Il 2023 è un anno in cui si avvicendano due eventi correlati e di un certo peso. Il primo è quello che segna il cinquantennale dall’uscita de L’Esorcista, classico del cinema horror incastonato come pietra miliare del genere. Il secondo è la dipartita di William Friedkin, che di quel film fu l’acclamato regista, scomparso poco prima della presentazione del suo ultimo lavoro alla 80esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, The Caine Mutiny Court-Martial.
Non è quindi una responsabilità da poco quella che si carica sopra le spalle L’Esorcista – Il Credente, sesta installazione cinematografica del franchise originatosi da quel capostipite arrivato al cinema decenni fa – e di recente riedito in una nuova versione in 4K. Con quel capostipite, a dire il vero, questo L’Esorcista – Il Credente vuole tirare un filo rosso: si fa sequel diretto e con un colpo di mano cancella tutto quello che seguì nel corso del tempo. È una scelta produttiva che ricalca una formula che in realtà abbiamo già conosciuto di recente. Il nome chiave dietro all’operazione è infatti quello di Jason Blum, il super-produttore dell’horror contemporaneo che negli ultimi anni ha sparigliato le carte e si è imposto come punto di riferimento del genere e del settore produttivo in riferimento al genere.
Per rinfrescare la memoria, la sua Blumhouse Production è la casa di produzione dietro a fenomeni come Paranormal Activity, Insidious, The Purge, Get Out. Soprattutto è la realtà dietro il ritorno nelle sale della saga di Halloween, che tra il 2018 e il 2022 ha aperto e chiuso una trilogia con la regia di David Gordon Green. Gli ingredienti chiave erano il porsi come sequel diretto del film di John Carpenter e il recupero della Laurie Strode di Jamie Lee Curtis. Da qui viene semplice leggere lo schema e la volontà di applicarlo alla saga de L’Esorcista, che con L’Esorcista – Il Credente apre un’altra e già annunciata trilogia che si svilupperà nei prossimi anni, con dietro la macchina da presa ancora Green e con il fondamentale coinvolgimento di Ellen Burstyn nei panni di Chris MacNeil.
Il senso di un “universo espanso”
E, come già avveniva con la nuova versione di Halloween, l’adesione all’originale è da ricercare più nel senso di un “universo espanso” che nelle atmosfere e nelle raffinatezze, probabilmente non replicabili, dell’opera di Friedkin. La parola d’ordine è attualizzare. Su questo sembra muoversi all’inizio la sceneggiatura scritta dallo stesso Green assieme a Peter Sattler. Parte indietro nel tempo, ad Haiti, dove Victor (Leslie Odom Jr.) perde la moglie incinta durante un terremoto e si ritrova con una neonata, viva per miracolo, da crescere. Passano tredici anni e la figlia oramai adolescente, Angela (Lidya Jewett), un giorno sparisce assieme ad una compagna di classe, Katherine (Olivia O’Neill). E nel lavoro su questa improvvisa sparizione L’Esorcista – Il Credente si prende i suoi tempi, setta la giusta atmosfera misterica, mantiene le distanze da un accadimento che in questo modo assume i contorni dell’esoterico e dell’inconoscibile.

Lo script sembra andare incontro anche al delineare un certo tipo di ragionamento sulle acredini delle distanze sociali, di credo e di ceto tra Victor, nero, libero professionista e convinto ateo, e i genitori di Katherine (Raphael Sbarge e Jennifer Nettles), bianchi, borghesi e ferventi fedeli. Aiuta di certo il fatto che Green sa stare dietro la macchina da presa, sa dove posizionarla, sa come lavorare con gli zoom, sa come generare l’inquietudine. Ma questi movimenti di irrequietezza e questi segni di un corteggiamento al tema sociale (caro già alla trilogia di Halloween, dove sfociava in maniera anche goffa in campo aperto) non trovano adeguato sfiatatoio.
Raddoppia la possessione, ma dimezza il brivido
È chiaro che ad un certo punto ad entrare in gioco debba essere l’esorcismo. A questo giro, tra l’altro, moltiplicato per due. Quando Angela e Katherine ricompaiono sono infatti state contaminate da qualcosa non di questo mondo. In una maldestra rincorsa sui tempi che tradisce la sapienza dei primi buoni quaranta minuti di film, L’Esorcista – Il Credente tira in ballo Chris MacNeil e fa decretare anche allo scettico Victor che l’unica soluzione possibile è esorcizzare. Il grosso problema del film è che da qui in poi fa tutto nel modo più programmatico e lineare possibile. Il grosso problema, a ben vedere, è che a questo raddoppiarsi della possessione corrisponde un dimezzamento del brivido.
L’Esorcista – Il Credente non sa fare vera paura. Nel momento in cui si rovescia la filosofia iniziale della pellicola, della distanza e dell’insondabile, quando il demonio entra nell’inquadratura tutto si appiattisce e della pelle d’oca c’è solo una pallida traccia. C’è giusto spazio per ragionare con pensiero un po’ grossolano e retorico sul valore dell’unità d’intenti, dove la sola fede cattolica si rivela inadeguata a fronteggiare la situazione ed accoglie diramazioni più o meno sorelle, più o meno spiritiche, del cristianesimo. Tutto si risolve in un batter di ciglia, alla stessa maniera di come si sgonfia davanti agli occhi un palloncino, lasciando dietro di sé più un’impressione che un segno. A questo punto: al prossimo appuntamento.


