giovedì, Luglio 29, 2021
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The Shape of Water recensione del film di Guillermo del Toro

Dopo il dimenticabile Crimson Peak, Guillermo del Toro torna dietro la macchina da presa con The Shape of Water, regalandoci un autentico gioiello. Rivisitando il concetto di monster-movie e mescolandolo ai generi più disparati – dimostrando ancora una volta tutto il suo amore viscerale per la settima arte -, il regista di Hellboy e Pacific Rim ci regala una splendida favola moderna, dove il grande tema dell’amore e delle sue barriere si mescola a quello della speranza e della redenzione.

Sullo sfondo dell’America degli anni ’60, duranti i giorni della Guerra Fredda, Del Toro ambienta la storia della solitaria Elisa (la candidata all’Oscar Sally Hawkins), una donna muta che si occupa delle pulizie all’interno di un segretissimo laboratorio governativo di massima sicurezza. La vita di Elisa cambia radicalmente quando lei e la sua amica e collega Zelda (il premio Oscar Octavia Spencer) scoprono che una misteriosa creatura anfibia, catturata in Sud America, è tenuta prigioniera proprio nel laboratorio.

Del Toro ci racconta con emozionante semplicità una storia di solitudine e intollerenza, dimostrandosi ancora una volta narratore abile e sensibile

La struttura narrativa di The Shape of Water segue pedissequamente quella di una qualsiasi fiaba, ed è proprio in questa commistione rassicurante e avvolgente di forma e contenuto che risiede la chiave del successo dell’ultima fatica di Del Toro. Il regista e sceneggiatore messicano ci racconta con emozionante semplicità una storia di solitudine e intollerenza, dimostrandosi ancora una volta narratore abile e sensibile, specie quando si tratta di far emergere i lati più fragili e nascosti dell’animo umano, così come quelli più abietti e spregevoli.

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The Shape of Water recensione del film di Guillermo del Toro

Per trasportarci nell’atmosfera tipica degli anni ’60, Guillermo del Toro si diverte a giocare con i generi cinematografici (dai lussureggianti musical ai thriller noir carichi di suspence),  creando dei quadri visivi di assoluta bellezza e perfezione in cui ogni particolare – dalle scenografie ai costumi – assume una connotazione magica, senza per questo dimenticare le implicite connessioni che le tematiche affrontate nel film (legate all’odio razziale, di classe e di genere) hanno con la società in cui viviamo.

Il vero cuore pulsante di The Shape of Water è rappresentato però dalla grande storia d’amore al centro del film, ossia dal rapporto non-verbale, esclusivo, dolcissimo, che si instaura tra due anime solitarie, incarnate dal misterioso anfibio dalle soprendenti capacità di adattamento e dal personaggio interpretato da una Sally Hawkins in assoluto stato di grazia: l’idillio tra Elisa e la creatura prelevata dalle buie profondità oceaniche si consuma attraverso il silenzio (chi ha bisogno di parole per esprimere quanto può essere grande la forza dell’amore?), un silenzio alimentato da gesti, sguardi e teneri abracci, e che esplode dentro e fuori lo schermo grazie anche alle meravigliose note di Alexandre Desplat.

Un film che si nutre di nostalgia e suggestioni per raccontare le fantasie, il mistero e anche la mostruosità della vita

Sorretto da un cast di comprimari sofisticati e altrettanto bravi (tra cui spicca un magnifico Richard Jenkins), The Shape of Water è un film che si nutre di nostalgia e suggestioni per raccontare le fantasie, il mistero e anche la mostruosità della vita. Mescolando romanticismo, ironia, velati espedienti orrorifici e anche un pizzico di erotismo, Guillermo del Toro ci regala la sua personalissima versione de La Bella e la Bestia per aiutarci a credere ancora nello straordinario che diventa ordinario, nell’amore e, soprattutto, in noi stessi. Senza alcun dubbio, il suo miglior film dai tempi de Il Labirinto del Fauno.

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Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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