sabato, Novembre 27, 2021
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Buffy l’Ammazzavampiri: i 20 anni di un fenomeno generazionale

Se negli anni Novanta serie televisive come Beverly Hills 90210 e Dawson’s Creek hanno insegnato che essere giovani è difficile, Buffy l’Ammazzavampiri ha dimostrato che la vita di un teenager può diventare anche più complicata quando si è costretti a combattere vampiri e creature demoniache nel tempo libero.

A vent’anni dalla prima puntata – andata in onda negli States nel lontano marzo 1997 – e con uno statuto di cult generazionale all’attivo ormai incontestabile, è quindi del tutto lecito porsi una domanda: cosa ha determinato il successo planetario di un format che unisce adolescenti e mostri?

La storia, anzitutto. Con ritmi serrati e coinvolgenti, la struttura verticale della narrazione ha appassionato a tutto tondo lo spettatore. Se da un lato le liaisons amorose tra Buffy e Angel o tra Buffy e Spike hanno affascinato o indispettito stuoli di fan, dall’altro il campionario sempre nuovo di malvagi – che comprende maestri vampiri, sindaci demoniaci, crudeli cacciatrici, associazioni militari segrete, streghe nere, divinità e perfino il Male assoluto – hanno favorito un rinnovamento costante dell’interesse.

Parallelamente, di innegabile eleganza sono anche alcune puntate orizzontali. Riproponendo il modello del monster-of-the-week portato al successo da X-Files, il creatore Joss Whedon ha infatti ideato variazioni sul tema innovative e assolutamente apprezzabili: tra le numerose che si possono ricordare, impossibile non citare l’episodio totalmente silenzioso (s04e10 – L’urlo che uccide), l’incontro-scontro con Dracula (s05e01 – Il morso del vampiro), la toccante riflessione sulla morte (s05e16 – Il corpo freddo) e l’esilarante parentesi musical (s06e07 – La vita è un musical).

Oltre alla trama propriamente detta, anche la restituzione narrativa del racconto e la commistione di tematiche differenti si sono rivelate carte vincenti. Dramma, commedia, fantasy e teen (che, volenti o nolenti, è ormai un genere ad hoc) si intrecciano perfettamente, alternando momenti di tensione ad un rilassante umorismo.

Buffy l’Ammazzavampiri: i 20 anni di un fenomeno generazionale

Non meno importanti sono stati poi i personaggi, soprattutto quelli femminili. Buffy, interpretata da Sarah Michelle Gellar, appare infatti come una delle prime donne davvero emancipate della serialità televisiva: se negli stessi anni Scully è sempre subalterna a Mulder e Joey è più interessata a Dawson che a se stessa, Buffy risulta invece forte, indipendente e pronta a sacrificare la propria felicità per il bene comune.

Allo stesso tempo Willow, interpretata da una giovanissima Alyson Hannigan, intraprende un affascinante percorso di maturazione e auto-coscienza personale, capace di riflettere la forza e la fragilità insita nell’essere umano: la comprensione della sua sessualità e il successivo coming out l’hanno resa in quegli anni un’icona per la comunità LGBTQI, tanto da essere tutt’oggi ricordata.

Definiti a grandi linee i motivi che hanno sancito la nascita del fenomeno Buffy, un’altra domanda sorge infine spontanea: a due decadi dall’esordio, cosa resta oggi dell’universo dell’ammazzavampiri e della sua gang? Concretamente sette stagioni, di cui tre iconiche, due ottime e due in lento ma inesorabile declino; un film apocrifo uscito nel 1992 e assolutamente dimenticabile; un controverso spin-off dedicato ad Angel, il primo amore della protagonista; e un seguito a fumetti di discreto successo.

Tuttavia, la bionda cacciatrice ha lasciato molto di più: ha inaugurato nuovi modi di concepire il teen drama seriale, così come di sviluppare la fantascienza e di caratterizzare i ruoli femminili sul piccolo schermo. Buffy l’Ammazzavampiri non ha semplicemente segnato una generazione, ma ha sviluppato un nuovo modo di fare e di pensare la televisione.

Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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