consolidati, che in questo capitolo trovano maggior spazio – riconfermano ancora una volta la maestria (tutta italiana) nel creare caratteristi convincenti capaci di intrattenere e far ridere.

Perfino la regia “osa” mescolando tra loro scene di ordinaria follia in spiaggia, tra caldo e barbecue, e riferimenti cinematografici irresistibili (come quelli a Shining o a Il settimo sigillo di Bergman). Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto è un sequel intelligente – e convincente – ma un film imperfetto, alla ricerca di una storia convincente in mezzo a uno sconfinato mosaico di infiniti personaggi persuasivi che si muovono in un acquario che conosciamo molto bene: la realtà.

Guarda il trailer di Come un gatto in tangenziale 2

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto è un sequel scaltro e intelligente, che ben riprende il filo del discorso (filmico) da dove era stato interrotto: tornano in tal modo personaggi e situazioni, coinvolti in un crescendo emotivo e drammaturgico che non basta però a salvare il film dalla maledizione del "secondo capitolo".
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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