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X-Men ’97 Stagione 2, recensione dei primi quattro episodi

X-Men '97 torna in streaming su Disney+ con la seconda stagione, composta da 9 episodi, a partire dal 1° luglio.

Prima di X-Men ‘97, erano anni che i mutanti del mondo Marvel non ricevevano giustizia in formato audiovisivo. Deadpool & Wolverine sarebbe uscito solo qualche mese dopo la messa in onda della prima stagione di questa interessante serie animata, e gli ultimi progetti dell’era Fox – Dark Phoenix e New Mutants – erano alquanto dimenticabili. Non che il precedente Apocalypse facesse tanto meglio, fallendo soprattutto nel dare al villain del titolo quell’aura di minaccia titanica e “ineluttabile” – per citare il miglior supercattivo del MCU – che avrebbe dovuto avere. 

Torna Apocalisse, ma fatto meglio

Dieci anni dopo quel film, la seconda stagione di X-Men ‘97 ci riprova (e ci riesce), riportando sugli schermi En Sabah Nur, meglio noto come Apocalisse, nato nell’Antico Egitto e primo mutante in assoluto nella storia. Il cliffhanger della prima stagione aveva infatti separato il team di Charles Xavier in due gruppi, uno finito in un futuro lontanissimo – l’anno 3960, per la precisione – e l’altro proprio nell’Egitto del 3000 avanti Cristo. Le circostanze del duplice viaggio nel tempo sono poco chiare, ma l’obiettivo sembra il medesimo: fermare la nemesi più potente degli X-Men prima che costui attui il suo piano negli anni Novanta. 

Dei nove episodi previsti abbiamo visto solo i primi quattro, ma le sensazioni sono più che buone e confermano le ottime qualità dello show creato da Beau De Mayo. Il quale, nonostante il licenziamento improvviso a poche settimane dal debutto della serie a marzo 2024 (per ragioni ambigue), aveva all’epoca già completato i lavori di scrittura anche per la seconda stagione. Il che aiuta la coerenza e coesione interna alla storia, per quanto si noti un certo distacco da alcuni temi affrontati in precedenza.  

X-Men ’97. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Meno politica, più fantascienza

La prima stagione era animata da una forte componente politica, con enfasi particolare sulle difficoltà di integrazione dei mutanti nella società e sull’onnipresente razzismo che essi sono costretti a subire, fino a toccare argomenti di rilevanza attuale come massacri e genocidi di massa. Nulla di nuovo per l’universo X-Men – da sempre alter ego di culture, etnie e popolazioni emarginate e ostracizzate – eppure raccontate con intelligenza, con pathos, con la giusta gravitas. 

Qui invece, almeno per il momento, tutto ciò viene messo da parte e la serie preferisce abbracciare del tutto gli stilemi tipici della fantascienza relativa ai viaggi nel tempo. Non lavorando con i più moderni concetti di realtà parallele come Dark o Avengers: Endgame, ma piuttosto avvicinandosi idealmente ai primi due capitoli di Ritorno al futuro. Scelta che potrebbe sembrare un po’ datata, ma basta ricordare il contesto: siamo in un sequel di una serie degli anni Novanta, che vuole da un lato omaggiare l’originale e dall’altro aggiornarne l’estetica e il contenuto, mantenendo tuttavia una certa semplicità di intreccio. 

X-Men ’97. Photo courtesy of Marvel. © 2026 Marvel. All Rights Reserved.

Predestinazione e redenzione

Trattandosi poi di supereroi e fumetti, ecco che in entrambe le linee temporali si parla di predestinazione: nel futuro, Nathan/Cable, figlio di Jean Grey e Scott Summers/Ciclope, si trova al centro di una profezia secondo la quale sarebbe il predestinato a sconfiggere Apocalisse; di contro, nel passato, En Sabah Nur conosce il professor X e Magneto, che provano a metterlo sulla strada della redenzione prima che sia troppo tardi. X-Men ‘97 allora si interroga sull’inevitabilità del destino e sulla possibilità di sfuggirgli, dilemma che in qualche modo riguarda l’intera popolazione mutante. 

Per quanto ci auguriamo che, una volta tornati nel presente, il resto della stagione riprenda i discorsi sociopolitici lasciati in sospeso, X-Men ‘97 si conferma la migliore serie animata dei Marvel Studios. Colorata, dalle animazioni fluide, appassionante, ottima nel gestire un cast corale vastissimo e creativa nelle soluzioni visive. E questa volta, anche rispetto alla prima stagione, pare aver trovato un villain all’altezza. Lontano dalla versione insipida di Oscar Isaac del film del 2016, Apocalisse si rivela un personaggio profondamente umano: difettoso, arrabbiato, ambizioso e forse irredimibile, ma anche terribilmente affascinante. 

Guarda il trailer ufficiale di X-Men ’97 S2 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Alla seconda stagione, X-Men '97 si conferma la migliore serie animata dei Marvel Studios. Colorata, dalle animazioni fluide, appassionante e ottima nel gestire il vastissimo cast. Accantonate per il momento le questioni sociopolitiche, la serie diventa un racconto di predestinazione e redenzione, trovando in En Sabah Nur/Apocalisse un villain terribilmente affascinante.

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