La fiction gialla e thriller è popolata dalle più disparate figure investigative, dai detective amateur, che professionalmente si occupano di tutt’altro (fra le persone con il pallino per la detection, vanno di sicuro molto forte gli scrittori, come la mitica Jessica Fletcher de La signora in giallo), a tutti quei mestieri che orbitano intorno al mondo delle forze dell’ordine e organismi similari (poliziotti quali il tenente Colombo, ma anche figure più specializzate, come i profiler di Criminal Minds).
Kay Scarpetta arriva finalmente sullo schermo
Rientra sotto quest’ultima categoria anche il medico legale Kay Scarpetta, eroina nata dalla penna della scrittrice Patricia Cornwell (è sicuramente da citare, fra le sue opere più famose, “Il nido dei calabroni”, adattato anche in un film per la tv del 2012) e protagonista di ben ventinove romanzi. Una vera e propria icona della narrativa crime, che il mondo dell’intrattenimento ha provato a portare sulle schermo sin dai primi anni ’90 (sono state associate al nome del personaggio star del calibro di Demi Moore e Angelina Jolie).
Ma è un’altra la grande attrice che alla fine è riuscita a interpretare la celebre detective: Nicole Kidman (recentemente l’abbiamo vista in Holland), al centro della nuova serie tv Scarpetta. Disponibile in streaming su Prime Video dall’11 marzo, lo show adatta le intricate indagini del medico legale di origini italoamericane in una prima stagione di otto episodi, supervisionati dalla showrunner Liz Sarnoff (Lost, Barry), con una seconda annata già in cantiere. In veste di produttore esecutivo, e dietro la macchina da presa nei primi due episodi, troviamo David Gordon Green, reduce dal flop del suo L’esorcista – Il credente.

Un’indagine fra passato e presente
Il medico legale Kay Scarpetta (Kidman) ha il compito di indagare sul terribile omicidio di una donna, ritrovata accanto alla ferrovia incaprettata e con le mani amputate. Il modus operandi dell’assassino ricorda da vicino quello di un caso di cui la dottoressa si era occupata anni fa, quando era ancora agli inizi (la giovane Kay è interpretata da Rosy McEwen). E se lei e il detective Marino (Bobby Cannavale e il figlio Jake, rispettivamente nella versione presente e passata del personaggio), responsabile dell’indagine all’epoca, avessero preso l’uomo sbagliato? Mentre il dubbio inizia a farsi strada nella sua mente, la donna si trova a dover affrontare anche diverse tensioni riguardanti la sfera familiare.
Un mondo dai toni glaciali
Scarpetta ci porta in un mondo dai toni glaciali, dove la violenza è rappresentata in maniera abbastanza grafica. Un mondo di corpi martoriati, sezionati durante le autopsie in sale autoptiche fredde e asettiche, dove la dottoressa rimuove tessuti e organi in modo preciso e distaccato. Atmosfera che flirta spesso e volentieri con l’horror, genere prediletto dalla Blumhouse, casa di produzione dietro alla serie e agli ultimi lavori cinematografici di Gordon Green (oltre al già nominato sequel de L’esorcista, lo studio capitanato da Jason Blum aveva prodotto anche la sua trilogia dedicata ad Halloween).
Questa versione delle indagini del medico legale ricorda a tratti l’Hannibal televisivo di Bryan Fuller, anche se non raggiunge mai quei picchi di teatralità nella messa in scena degli omicidi. Impossibile, inoltre, non notare similitudini anche fra i protagonisti delle due serie, Kay Scarpetta e il profiler Will Graham, soprattutto nelle loro sorprendenti capacità di lettura della scena del crimine, dove i due si dimostrano in grado di descrivere nel dettaglio gli ultimi momenti delle vittime.

Un classico intreccio da mystery thriller
Per quanto riguarda l’intreccio narrativo, Scarpetta mette in scena una classica indagine che si dipana su due linee temporali, dove le conseguenze degli errori del passato tornano a ripercuotersi sul presente. Un mystery thriller che propone tante false piste per deviare l’attenzione dello spettatore, per poi sorprenderlo con una risoluzione inattesa, ma che si rivela anche abbastanza deludente, soprattutto dopo le tante aspettative create (c’è di tutto, dalle sette ai complotti internazionali).
Ma il vero cuore della serie, similarmente a produzioni come Omicidio a Easttown, risiede nei personaggi e nei loro complessi rapporti interpersonali. La famiglia disfunzionale della dottoressa – che si ritrova in una tesa convivenza con la sorella (la grandissima Jamie Lee Curtis), peraltro sposata con il detective Marino – è la cosa più interessante della serie. Un nucleo familiare, oltretutto, interpretato da un cast di tutto rispetto (oltre ai succitati Cannavale e Curtis, c’è anche la premio Oscar Ariana DeBose).
Un prodotto con alcune problematiche evidenti
Scarpetta, in questa sua prima annata, si presenta come un prodotto con diversi elementi validi, dall’atmosfera alle interpretazioni, ma anche con alcune problematiche evidenti, soprattutto dal punto di vista prettamente narrativo (la sottotrama della relazione romantica fra la nipote e un’intelligenza artificiale raggiunge picchi di ridicolaggine degni di nota). Si spera che il team creativo riesca ad aggiustare il tiro con la prossima, e già confermata, stagione.


