Elegia Americana, recensione del film con Amy Adams e Glenn Close

scritto da: Chiara Marchi


Da martedì 24 novembre sarà disponibile sulla piattaforma Netflix l’ultimo lavoro di Ron Howard dal titolo Elegia Americana. La pellicola è tratta dall’omonimo libro di memorie di J.D. Vance, uscito nel 2016, ed è stata sceneggiata da Vanessa Taylor (candidata al premio Oscar nel 2018 per la sceneggiatura de La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo del Toro). Per quanto a primo impatto il film sembra raccontare unicamente la biografia dello scrittore, in realtà, in seguito ad una seconda e più approfondita riflessione, appare chiaro l’intento del regista e della sceneggiatrice di narrare sì la vita di Vance, ma anche della madre e della nonna, di mettere quindi tre generazioni a confronto.

Interpretati da Gabriel Basso, Amy Adams e Glenn Close, questi tre personaggi cercano di raggiungere il traguardo del sogno americano attraverso epoche, vicende e difficoltà diverse. La famiglia appalachiana di cui fanno parte ha una storia dalle dinamiche molto particolari, fatta di violenza domestica, povertà, dipendenze e traumi. Glenn Close, che interpreta il ruolo di Mamaw Vance, riesce a rapire ancora una volta lo spettatore con la sua magistrale capacità attoriale e mostra in queste vesti di essere ancora più camaleontica che da giovane. Il passato del personaggio della nonna è appena accennato per mezzo di brevi flashback, che però sottolineano le origini dei drammi che la famiglia Vance si porta dietro ormai da anni. Mamaw Vance è quindi, da un lato, la causa di tutto, ma è anche l’unica a saper riportare sulla retta via il nipote, l’unica che riesce a fargli credere che un giorno potrà essere qualcuno se si impegnerà negli studi, l’unica che continua a credere nel sogno americano.

Chi invece ormai non ci crede più è Ben Vance, madre di J.D. Vance, interpretata da una Amy Adams al massimo delle sue capacità; il personaggio è certamente il più interessante della pellicola, il più caratterizzato e messo a fuoco. Si tratta di una madre single che da giovane aveva dimostrato grandi doti intellettive, ma che i disagi familiari avevano inquinato con il tempo; tutto ciò che potenzialmente c’è di buono nella sua vita, lo distrugge a causa del suo bipolarismo e delle dipendenze da farmaci e droghe. La sua vita è segnata da un continuo autosabotaggio, ma oltre a nuocere a se stessa, nuoce anche ai figli. Lindsay, la figlia, interpretata da Haley Bennet, cerca di scappare dalla madre fidanzandosi; J. D. Vance invece subisce costantemente gli attacchi verbali e fisici della madre. In realtà il rapporto madre- figlio è molto complesso, in quanto vede l’intervallarsi di momenti estremamente felici a momenti fortemente tragici; la pellicola ci regala scene di grande forza e potenza, dove lo spettatore viene totalmente coinvolto dalla complessità di queste dinamiche familiari.

Elegia Americana è un film sincero, non nasconde in nessun modo le fragilità umane, anzi, le mette in risalto, riuscendo a creare momenti di grande pathos; è un inno al senso del perdono, che risulta essere l’unica arma vincente per il raggiungimento della felicità. Mamaw Vance è ormai una donna anziana ed è riuscita nel tempo ad acquisire una grande consapevolezza dei suoi limiti e di quelli della figlia, ma è raro che critichi quest’ultima per gli sbagli che commette continuamente, anzi, alle volte la giustifica davanti al nipote; questo atteggiamento è davvero commovente, perché mette in risalto il grande senso di colpa della donna nei confronti della figlia per l’infanzia infelice che le ha procurato. Tuttavia, non ha lo stesso atteggiamento con il nipote, probabilmente perché vede in lui le stesse doti intellettive della figlia, ma stavolta non vuole che vadano sprecate. J.D. Vance non ha una vita semplice ma, grazie alla nonna riesce a costruirsi un futuro diverso e migliore rispetto agli altri componenti della famiglia; tuttavia, il passato torna a bussargli alla porta e lo costringerà a compiere un viaggio nei luoghi dell’infanzia, nella periferia del sud dell’Ohio, alla ricerca del senso del perdono.

Ron Howard ancora una volta è capace di trasportarci in un storia di grande impatto emotivo, facendo provare allo spettatore le stesse emozioni dei personaggi. Anche in questo caso riesce a dare vita ad una storia intensa, attraverso una regia fatta di soggettive, primi piani e dettagli, che mettono in risalto soprattutto la bravura di Glenn Close e di Amy Adams. A rendere il tutto ancora più coinvolgente, sono certamente le musiche di Hans Zimmer. La pellicola è stata accolta negativamente negli Stati Uniti d’America, dove la critica l’ha definita addirittura “vergognosa”. In Elegia Americana, l’America viene disegnata come un paese in cui le differenze sociali, giorno dopo giorno, si acutizzano sempre più; Howard non insiste in tal senso, ma accenna spesso ai problemi sociali legati alla periferia di stati come l’Ohio, in cui il tenore di vita differisce molto rispetto a quello delle grandi metropoli del nord. Non a caso, in una delle prime sequenze, viene rappresentata una discussione tra Vance e un noto avvocato, che definisce gli abitanti delle campagne del sud “bifolchi”.

Il regista, inoltre, fa un appunto sul mal funzionamento del sistema sanitario statunitense, in particolar modo nell’affrontare pazienti con disturbi psichici come la madre del protagonista che, non avendo un’assicurazione sanitaria, non ha la possibilità di essere ospitata in alcuna struttura. In questo modo ne esce il ritratto di un paese con grandi problemi sociali, che influiscono certamente anche sul futuro di famiglie difficili come quella Vance. Alla fine, il sogno americano appartiene all’americano stesso, che sa di poter crescere e ottenere successo nella vita solo impegnandosi e lavorando sodo, sebbene provenga da una famiglia miserabile.

Se è vero che Ron Howard fa intendere che in qualche modo il protagonista ce la possa fare, al tempo stesso evidenzia come la teoria di questo sogno non sia sempre così efficace. Alla fine anche il personaggio di Ben Vance potrebbe avere la possibilità di riscattarsi, ma la cornice sociale che lo circonda di certo non le è d’aiuto per fare quel salto di qualità. È probabile che lo sguardo così disilluso del regista non sia stato di gradimento per la critica statunitense, perché è difficile trovare altre spiegazioni a questa cattiva accoglienza. Nel film non ci sono false promesse, intenti utopistici, ma solo crude verità, attimi di violenza realmente vissuta, possibilità negate dalle incapacità genitoriali e gesti di grande umanità e affetto che solo il perdono permette di mostrare.

Guarda il trailer ufficiale di Elegia Americana


Chiara Marchi

La passione per il cinema nasce dopo la visione al cineclub Arsenale di Pisa di Metropolis di Fritz Lang, in quarta ginnasio | Film del cuore: C’era una volta in America | Il più grande regista: Billy Wilder | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "Nessuno è perfetto." (A qualcuno piace caldo)


Siti Web Roma