Dopo una breve apparizione nel finale di Superman, è finalmente arrivato il momento di conoscere davvero Kara Zor-El. Supergirl non si limita a raccontare una nuova avventura della celebre eroina kryptoniana, ma costruisce le basi per quello che potrebbe diventare uno dei personaggi più importanti del nascente DC Universe guidato da James Gunn.
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Interpretata da Milly Alcock, questa versione di Supergirl si distingue fin da subito da quella vista nei fumetti e dalle precedenti incarnazioni cinematografiche. Segnata dal trauma di essere una delle ultime sopravvissute di Krypton, Kara è un’eroina molto più tormentata rispetto a suo cugino Clark Kent, cresciuto sulla Terra con solidi principi morali.

Trauma, vendetta e speranza
La storia prende il via quando Krypto, il fedele cane di Kara, viene avvelenato dal predone spaziale Krem (Matthias Schoenaerts). Per salvarlo, Supergirl intraprende una pericolosa missione che la porterà ad attraversare la galassia e a confrontarsi con il proprio passato, ma anche con scelte morali tutt’altro che semplici.
Durante il viaggio emerge tutta la sofferenza che la protagonista porta dentro di sé. A differenza di Superman, Kara non ha mai avuto una vera casa dopo la distruzione di Krypton e fatica a trovare uno scopo nella propria esistenza. Tuttavia, proprio aiutando la giovane Ruthye (Eve Ridley) e cercando di salvare Krypto, la kryptoniana riscopre lentamente il desiderio di proteggere gli altri.
Il finale del film vede Kara e Krypto fare ritorno sulla Terra, un mondo che decide finalmente di considerare come una possibile casa. Una scelta che apre la strada a un coinvolgimento molto più importante nelle future vicende del DCU.

Una Supergirl molto diversa da Superman
Uno degli aspetti più interessanti del film riguarda il diverso approccio morale tra Kara e Clark Kent (David Corenswet). Per gran parte della storia, Supergirl cerca di convincere Ruthye a non lasciarsi consumare dalla vendetta nei confronti di Krem, responsabile della morte della sua famiglia. Tuttavia, una volta che la ragazza decide di risparmiarlo, è proprio Kara a eliminare il criminale.
Il film suggerisce che la protagonista abbia già tolto la vita in passato e che consideri, in determinate circostanze, la morte come una conseguenza inevitabile per chi commette atrocità. Una filosofia che la distingue nettamente dal Superman del DCU, deciso a salvare ogni vita possibile.
Cresciuta nella società kryptoniana e non sulla Terra, Kara possiede una visione della giustizia molto più pragmatica. Per lei essere “buona” non significa necessariamente essere indulgente, ma essere disposta a fare qualsiasi cosa pur di proteggere gli innocenti.

Il futuro di Kara nel DC Universe
Il ritorno sulla Terra rappresenta il primo passo verso un ruolo decisamente più centrale nel franchise. Supergirl potrebbe diventare una preziosa alleata di Superman nelle prossime avventure cinematografiche, magari combattendo al suo fianco contro minacce come Lex Luthor (Nicholas Hoult) o Brainiac (Lars Eidinger).
Allo stesso tempo, il personaggio potrebbe entrare a far parte di nuovi gruppi di eroi o continuare a operare nello spazio, sfruttando l’esperienza maturata durante il suo viaggio intergalattico. La sua conoscenza del lato cosmico dell’universo DC la rende infatti una figura ideale per espandere il franchise oltre i confini della Terra.

Lobo è pronto a tornare
Tra le sorprese del film spicca anche l’introduzione di Lobo (Jason Momoa), il celebre cacciatore di taglie spaziale amatissimo dai fan dei fumetti. Il personaggio incrocia il cammino di Kara e Ruthye mentre è impegnato nella propria missione e, pur mantenendo il suo spirito anarchico, finisce per collaborare con le protagoniste contro Krem.
Il finale lascia chiaramente intendere che Lobo potrebbe diventare una presenza ricorrente nel DCU, magari comparendo in progetti più cosmici o persino affrontando gli eroi della Terra in futuro.

Un film che parla di dolore e rinascita
Al di là dell’azione e delle spettacolari sequenze ambientate nello spazio, Supergirl racconta soprattutto una storia di elaborazione del trauma. Sia Kara che Ruthye devono affrontare la perdita delle persone più care e imparare a non lasciare che il dolore definisca la propria identità. Nel corso del film, la protagonista comprende che aiutare gli altri rappresenta l’unico modo per dare un senso alla propria esistenza.
È proprio questa ritrovata consapevolezza a trasformare Supergirl da eroina in fuga dal proprio passato a futura protagonista del DC Universe. Una crescita personale che promette di avere conseguenze importanti nei prossimi capitoli della saga e che rende Kara Zor-El un personaggio molto diverso, ma altrettanto affascinante, rispetto al più celebre Uomo d’Acciaio.


