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Ho visto la TV brillare: identità, nostalgia e paura di non diventare mai se stessi

Ho visto la TV brillare è un horror psicologico in cui il vero mostro non è nascosto nel buio, ma nel tempo che passa mentre si continua a fingere di essere qualcun altro.

Nel panorama del cinema indipendente contemporaneo, pochi film hanno generato un dibattito critico e culturale intenso quanto I Saw the TV Glow (distribuito in Italia con il titolo Ho visto la TV brillare), scritto e diretto da Jane Schoenbrun.

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2024, uscito nelle sale americane a maggio dello stesso anno (in Italia è uscito direttamente in streaming on demand, sulle principali piattaforme) e prodotto – tra gli altri – anche da Emma Stone e da suo marito Dave McCary, Ho visto la TV Brillare – un’opera ibrida a metà tra horror psicologico, racconto di formazione e allegoria esistenziale – è stato accolto con ampi consensi dalla critica (84% su Rotten Tomatoes e 86/100 su Metacritic) e si è imposto come una delle opere più originali del cinema americano recente.

Ciò che rende davvero particolare Ho visto la TV brillare (da qualche giorno presente all’interno del catalogo di Netflix Italia) è la sua natura simbolica. Il film non racconta semplicemente la storia di due adolescenti ossessionati da una serie televisiva: è piuttosto un racconto metaforico sulla costruzione dell’identità, sul potere dell’immaginario mediatico e sulla paura di vivere una vita che non ci appartiene.

Ho visto la TV brillare è un’esperienza cinematografica che usa la cultura pop televisiva per interrogare lo spettatore su identità, memoria e alienazione generazionale, confermando Schoenburn come una delle voci più interessanti del cinema indipendente degli anni 2020.

Fuga dalla realtà

Ho visto la TV brillare segue Owen (interpretato da Justice Smith), un ragazzo timido e isolato che negli anni ’90 stringe amicizia con Maddy (interpretata da Jack Haven). I due condividono una passione quasi ossessiva per una serie televisiva soprannaturale chiamata The Pink Opaque. Lo show racconta le avventure di due ragazze – Isabel e Tara – che combattono una figura malvagia chiamata Mr. Malinconia in un universo oscuro e simbolico

Guardando la serie ogni settimana, Owen e Maddy sviluppano un rapporto quasi spirituale con la serie: le immagini televisive diventano un rifugio, uno spazio dove immaginare una vita diversa dalla loro. Quando The Pink Opaque viene improvvisamente cancellata, però, la linea tra realtà e finzione inizia a dissolversi: Maddy scompare misteriosamente e Owen, ormai adulto, vive una vita piatta e alienante, perseguitato dalla sensazione che il mondo reale non sia quello autentico.

Ho visto la TV brillare procede così su un piano ambiguo: la televisione è solo una fuga dalla realtà oppure è un “involucro” che nasconde messaggi cifrati in grado di rivelare una verità più profonda?

Un’allegoria sull’identità transgender 

Sulle base di molte dichiarazioni rilasciate dalla regista, Ho visto la TV brillare è stato concepito come una metafora dell’esperienza transgender. Schoenbrun, infatti, ha descritto il film come una storia sul cosiddetto “egg cracking”, ossia il momento in cui una persona trans realizza che il genere assegnato alla nascita non corrisponde alla propria identità.

La regista – persona transfemminile e non binaria – ha anche spiegato che gli schermi e i media nel suo cinema rappresentano il modo in cui le persone possono percepire una versione di sé che ancora non riescono a vivere nella realtà. Secondo questa chiave interpretativa, il personaggio di Owen rappresenta una persona che percepisce un disagio profondo (un’inquietudine identitaria) ma che non riesce a comprenderlo né ad accettarlo, mentre Maddy, al contrario, è la figura che riconosce quella verità e tenta di “attraversarla” (attraversare il “portale” – la televisione – e appropriarsi del proprio sé autentico).

Ho visto la TV brillare diventa quindi una metafora della scelta tra due possibilità: accettare la propria identità o vivere un’intera vita reprimendola. La tragedia di Owen nasce proprio dal rifiuto o dall’incapacità di compiere quel passo. Il film suggerisce così che ignorare la propria identità conduce ad una vita sospesa, fatta di alienazione e dissociazione.

Nostalgia televisiva e cultura pop 

Un altro tema centrale di Ho visto la TV brillare è il ruolo della televisione nella formazione identitaria delle generazioni cresciute negli anni ’90 e nei primi anni 2000. La serie fittizia The Pink Opaque richiama esplicitamente la celebre Buffy l’Ammazzavampiri, con le sue protagoniste femminili, la struttura “mostro della settimana” e l’estetica gotica (nel film è addirittura presente un cameo dell’attrice Amber Benson, che nella serie creata da Joss Whedon ha interpretato il personaggio di Tara Maclay). Persino il font dei titoli di coda della serie fittizia è identico a quello della serie da cui trae ispirazione…

Scheonbrun, che ha dichiarato di aver trovato nella televisione uno spazio di elaborazione della propria identità queer durante l’adolescenza, usa questa nostalgia come strumento critico. Lo stesso film suggerisce che per molte persone queer la cultura pop – le serie tv, la musica, il fandom – abbia rappresentato uno spazio di sopravvivenza durante l’adolescenza. Nel film, dunque, la televisione non è solo un oggetto: è a tutti gli effetti un “portale simbolico” che assume un ruolo ambivalente.

La televisione è un rifugio emotivo, in quanto i due protagonisti (che vivono un profondo senso di isolamento) trovano in The Pink Opaque un linguaggio per esprimere ciò che non riescono a dire nella vita reale, ma è anche un dispositivo mitologico che permette di immaginare un’altra realtà (il mondo della serie appare più autentico della quotidianità); di conseguenza, la televisione è una metafora dell’immaginazione identitaria, che permette ai due protagonisti di immaginare versioni diverse di se stessi.

Tuttavia, la televisione rappresenta anche una sorta di trappola nostalgica che rischia di immobilizzare i personaggi nel passato. Questa tensione costante tra fuga e rivelazione è una delle chiavi interpretative più affascinanti di Ho visto la TV brillare. 

La rivelazione di Maddy e la tragedia di Owen

A metà del film avviene uno dei momenti più enigmatici. Maddy ritorna dopo anni e rivela a Owen una teoria inquietante: la loro realtà non sarebbe quella vera. Secondo lei, Owen e Maddy sono in realtà due personaggi dello show The Pink Opaque – ossia le protagoniste Isabel e Tara – intrappolati in un mondo artificiale creato dal villain Mr. Melanconia. Per tornare alla loro vera identità dovrebbero seppellirsi vivi, rompendo l’illusione della realtà.

Maddy afferma di averlo già fatto e di essere tornata nel suo vero mondo. Owen, terrorizzato, rifiuta di crederle. Questo è un momento cruciale: rappresenta, infatti, la possibilità di cambiare vita. Ma è anche il momento in cui Owen sceglie la repressione. Il finale del film è volutamente ambiguo e disturbante. Anni dopo, Owen è un adulto bloccato in un lavoro insignificante e in una vita monotona. È tormentato da attacchi d’asma e da un senso crescente di irrealtà. Durante una crisi, Owen arriva a una rivelazione: la sua malattia e il suo disagio sono il segno che qualcosa dentro di lui sta morendo.

In uno dei momenti più scioccanti del film, corre in bagno e si apre il petto per guardare dentro di sé. È come se stesse cercando la verità nascosta nel suo corpo – la prova che la realtà che vive è falsa. Il gesto suggerisce che Owen è sempre stato Isabel, una delle due protagoniste di The Pink Opaque. Ma invece di liberarsi, Owen fa qualcosa di tragico: torna alla sua routine quotidiana, chiedendo scusa alle persone attorno a lui e continuando la sua vita come se nulla fosse. Il mondo attorno non si accorge nemmeno della sua crisi.

There Is Still Time? C’è ancora tempo? 

Il finale di Ho visto la TV brillare non è un colpo di scena, bensì una metafora devastante. Owen ha capito la verità su se stesso, ma decide comunque di non affrontarla. Nel film, il mondo reale rappresenta la vita vissuta nella repressione, mentre il mondo della serie rappresenta la vera identità del protagonista. Il villain Mr. Melanconia simboleggia la depressione e la paura che impediscono il cambiamento. Ho visto la TV brillare si chiude, quindi, mostrando l’orrore di una vita passata a ignorare chi si è veramente.

C’è una frase che ritorna più volte nel film: “There Is Still Time” (“C’è ancora tempo”). Questa frase nasconde un messaggio ambiguo: da un lato suggerisce che Owen potrebbe ancora cambiare vita; dall’altro indica che il tempo per farlo sta per finire. Il vero “orrore” non è rappresentato dal soprannaturale, ma dall’idea che una persona possa rendersi conto troppo tardi di non aver mai vissuto davvero. Ho visto la TV brillare, quindi, non parla soltanto di identità di genere, ma di qualcosa di più universale: è un film sulla paura di scoprire chi siamo veramente e sul rischio di non avere il coraggio di accettarlo; sulla paura di vivere un’intera vita senza essere veramente se stessi.

Attraverso un’estetica nostalgica, un racconto enigmatico e la metafora della televisione (uno schermo che riflette desideri, paure e identità possibili), Jane Schoenbrun costruisce un racconto inquietante, malinconico e al tempo stesso tragico: la storia di un ragazzo che intravede la propria verità, ma sceglie di continuare a vivere nell’illusione. E proprio in questa scelta – così quotidiana e così umana – risiede l’aspetto più “spaventoso” del film.

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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