Per chiunque non ci fosse mai stato: la Mostra del Cinema di Venezia, cioè il festival dove Serpenti è stato proiettato in anteprima mondiale a pochi giorni dall’uscita in sala (nell’ambito della sezione Spotlight), si svolge all’interno di un perimetro controllato dalle forze dell’ordine. Prima di entrare è necessario superare i controlli di vari agenti che, armati di fucile (presumibilmente carichi), presidiano gli ingressi. Se a qualcuno sembrano misure eccessive è perché con tutta probabilità lo sono, considerato il contesto, anche se evidentemente si tratta di una precauzione necessaria in un luogo così affollato e in cui ogni giorno entrano star del cinema e personalità importanti.
Ma perché questo preambolo? Perché l’atteggiamento a tratti iper meticoloso e altre volte svogliatamente superficiale – ma sempre e comunque dannatamente lento – che caratterizza l’operato della sicurezza al Lido è assimilabile (in scala minore, chiaramente, ma comunque assimilabile) a ciò che si vede in questo lungometraggio molto divertente diretto da Roberto De Paolis Marino, al terzo lungometraggio dopo Cuori puri del 2017 e Princess del 2022, e scritto dallo stesso regista insieme ai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo.
Un viaggio tra il kafkiano e il dantesco
Paolo Marra (Leonardo Lidi) ha appena ucciso la moglie senza alcun motivo. Afflitto dai sensi di colpa – espressione che tornerà più volte nel secondo atto – si reca in una centrale di polizia di Roma e si costituisce. Vorrebbe essere arrestato subito ed essere sbattuto in carcere per scontare la sua pena, ma il suo tentativo di riacquistare una qualche parvenza di dignità per sé stesso e per la vittima viene ostacolata prima dalle procedure “investigative”, che si soffermano su dettagli insignificanti, e poi da un avvocato millantatore che tenta di persuaderlo a dichiararsi innocente.
In un viaggio kafkiano dove il buon senso e la ragione perdono di valore, Paolo incontrerà (alla maniera dantesca) tre personaggi, sentendosi sempre più intrappolato in una situazione senza via d’uscita: il primo è l’agente che lo interroga (interpretato da Alessandro Borghi), tipico poliziotto tutto muscoli che compensa lo scarso intelletto abbaiando ordini e sfottendo il prossimo; il secondo è il già menzionato avvocato (Pietro Castellitto), mentre il terzo è Stella Mauro (Valeria Golino), eccentrica donna convinta di poter risolvere i casi attraverso la lettura dei tarocchi.

Il tipo di commedia che vorremmo più spesso
Senza girarci troppo intorno: Serpenti rappresenta il tipo di commedia che in Italia non si vede quasi più, e che nonostante i suoi problemi riesce comunque a spiccare tra la massa. Una di quelle dotate di una comicità ficcante, diretta, nera come la pece, che parla alla pancia tanto quanto al cervello e che si appoggia alla caratura recitativa di quattro bravissimi attori, piuttosto che su comici rigidi e imbolsiti. Basterebbe fare un paragone tra questo film e altri approdati in sala negli ultimi anni – l’ultimo dei quali, Il malloppo con Diego Abatantuono e Max Angioni, è in sala proprio in questi giorni – per comprendere la differenza tra un umorismo fiacco e ormai arido di significati rispetto a quello (o uno di quelli) che le nostre produzioni dovrebbero coltivare maggiormente.
Questo perché Serpenti, con il suo teatro dell’assurdo sempre più delirante, offre in realtà un ritratto lucidissimo dell’Italia stessa, un Paese dove commettere un omicidio è trattato con meno urgenza e attenzione del mancato acquisto di un biglietto dell’autobus; dove si pretende il rispetto per una divisa anche quando gli individui che la indossano – non tutti, per fortuna – pensano più a cosa mangeranno a cena che a fare il proprio dovere; dove il femminicidio è trattato con noncuranza e anzi ritenuto un crimine di normale amministrazione; e dove un assassino in cerca di redenzione ed espiazione delle proprie colpe si vede costretto a commettere un altro atroce atto di violenza, pur di essere degnato di attenzioni. Ovvio, si tratta di esagerazioni, ma in certi casi nemmeno troppo. Dopotutto, l’Italia è (anche) questa.


