Un’isola, un marchese e sua moglie negli anni ‘70, un tormentato rapporto sessuale e un torbido caso di cronaca nera. Sono le premesse di Gli occhi degli altri, nuovo film di Andrea De Sica presentato a Roma dal regista stesso insieme ai protagonisti Filippo Timi, Jasmine Trinca e Matteo Olivetti, oltre alle produttrici Marta Donzelli di Vivo Film e Sonia Rovai di Wildside.
Dentro le dinamiche della nobiltà italiana
Il film è basato sull’omicidio-suicidio del marchese Camillo Casati Stampa, che nell’estate del 1970 uccise la moglie e il suo giovane amante, per poi uccidersi. Una storia che ha sempre affascinato Andrea De Sica, anche perché “a parte il racconto di Vincenzo Cerami è stata raccontata male: non è sopravvissuto nessuno, non c’è stata un’istruttoria, e quindi ci si poteva basare unicamente sulle voci e su poche fotografie. La mia avventura”, ricorda, “inizia un bel giorno in barca. Navigando, ho attraccato sotto l’isola di Zannone, dove c’è ancora la villa abbandonata dei marchesi Casati Stampa e, rimasi così affascinato da questa storia che ci tornai da solo, in costume, arrampicandomi dentro la villa e vivendo un po’ quell’inquietudine sotto alla luce del sole che che ho voluto restituire nel film”.
“Poi ho fatto un lavoro di ricerca”, continua. “Questo film è costruito su due mondi contrapposti, il mondo dei padroni e il mondo dei servi, e quindi da una parte ho incontrato tutto il mondo della nobiltà, che ancora oggi esiste, partecipando a battute di caccia e a diversi banchetti, e dall’altra invece sono stato con la manovalanza, con la forza lavoro. A Ponza ho conosciuto i figli di coloro che lavoravano su quest’isola. Da questo lavoro di reportage ho poi lavorato di astrazione, cercando di entrare in modo più primitivo, sintetico ed emotivo, senza psicologizzare né antropologizzare, perché c’era il rischio che il film diventasse moralistico e bigotto”.

Il film della maturità per Andrea De Sica
Per il regista, che vede nel suo marchese tracce di “personaggi maschili alla Jeffrey Epstein, uomini di potere che governano il mondo”, Gli occhi degli altri costituisce una svolta nella sua carriera: “Lo reputo il film dell’inizio della mia maturità, come se fosse un nuovo punto di partenza. È anche la prima volta che lavoro con attori più maturi, che hanno portato una visione, una presenza e un vissuto più complesso e strutturato. Quindi è cambiato completamente l’approccio, ma anche la storia in sé richiedeva un approccio diverso, bisognava trovare una giusta distanza e anche un giusto equilibrio. Penso di essermi appropriato di un linguaggio cinematografico in modo molto radicale, dove ho cercato di dare privilegio alle immagini, non per una questione di stile, ma per una questione di racconto”.
Un film complesso, dunque, che punta a lasciare il segno negli spettatori: “La storia in realtà è ambientata in tantissimi posti diversi, ma qui è stata sintetizzata su un’isola, come se fosse un palcoscenico shakespeariano in cui è rappresentato il mondo. Raccontando nel piccolo si riesce a essere più grandi, più ambiziosi, e questo è forse il mio film più ambizioso. Volevo raccontare questi sentimenti che perdono la loro identificabilità ed entrano in un calderone in cui certe cose si mescolano con le altre e si entra in un terreno complesso, ma volevo anche dare allo spettatore un’esperienza il più radicale possibile, forte ma non risolta. Penso che il film abbia una sua chiarezza, una sua direzione abbastanza decifrabile, però mi piace pensare che è un’esperienza vivida e complessa, che entra dentro e ci rimane per un po’”.

Una questione di sguardo
Gli occhi degli altri non sarebbe lo stesso senza le performance da assoluti protagonisti di Jasmine Trinca e Filippo Timi, lei intrappolata in una relazione malata, lui marito dispotico e oppressivo. Secondo Timi, si tratta di un film sullo sguardo: “Il nostro sguardo giudica e modifica quello che guarda. In questo caso, sia lo sguardo di Andrea, sia lo sguardo del mio personaggio non solo giudicano, ma creano la realtà. E questo cambia i giochi, perché Andrea attraverso il suo sguardo crea il sogno, crea questa realtà del film, mentre per il mio personaggio gli altri esseri umani diventano immagini, e un’immagine è calpestabile, non è reale. Quando un’immagine non c’entra più con il contesto, la cancelli. In questo senso lo sguardo cambia di natura, quando diventa attivamente creatore e divino”.
Per Andrea De Sica è anche una questione che ha a che fare con il titolo stesso: “Gli occhi degli altri è un titolo che mi piace perché non è una formula, è qualcosa che può risuonare in varie situazioni. Innanzitutto sono gli occhi nostri, gli occhi di chi guarda. È un discorso sullo sguardo, un discorso sul cinema, sul mio essere regista. Un regista pensa sempre di essere in una posizione privilegiata per spiare qualcosa da vicino. Noi pubblico andiamo al cinema perché ci sembra di essere in una comfort zone dove possiamo spiare, entrare nel profondo di certe storie. E alla fine queste immagini e questi film poi prendono il sopravvento e possono anche distruggerci”.

Il “femminile controverso” di Jasmine Trinca
A proposito di comfort zone, di certo Jasmine Trinca è dovuta uscirne per interpretare la sua Elena, spesso ripresa in scene di sesso e nudità esplicite. “È una donna che diventa libera alla fine, e che paga questa scelta di libertà con la vita, come spesso accade”, spiega l’attrice. “La percepiamo forse falsamente libera all’inizio, anche se dentro una relazione che sceglie lei stessa, ma chi di noi, del resto, è libero dai costrutti sociali? Il romanticismo può essere la causa di tutti i mali, e in questo gioco amoroso bisogna fare una grande distinzione tra quello che è moderno e quello che non lo è. Per me la modernità sta nell’accettazione di quella libertà, nell’accettazione di incarnare senza morale la sessualità, mentre lo sguardo di quest’uomo prevaricante è tutto il contrario della modernità”.
“Sinceramente mi sarei sottratta da un racconto di questo tipo se non avessi incontrato questa scrittura, se non avessi incontrato un regista che mi ha portato una visione di questo racconto assai vicina al mio sguardo, e senza una produzione con un’idea editoriale così netta”, rivela. “Perché il rischio era altissimo, e non parlo soltanto dell’esposizione del corpo, parlo soprattutto della sostanza del racconto”.
Ciò che l’ha spinta ad accettare il ruolo è stato dunque un senso di consapevolezza e responsabilità nei confronti del proprio mestiere: “Andando avanti col tempo e non con quel vezzo di cercare dei ruoli, penso che se ho fatto un pezzo di strada fino a qui, ha senso che cominci a utilizzare il mio lavoro per incarnare qualcosa. Spesso ho incarnato un femminile potente, un femminile diverso, e adesso che sono più grande mi sono detta che era il caso di incarnare anche il femminile controverso. Se me lo faccio io è difficile venirmi a dire qualcosa, perché so raccontarlo prendendomi anche il rischio di sbagliare”.
Gli occhi degli altri uscirà nelle sale italiane dal 19 marzo, distribuito da Vision Distribution.


