Sono passati esattamente vent’anni dal primo Notte prima degli esami, che a partire dall’omonimo brano di Antonello Venditti raccontava le ansie e le preoccupazioni dei giovani maturandi. Una generazione (anzi, più di una) più tardi, è arrivato dunque il tempo di passare il testimone con Notte prima degli esami 3.0, presentato oggi a Roma dal regista e sceneggiatore Tommaso Renzoni, dallo sceneggiatore (e regista dei due film originari) Fausto Brizzi, e dai protagonisti Tommaso Cassissa, Sabrina Ferilli e Gianmarco Tognazzi. Insieme a loro anche il resto del cast, tra cui figura la cantante Ditonellapiaga al suo debutto cinematografico.
Aggiornare una vecchia ricetta
“Tutto è partito da una chiacchierata con la produttrice Federica Lucisano”, ricorda Fausto Brizzi. “Quando è ambientato il secondo film, cioè nell’estate del 2006, non era nemmeno arrivato Facebook. C’era bisogno di un aggiornamento. Io e Tommaso (Renzoni, ndr) tenevamo accanto un manualetto che leggevamo tutti i giorni: «Mille e uno modi per sbagliare questo film». Abbiamo cercato di evitarli tutti il più possibile: questo film non era un sequel né un reboot, e noi volevamo che somigliasse, come sapore, alla ricetta originale, ma volevamo anche che fosse possibile fruirlo senza aver visto i film precedenti, e che ci fossero degli scatti di lato che lo spettatore potesse trovare completamente diversi. Il primo è la professoressa, che virata al femminile in qualche modo dà al film un sapore alla Il laureato”.
Il testimone del professore di lettere Antonio Martinelli interpretato da Giorgio Faletti è infatti passato a Sabrina Ferilli, che in Notte prima degli esami 3.0 interpreta non più “La Carogna”, ma “La Belva”: “Il mio è un personaggio con una cifra femminile che probabilmente si sentiva di meno nel racconto di vent’anni fa, e quindi ho raccontato anche quello”, racconta l’attrice. “La sua è una vita abbastanza in solitudine, e questo ragazzo diventa un po’ come figlio, con il quale ha un rapporto conflittuale all’inizio, ma che poi si trova in un certo senso a difendere e ad accogliere. Diciamo che sono quei ruoli un po’ classici: così come c’è sempre l’antica e atavica contrapposizione tra genitori e figli, c’è anche quella tra professori e studenti”.

La maturità ai tempi della Gen Z
Se la dinamica insegnante-allievo è rimasta quella di una volta, a essere diversi sono la scuola, gli studenti e il mondo attorno a loro: “Gli esami sono cambiati. Il modo di avvicinarsi alla maturità della scuola è cambiato, dall’insegnamento agli strumenti con cui si insegna, e sono cambiate le generazioni. Il futuro quarant’anni fa si prospettava più sicuro, più felice. Adesso fa più paura”, sostiene Tommaso Renzoni, al suo primo film da regista come lo era Brizzi nel 2006. “Quello che non è cambiato è che la notte prima degli esami è rimasta la stessa: il momento prima di gettarsi nel futuro, l’ultimo trampolino prima dell’età adulta. La società cambia, ma non l’emozione, e sarà così anche tra vent’anni e tra vent’anni ancora”.
Della stessa idea Tommaso Cassissa, che eredita il ruolo di protagonista da Nicolas Vaporidis: “Penso che l’ansia per gli esami o comunque i sentimenti in generale, nonostante l’avanzare del tempo, rimangano sempre uguali. Anche secondo me serviva l’occasione per raccontare una generazione che vive in un contesto diverso, quindi io sento ovviamente la responsabilità di rappresentare i giovani, rimanendo sempre consapevoli del fatto che siamo tutti diversi. Noi mettiamo in scena i sentimenti e le cose che non cambiano, poi ogni spettatore fa suo il film e lo digerisce come vuole”.

La responsabilità di cambiare il mondo
“C’è una confusione generale sul presente e sul futuro, dovuta anche a una sorta di senso di responsabilità molto più grande di noi”, continua lo youtuber, diventato popolare proprio per i suoi video che raccontavano i problemi scolastici dei ragazzi. “La mia generazione sente di dover cambiare il mondo: ovviamente è difficilissimo farlo, ma noi sentiamo la responsabilità di tutto quello che accade, proprio perché c’è attenzione nei nostri confronti. Non esiste una via di mezzo, non c’è un confronto vero, si pensa solo che i giovani non capiscono nulla o che ci salveranno. Invece il fulcro è la via di mezzo: nessuno salverà nessuno, tutti dovremo collaborare”.
Secondo il regista, c’è anche un problema legato al modo in cui la Gen Z viene vista dagli adulti: “Credo che sia una generazione che non sa dove mettere le mani per cambiare il mondo, ma non che non voglia. Noi però continuamente diciamo loro di farsi da parte per lasciare fare i grandi, quando in realtà loro hanno molte più risposte di quante ne avessero le altre generazioni. Solo che noi non vogliamo ascoltarle. Volevamo quindi raccontare la confusione di provare a salvare un pianeta da soli, contro tutto e tutti”.
Renzoni definisce poi Notte prima degli esami 3.0 un film “ipertestuale”: “Prima c’era la generazione del metatesto, per la quale inserire delle immagini della contemporaneità dentro al film in qualche modo avrebbe fatto dialogare il film con quelle immagini. Quello che abbiamo fatto noi è stato fare più un ipertesto, come se fosse un link. Non abbiamo inserito immagini dirette della contemporaneità, perché c’è già uno strumento nelle nostre mani che ce le mostra. Volevamo mantenere lo stile e la compattezza del film, facendo dei rimandi, dei link che in qualche modo ci fanno subito arrivare a vedere quelle immagini senza bisogno di inserirle e di giustapporle alla narrazione”.

Ditonellapiaga da Sanremo al cinema
La parola è poi passata a Ditonellapiaga, reduce dal Festival di Sanremo, che ha descritto questo suo primo ruolo come “il battesimo più bello che potessi ricevere”: “È stato diverso misurarmi con un media differente, con tante persone che osservano il tuo lavoro mentre lo stai facendo, dato che io sono abituata a stare in studio e a lavorare diversamente. Questo personaggio aveva tante somiglianze con la me di quando ero ragazzina: c’era questo desiderio forte di libertà, di scardinare delle regole e di uscire dagli schemi, e a volte questa fuga costante, questo senso di ribellione era una scappatoia, una ricerca di evasione dall’emotività e dai rischi che poi ne derivano”.
Sul suo brano di Sanremo cantato nelle manifestazioni studentesche, si dice contenta: “Dal momento in cui io scrivo una canzone, poi diventa delle persone che decidono di cantarla, quindi ognuno può appropriarsene e raccontarla a modo proprio. Anche nell’occasione dell’8 marzo so che è stata ascoltata: c’è un passaggio che fa riferimento alla difficoltà che abbiamo noi donne di andare a una festa stando serene, rilassate, senza guardarsi costantemente le spalle. Poi il pezzo può prendere mille pieghe diverse e sono contenta che diventi un inno delle persone che sono stufe e hanno questo sentimento di frustrazione. Nel mio caso era rispetto alle formalità, ma viviamo in un mondo molto violento, quindi che venga tradotto come manifesto di protesta è sicuramente positivo”.

Maturità, scommesse e Fate Turchine
Anche Gianmarco Tognazzi si è detto felice del lavoro svolto sul proprio personaggio: “È stato un viaggio bellissimo poter fare il padre e mettere a confronto due generazioni che partono con degli assunti completamente diversi. Io poi ho anche un po’ nella vita questa cosa di tornare indietro e far apprezzare il passato, la trasmissione della memoria e quei rapporti che erano molto più di condivisione diretta”.
E chiude con un aneddoto sul suo esame di maturità: “Non mi volevano ammettere perché persi una scommessa con il professore di italiano. La scommessa era questa: lui sosteneva che la Fata Turchina di Pinocchio fosse la sorella di Pinocchio. Io non ci credevo e lui mi disse: “Quanto scommetti? Ci scommetti che non ti ammetto all’esame di maturità?”, dopodiché portò un libro di Collodi dove la Fata Turchina è la sorella di Pinocchio. Sappiatelo tutti, perché io stavo per non essere ammesso”.
Notte prima degli esami 3.0 uscirà nelle sale italiane dal 19 marzo grazie a 01 Distribution.


