Il Talento del Calabrone, recensione del thriller con Lorenzo Richelmy

scritto da: Ludovica Ottaviani


Il Talento del Calabrone è il thriller diretto da Giacomo Cimini arrivato direttamente sulla piattaforma Amazon Prime Video lo scorso 18 novembre; una soluzione dettata dall’epidemia da Covid-19 che ha comportato la chiusura delle sale cinematografiche, che altrimenti avrebbero proiettato il lungometraggio a partire dal 5 marzo 2020. Il film vede protagonisti gli attori Sergio Castellitto, Lorenzo Richelmy e Anna Foglietta (che prossimamente sarà protagonista della nuova serie Sky Alfredino – Una storia italiana), affiancati da ottimi co-protagonisti come Gianluca Gobbi e David Coco.

Il thriller – ambientato a Milano – racconta la storia di Dj Steph (Richelmy), conduttore di un programma radiofonico di successo che accompagna gli ascoltatori nel cuore della notte, facendo loro compagnia e accogliendo le loro chiamate. Ma nel corso di una diretta Stefano – questo il nome del Dj – dovrà fare i conti con un inaspettato evento: l’annuncio da parte di un ascoltatore (Castellitto), che confessa di volersi suicidare tenendo sotto scacco l’intera città. Nell’arco di una lunga notte, la più imprevedibile della loro vita, i due giocano pericolosamente sul filo del rasoio mentre il tenente colonnello Rosa Amedei (Foglietta) cerca di scoprire l’identità del misterioso uomo.

Il Talento del Calabrone è la quintessenza del thriller: tradizionale nelle premesse quanto nella drammaturgia, evita le scorciatoie creative della miscellanea dei generi, non concede spazi a variazioni sul tema e rimane saldamente ancorato ai canoni della suspense. Il risultato è un piccolo gioiello: affilato e preciso come la lama di un bisturi, affonda nelle paure inconsce nascoste in ognuno di noi, quelle stesse paure che trasformano la realtà in perturbante freudiano, alterandone i contorni che da sempre ci rassicurano perché ben riconoscibili.

Il film è costruito come un brillante gioco di (macabre) scatole cinesi, dove niente è come sembra: reale e immaginario, finzione e verità si mescolano rendendo via via sempre più complessa la ricostruzione del caso e dell’unica versione plausibile, quella che permetterà al tenente colonnello Rosa Amedei – e, soprattutto, allo spettatore –di rimettere a posto i pezzi di un puzzle ben più ampio. L’idea di finzione, che accompagna (e inganna) l’occhio di chi guarda per circa 132 minuti, trova spazio anche nelle determinate scelte registiche compiute da Giacomo Cimini: fondali sui quali usare dei proiettori al posto del più moderno green screen; un ristretto numero di location che non contemplano Milano – la grande protagonista silenziosa del film – bensì Roma, sfruttando le potenzialità illusorie degli interni.

Il Talento del Calabrone è un Wunderkammer ad alta tensione: un thriller che si prende sul serio perché ha le carte giuste per poterlo fare, a partire da una sceneggiatura che è un perfetto meccanismo ad orologeria passando poi per la regia e la recitazione, dove ogni interprete è perfetto nel proprio ruolo inedito. Lorenzo Richelmy, Anna Foglietta e Sergio Castellitto contribuiscono a dare spessore a personaggi che sfuggono al classico cliché da thriller, sempre pronto a sacrificare la profondità a favore di una bidimensionalità funzionale ai fini della storia. In questo caso, invece, la storia scorre ticchettando incontro al suo acme drammatico, mettendo sul piatto una posta sempre più alta che corrisponde ad una time bomb capace di far emergere i personaggi prima ancora che i caratteri, tipi umani alle prese con una situazione fuori dall’ordinario difficile da gestire senza mettere un piede in fallo, condannando un’intera città a morte certa.

Ne Il Talento del Calabrone la metropoli diventa un’oscura Gotham, una città dalle mille luci artificiali disseminate nella notte e pronte a trasformarla in un cielo fisso disseminato di stelle al neon; un dedalo noir nel quale si perdono le anime dolenti di fantasmi impazziti dal dolore, nel quale il passato riemerge prepotentemente noncurante del presente, innescando detonatori capaci di far deflagrare situazioni ben più pericolose. Nessuno è davvero chi dice di essere e (quasi) tutti cercano di nascondere il proprio passato tra le ombre dell’anima; come accade nel “paradosso del calabrone”, molti dei personaggi vivono inconsapevoli di non poter più celare segreti inconfessabili.

Guarda il trailer ufficiale de Il Talento del Calabrone


Ludovica Ottaviani

Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)


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